Trump apre all’H200 verso la Cina (ma chiede a Nvidia un ‘pizzo’ del 25%

da | 9 Dic 2025 | Politica, IA, Tech War

Con un’accelerazione che intreccia geopolitica, tecnologia e una concezione del tutto personale del ruolo dello Stato nell’economia, il presidente Trump ha autorizzato Nvidia a esportare in Cina il suo chip H200. Trattenendo però per il governo una quota del 25%.

La decisione arriva dopo un incontro con l’amministratore delegato Jensen Huang e rappresenta un salto di qualità rispetto agli accordi precedenti: solo pochi mesi fa, infatti, Nvidia aveva accettato di riconoscere a Washington il 15% delle vendite in Cina di un chip meno performante, un compromesso pensato per allentare le tensioni commerciali tra le due potenze.

Oggi quella percentuale cresce sensibilmente, diventando la più alta mai imposta dal governo americano in un export tecnologico autorizzato. Trump lo ha sintetizzato così su Truth Social, non perdendo l’occasione di dare addosso a Biden.

“Questa politica sosterrà i posti di lavoro americani, rafforzerà la manifattura statunitense e favorirà i contribuenti americani. L’amministrazione Biden ha costretto le nostre grandi aziende a spendere MILIARDI DI DOLLARI per costruire prodotti “degradati” che nessuno voleva, un’idea terribile che ha rallentato l’innovazione e danneggiato i lavoratori americani. Quell’era è FINITA!”

La mossa di Trump, che si applicherà anche ad AMD, s’inserisce così in una linea politica che vede l’amministrazione usare i semiconduttori come asset negoziale diretto, ridimensionando le tradizionali barriere tra settore privato e governo federale.

Perché l’H200 di Nvidia conta davvero

Il chip H200 è uno dei prodotti più ambiti dell’ecosistema Nvidia: più potente dell’H20 finora autorizzato all’export, quasi sei volte più performante secondo alcune stime, ma comunque al di sotto dei Blackwell di fascia alta e dei Rubin attesi il prossimo anno.

Questo equilibrio lo rende, nella prospettiva della Casa Bianca, un compromesso utile: abbastanza avanzato da garantire competitività alle aziende statunitensi rispetto alla cinese Huawei, non così avanzato da alterare i rapporti di forza nella corsa globale all’intelligenza artificiale.

È una linea sostenuta da figure come David Sacks, zar dell’IA dell’amministrazione, e dal segretario al Commercio Howard Lutnick, mentre altri, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, spingono per una postura più rigida, temendo che l’apertura finisca per accelerare lo sviluppo tecnologico cinese.

Le divisioni interne illustrano quanto il dossier dei chip sia diventato un terreno di scontro strategico, non solo economico.

Una posta in gioco multimiliardaria

Per Nvidia, la decisione di Trump apre un mercato che vale miliardi ogni trimestre. A confermarlo era stata già la direttrice finanziaria Colette Kress, sostenendo che “se le tensioni geopolitiche dovessero attenuarsi», l’azienda potrebbe spedire da 2 a 5 miliardi di dollari in chip a trimestre” verso la Cina.

La capacità di assorbimento di quel mercato è enorme, e Huang non l’ha mai nascosta: “Non sostituirete la Cina”, ha affermato durante un evento al CSIS (Center for Strategic and International Studies), ricordando che nel Paese operano molti dei migliori ricercatori di IA al mondo.

E il quadro economico rende il tutto ancora più rilevante: nell’ultimo trimestre, Nvidia ha registrato margini lordi del 73,4% su 57 miliardi di dollari di ricavi, numeri che spiegano perché la Casa Bianca veda nei chip un’opportunità di monetizzazione diretta.

La trattativa ora approvata con l’H200, pur con un prelievo del 25%, potrebbe tradursi per l’azienda in introiti ancora più elevati di quelli derivanti dal precedente H20, mai davvero entrato in fase operativa per via del rifiuto cinese di utilizzarlo.

Tra sicurezza nazionale, pressioni industriali e contrabbando

La Cina, intanto, ha giocato su due tavoli: prima respingendo l’H20 per presunte ragioni di sicurezza (una mossa interpretata da molti analisti come una leva negoziale per ottenere un chip migliore) e ora ottenendo l’accesso all’H200 alle nuove condizioni.

La decisione non cancella però le preoccupazioni sulla sicurezza nazionale, che alcuni osservatori ritengono siano state mitigate eccessivamente in cambio di una percentuale molto elevata.

“Questa decisione… è così miope”, ha commentato Aaron Bartnick della Columbia University, convinto che l’autorizzazione possa accelerare le capacità cinesi nei semiconduttori senza che gli Stati Uniti abbiano ottenuto contropartite equivalenti.

La stessa giornata dell’annuncio è stata segnata da un vasto giro di vite del Dipartimento di Giustizia contro il contrabbando di chip Nvidia, dal quale emerge quanto fossero rigidi i controlli prima dell’allentamento.

Il contrasto tra repressione e apertura regolata ricostruisce allora un quadro frammentato, in cui la tecnologia diventa insieme leva economica, strumento diplomatico e oggetto di contesa politica interna.

Fonte: The Wall Street Journal

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