Un anno fa Larry Ellison, cofondatore e presidente di Oracle, aveva delineato uno scenario che all’epoca suonava fantascientifico: un mondo in cui cittadini e poliziotti si sarebbero comportati “al meglio” perché osservati e registrati in ogni momento.
Durante un incontro con analisti finanziari, Ellison aveva spiegato che l’intelligenza artificiale avrebbe processato flussi ininterrotti di dati provenienti da telecamere montate ovunque, dai cruscotti delle auto alle porte di casa, fino ai sistemi di videosorveglianza e alle bodycam degli agenti.
“Avremo una supervisione”, aveva dichiarato. “Ogni poliziotto sarà supervisionato in ogni momento e, se ci sarà un problema, l’IA lo segnalerà alla persona appropriata. I cittadini si comporteranno al meglio perché stiamo registrando e segnalando costantemente tutto ciò che accade”.
Quelle parole, che allora sembravano un esercizio di futurologia, oggi suonano come un’anticipazione precisa del ruolo che Oracle si prepara a giocare nel nuovo equilibrio tecnologico tra Stati Uniti e Cina.
La crescita con OpenAI e il progetto Stargate
La trasformazione di Oracle in gigante dell’infrastruttura per l’intelligenza artificiale è stata certificata all’inizio di settembre, quando l’azienda ha siglato un accordo da 300 miliardi di dollari con OpenAI per fornire potenza di calcolo, in uno dei contratti cloud più imponenti mai firmati.
Non è l’unico fronte: proprio questa settimana OpenAI ha stretto nuovi accordi con SoftBank e Oracle per la costruzione di data center nell’ambito del colossale progetto Stargate, destinato a rafforzare la capacità computazionale necessaria allo sviluppo dei modelli fondazionali.
I numeri confermano la svolta. Nella più recente call con gli analisti, Oracle ha presentato proiezioni di ricavi legate a contratti per 455 miliardi di dollari, in crescita del 359% rispetto a un anno fa.
La CEO Safra Catz ha anche rivelato che nel trimestre l’azienda ha chiuso accordi con tre diversi clienti di peso, a testimonianza della fiducia che il mercato sta riponendo nell’offerta infrastrutturale di Oracle.
L’operazione TikTok e il ruolo di Ellison
La traiettoria di Oracle mostra dunque come una visione che sembrava utopica (o distopica, a seconda dei punti di vista) stia diventando realtà concreta. Non si tratta soltanto di business: controllare TikTok significa controllarne l’algoritmo, cioè il cuore invisibile che decide cosa milioni di persone vedono ogni giorno. In mano a qualunque azienda, quell’algoritmo diventa non solo uno strumento economico ma anche culturale e politico, capace di orientare conversazioni, trend e opinioni pubbliche.
È lo stesso principio alla base della proposta di Ellison di creare un database unificato per i governi: centralizzare e rendere governabili masse enormi di dati, così da trasformarli in leva di efficienza (e controllo). Da un lato i dati pubblici, dall’altro quelli social: due facce della stessa visione che punta a superare la frammentazione per concentrare il potere dell’informazione.
È il segno che le dichiarazioni di Ellison non erano solo provocazioni ma i tasselli di un disegno più ampio in cui la sorveglianza digitale si traduce in infrastrutture concrete, dagli archivi nazionali fino all’algoritmo di TikTok. In fondo, l’aveva detto lui stesso: “I cittadini si comporteranno al meglio perché stiamo registrando e segnalando costantemente tutto ciò che accade”.


