Nvidia introduce la geolocalizzazione per regolare l’export delle sue GPU

da | 11 Dic 2025 | Tecnologia

Nvidia ha confermato di aver sviluppato un nuovo sistema software in grado di indicare in quale Paese stiano operando le sue GPU.

È una tecnologia che potrebbe diventare imprescindibile nel contrasto al contrabbando dei chip per l’intelligenza artificiale ma che al momento è stata dimostrata privatamente, e non ancora rilasciata.

Si basa sulle capacità di confidential computing integrate nelle GPU dell’azienda e sarà inizialmente disponibile sulla nuova generazione di chip Blackwell.

Una tecnologia che parla anche a Washington

Il nuovo software è stato progettato per permettere ai clienti di monitorare in modo più accurato la salute e l’inventario delle loro flotte di GPU, un’esigenza centrale per i grandi operatori di data center che movimentano migliaia di processori.

Il sistema utilizza la telemetria delle GPU e una misurazione del ritardo nelle comunicazioni con i server di Nvidia per fornire un’indicazione approssimativa della loro posizione, simile a quella ottenibile attraverso altri servizi distribuiti su Internet.

Nvidia ha aggiunto che il software sarà reso open source, così da consentire agli esperti di sicurezza esterni di valutarne l’implementazione.

La società ha anche ribadito l’assenza di qualsiasi meccanismo di controllo remoto: i dati inviati ai server Nvidia sono “in sola lettura”, e non esiste alcuna funzione, né interna né attivabile da remoto, che possa disabilitare una GPU.

“Non esiste alcun kill switch”, ha precisato l’azienda, rispondendo in modo diretto ai timori emersi in questi mesi, soprattutto in Cina.

Nvidia: non è solo un aggiornamento tecnico

Per capire la portata del progetto bisogna guardare oltre il perimetro tecnologico. Nvidia non può permettersi di introdurre backdoor, sistemi di controllo da remoto o blocchi geografici automatici. Sarebbe un suicidio commerciale e diplomatico in quanto darebbe ai regolatori cinesi l’argomento definitivo per bloccare o sospettare ogni suo prodotto. Allo stesso tempo, però, la Casa Bianca e un fronte bipartisan del Congresso chiedono strumenti per evitare che i chip avanzati finiscano in Paesi sottoposti a restrizioni.

Qui nasce il compromesso: una tecnologia che serve realmente agli operatori ma che produce anche un segnale verificabile sulla posizione delle GPU. In questo modo Nvidia può dire al governo USA che se un chip finisce in Cina illegalmente, la responsabilità non è sua. È possibile verificarlo e tracciarlo”. E allo stesso tempo può rassicurare Pechino affermando che Nvidia non ha alcun potere di spegnere o controllare ciò che acquistate.

Il risultato è un equilibrio sottile in un momento in cui il Dipartimento di Giustizia statunitense sta perseguendo reti di contrabbando che avrebbero tentato di far entrare in Cina oltre 160 milioni di dollari di GPU Nvidia. Il tema della tracciabilità, insomma, è un tassello della nuova diplomazia dei semiconduttori.

E Trump sblocca gli H200 per la Cina

La questione è tornata al centro del confronto internazionale questa settimana, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che consentirà l’export degli Nvidia H200 verso la Cina. La decisione ha alimentato nuovi interrogativi tra gli esperti di politica estera, scettici sulla possibilità che Pechino autorizzi l’acquisto di chip comunque soggetti al perimetro normativo americano.

Nel frattempo, il massimo regolatore cinese della cybersicurezza ha convocato nei mesi scorsi Nvidia per chiedere chiarimenti sull’eventuale presenza di backdoor nei chip, sospetto già respinto con forza dall’azienda.

Vari esperti di software confermano che è possibile implementare una verifica della posizione senza compromettere la sicurezza o l’integrità delle GPU, mantenendo intatto il controllo locale delle macchine.

In un mercato dove ogni chip è divenuto un asset geopolitico, Nvidia presenta una tecnologia che sembra amministrativa, ma che in realtà entra a pieno titolo nel nuovo equilibrio tra sicurezza nazionale, export control e potere industriale dell’intelligenza artificiale.

Fonte: Reuters

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