Stop USA all’intesa tech con il Regno Unito: cosa c’è in gioco

by | 16 Dic 2025 | Politica

Il premier UK Keir Starmer con Donald Trump. | Foto: Simon Dawson/No 10 Downing Str
Tempo di lettura: 3 minuti

Gli Stati Uniti sospendono i negoziati sull’intesa tecnologica con il Regno Unito, segnando una brusca battuta d’arresto per uno dei progetti più ambiziosi dell’agenda transatlantica.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, a Washington sarebbe cresciuta la frustrazione per la lentezza dei colloqui, tanto da spingere l’amministrazione statunitense a fermare le trattative la scorsa settimana.

Non una cancellazione formale, dunque, ma uno stop che comunque pesa, soprattutto per il valore politico e strategico attribuito fin dall’inizio all’intesa.

L’intesa simbolo dell’asse transatlantico

Il cosiddetto “technology prosperity deal” era stato annunciato a settembre, durante la visita di Stato nel Regno Unito del presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

L’obiettivo era quello di costruire un quadro stabile di cooperazione su alcune delle tecnologie più sensibili e strategiche del prossimo decennio: intelligenza artificiale, fusione nucleare e calcolo quantistico.

Trump aveva parlato di un accordo destinato a “garantire che i nostri Paesi guidino fianco a fianco la prossima grande rivoluzione tecnologica”, mentre il primo ministro britannico Keir Starmer lo aveva definito un “cambiamento generazionale” nel rapporto con Washington, capace di generare “crescita, sicurezza e opportunità” su scala nazionale.

Al centro dell’intesa c’erano programmi di ricerca avanzata abilitati dall’intelligenza artificiale, con un focus molto concreto: sviluppo di modelli e dataset per applicazioni in biotecnologia, medicina di precisione (in particolare per il cancro e le malattie rare e croniche) ed energia da fusione.

Non un generico accordo sull’innovazione, insomma, ma un tentativo di allineare ricerca pubblica, industria e priorità strategiche.

Investimenti miliardari e interessi industriali

Lo stop ai negoziati arriva in un momento in cui il Regno Unito ha già scommesso in modo massiccio sull’asse tecnologico con gli Stati Uniti.

Negli stessi mesi, Londra ha siglato accordi per circa 41 miliardi di dollari, equivalenti a circa 38 miliardi di euro, con gruppi statunitensi come Microsoft, Nvidia, Google, OpenAI e CoreWeave per rafforzare l’infrastruttura nazionale per l’intelligenza artificiale.

Un segnale chiaro della volontà britannica di posizionarsi come hub europeo dell’IA, anche nel contesto post-Brexit. Gli Stati Uniti sono il principale partner commerciale del Regno Unito, e la dimensione tecnologica è diventata una delle colonne portanti del rapporto bilaterale.

Frizioni in un rapporto solido

La reazione ufficiale britannica ha cercato di mantenere toni concilianti. Un portavoce del governo ha ribadito che il “rapporto speciale” con gli Stati Uniti resta solido e che Londra rimane impegnata a far sì che il Tech Prosperity Deal produca benefici concreti per entrambi i Paesi.

Lo stop deciso da Washington si inserisce però in una fase in cui l’allineamento transatlantico appare meno lineare su alcuni dossier di politica estera.

Nelle ultime settimane, ad esempio, il Regno Unito ha mantenuto una posizione più defilata rispetto alla linea statunitense sul Venezuela. Le due cose potrebbero essere scollegate, ma che contribuiscono comunque a delineare un rapporto fatto di convergenze strategiche e divergenze puntuali.

Anche perché l’Ucraina rappresenta un altro punto di attrito. Formalmente, Londra e Washington restano saldamente allineate nel sostegno a Kiev, sia sul piano politico sia su quello militare.

Il Regno Unito condivide però più da vicino l’impostazione europea sul tema della pace: qualsiasi accordo, secondo Londra, deve partire dal rispetto della sovranità ucraina e da garanzie di sicurezza credibili. Una linea questa che lo tiene più distante dall’idea di una “pace rapida” promossa da Trump, pur senza trasformare questa differenza in uno scontro aperto.

Uno stop che manda un segnale

In questo quadro, la sospensione dei negoziati tecnologici non sembra indicare una crisi complessiva dei rapporti tra Stati Uniti e Regno Unito, ma piuttosto l’emergere di frizioni legate ai tempi, alle priorità e alla gestione politica dei dossier più sensibili.

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Resta però il dato politico: un accordo presentato come pilastro dell’asse tecnologico transatlantico è ora in pausa, proprio mentre la competizione globale su intelligenza artificiale e tecnologie di frontiera si fa sempre più serrata.

Fonti: Financial Times, CNBC

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