La democrazia britannica ai tempi del riconoscimento facciale

by | 19 Ott 2025 | IA, Politica

Tempo di lettura: 3 minuti

In una delle strade più affollate di Londra, un uomo viene fermato mentre spinge un passeggino. Intorno, telecamere ovunque: alcune montate sui lampioni, altre sui furgoni della polizia.

Il suo volto viene scansionato, confrontato in tempo reale con un database di oltre 16.000 ricercati. In pochi minuti è in manette.

Scene come questa, che fino a pochi anni fa sarebbero sembrate distopiche, oggi fanno parte della normalità britannica. E le racconta non un tabloid ma il New York Times.

Da gennaio 2024, più di mille persone sono state arrestate o denunciate grazie al riconoscimento facciale in tempo reale: un sistema fotografa i passanti, li identifica e decide se rappresentano o meno una minaccia.

Il governo guidato da Keir Starmer ha accelerato l’adozione di tecnologie di sorveglianza per combattere criminalità, terrorismo e disinformazione, ma anche per regolare la vita online dei cittadini. E Londra è diventata il laboratorio più avanzato e più controverso della nuova “sicurezza digitale europea”.

Il governo Starmer tra sicurezza e libertà

Il Dipartimento britannico per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia ha difeso la scelta con parole chiare: “Non ci scusiamo per l’uso degli strumenti più avanzati per combattere la criminalità e proteggere i bambini online”.

Dietro questa posizione si intravede un’idea di governo che considera la tecnologia un’estensione naturale dell’autorità pubblica. Ma molti osservatori, dentro e fuori il Regno Unito, parlano di una deriva verso uno “stato di sorveglianza democratica”, dove la protezione dei cittadini coincide con la possibilità di controllarli in ogni momento.

Il Snoopers’ Charter del 2016, che diede ai servizi segreti il potere di intercettare le comunicazioni, è stato solo l’inizio. Oggi le leggi britanniche vanno oltre, imponendo alle piattaforme online di verificare l’età degli utenti e rimuovere contenuti che possano “incoraggiare l’autolesionismo o i disturbi alimentari”.

È la logica del nuovo Online Safety Act: proteggere, certo, ma a costo di entrare nella sfera privata delle persone.

Non a caso, Ryan Wain del Tony Blair Institute ha parlato di “un grande dibattito filosofico su cosa significhi libertà e cosa significhi sicurezza”. Un dibattito che nel Regno Unito è ormai tutt’altro che teorico.

Il volto visibile del controllo

Il simbolo di questa trasformazione è il riconoscimento facciale. La polizia lo definisce “uno strumento per il futuro”: a Londra è già ovunque, persino nei telefoni degli agenti, che possono attivarlo per verificare l’identità di un sospetto.

Il capo della Metropolitan Police, Mark Rowley, ha annunciato che presto le telecamere intelligenti diventeranno permanenti in alcune aree della capitale. E mentre la polizia rassicura sul basso margine d’errore, gruppi come Big Brother Watch denunciano una sorveglianza senza precedenti, potenzialmente in grado di registrare i movimenti di milioni di persone innocenti.

A chi protesta, le autorità rispondono che “chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”. Ma questa frase, da sempre la più abusata nei regimi autoritari, è oggi pronunciata anche nel cuore della democrazia britannica.

Un’Europa in bilico tra libertà e censura

Il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea ma la sua direzione politica anticipa un dibattito che a Bruxelles è più vivo che mai.

L’Europa, infatti, sta discutendo il Regulation to Prevent and Combat Child Sexual Abuse, meglio noto come Chat Control, che prevede la possibilità di scansionare messaggi privati e comunicazioni cifrate alla ricerca di materiale pedopornografico.

Il testo, ancora in discussione, ha spaccato i Paesi membri: Francia e Spagna restano favorevoli, mentre Austria, Belgio e Paesi Bassi si oppongono.

L’Italia si è inizialmente schierata con i primi, salvo poi assumere una posizione più cauta in vista del voto al Consiglio UE previsto per ottobre 2025. Ma resta il fatto che, se approvato, il Chat Control introdurrebbe per la prima volta nell’Unione un sistema di sorveglianza preventiva delle comunicazioni private.

Insomma, mentre Londra adotta il riconoscimento facciale e rafforza il controllo online, Bruxelles discute se sia accettabile che i nostri WhatsApp possano essere letti in nome della sicurezza.

In entrambi i casi, il rischio è lo stesso: un modello di governance tecnologica in cui la tutela collettiva prevale sul diritto individuale alla riservatezza.

Un confine sempre più sottile

Il Regno Unito è solo un passo più avanti lungo la strada che molti governi stanno percorrendo. Ma quel passo, l’idea che il controllo digitale possa essere compatibile con la libertà, segna una linea sottile e pericolosa.

Oggi Londra è il volto occidentale di una nuova era della sorveglianza, dove la tecnologia viene presentata come soluzione, e non come rischio. E una volta è per salvarci dal terrorismo, un’altra per combattere la pedofilia online, un’altra ancora per proteggere i minori dai pericoli della rete.

Cause nobili, senza dubbio. Ma dietro queste motivazioni alle quali non si può proprio dire di no, s’insinua sempre più forte la sensazione che la sicurezza sia diventata il paravento dietro cui nascondere un controllo pervasivo. Quello cioè dei governi che promettono protezione, ma che finiscono per osservarci da troppo vicino.

Fonte: New York Times

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