La Cina vieta i chip stranieri nei data center pubblici

by | 5 Nov 2025 | Tech War, Politica

la stretta di mano tra Donald Trump e xi jinping a busan. | foto: Xinhua/Huang Jingwen
Tempo di lettura: 3 minuti

Solo una settimana fa, a Busan, Donald Trump e il presidente della Cina, Xi Jinping, avevano annunciato al mondo quella che sembrava la prima vera tregua dopo anni di tensioni commerciali.

Il presidente degli Stati Uniti aveva definito “un successo” il summit con il suo omologo cinese, promettendo la riduzione dei dazi e un rallentamento delle restrizioni sulle terre rare. A Pechino, la notizia era stata accolta come un segnale di apertura, un possibile preludio a una nuova stagione di collaborazione economica tra le due superpotenze.

Ma il sogno di distensione è durato poco. Stando a Reuters, la Cina avrebbe infatti ordinato che tutti i nuovi data center finanziati con fondi pubblici utilizzino esclusivamente chip per l’intelligenza artificiale prodotti in patria, vietando così l’impiego di tecnologia straniera.

Le autorità avrebbero inoltre imposto ai gestori dei data center ancora in costruzione, e non oltre il 30% dello stato di avanzamento, di rimuovere eventuali chip esteri già installati e di cancellare gli ordini in corso. Una decisione che, di fatto, esclude colossi come Nvidia, AMD e Intel da uno dei mercati più ricchi del pianeta.

La risposta della Cina alla stretta americana

Per Reuters, la mossa rappresenta uno dei tentativi più decisi mai intrapresi dal governo cinese per eliminare la dipendenza da tecnologie occidentali e rafforzare la sovranità nazionale nell’ambito dei semiconduttori.

Dal 2021, i progetti di data center legati all’intelligenza artificiale hanno ricevuto oltre 100 miliardi di dollari in finanziamenti pubblici. Alcuni di essi, secondo fonti citate dall’agenzia, sono già stati sospesi prima ancora dell’avvio dei lavori, come nel caso di un centro dati in una provincia nordoccidentale che prevedeva l’impiego di GPU Nvidia.

Il provvedimento arriva in risposta alle restrizioni imposte da Washington sull’export di chip avanzati verso la Cina. Gli Stati Uniti sostengono che i semiconduttori di fascia alta possano essere utilizzati dal settore militare cinese, ma in pratica le sanzioni hanno spinto Pechino ad accelerare la corsa verso l’autosufficienza tecnologica.

Dopo il bando dei prodotti Micron nelle infrastrutture critiche e il recente invito a ridurre l’acquisto dei chip Nvidia più performanti, la direttiva sui data center completa un quadro ormai chiaro: la Cina vuole tagliare il cordone tecnologico che la lega agli Stati Uniti.

Lo slancio di Huawei, il problema dell’ecosistema

La misura apre un’enorme opportunità per i produttori cinesi di chip, da Huawei alle nuove startup che cercano spazio in un mercato sempre più chiuso.

Ma la sfida resta complessa: come sottolinea Reuters, il vero vantaggio competitivo di Nvidia non è solo nella potenza di calcolo, bensì nella solidità del suo ecosistema software, considerato lo standard di riferimento per sviluppatori e aziende di tutto il mondo. Rimpiazzare quella compatibilità, e convincere la comunità tech cinese a migrare su alternative domestiche, sarà tutt’altro che immediato.

Nel frattempo, Nvidia ha cercato di mantenere aperto il dialogo con Washington. Il suo CEO, Jensen Huang, ha più volte ribadito che mantenere la Cina dipendente dall’hardware americano sarebbe nell’interesse strategico degli Stati Uniti.

Il peso politico di questa posizione si scontra però ormai coi numeri: nel 2022 l’azienda controllava il 95% del mercato cinese dei chip AI, oggi è praticamente a zero.

La doccia fredda per Huang

Il nuovo bando arriva così a spegnere sul nascere le speranze di riapertura. Solo pochi giorni fa, interpellato da Reuters in Corea del Sud sulla possibilità di vendere in Cina i nuovi chip Blackwell, Jensen Huang aveva risposto: “Lo spero. Lo spero davvero. Ma quella è una decisione che spetta al presidente Trump”.

Oggi, quelle parole risuonano come il simbolo di un ottimismo improvvisamente incrinato.Oggi, quelle parole risuonano come il simbolo di un ottimismo improvvisamente incrinato.

Dietro le strette di mano di Busan e le dichiarazioni di successo, la realtà dei fatti è un’altra: la guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina non si è mai fermata.

Fonte: Reuters

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