Nel mondo della trasformazione digitale, uno dei principali ostacoli all’uso efficiente dei dati è rappresentato dai data silos, ovvero archivi separati di informazioni che non comunicano tra loro.
Questa frammentazione è particolarmente evidente nei governi e nelle grandi organizzazioni, dove i dati sanitari, fiscali, infrastrutturali e amministrativi sono gestiti da sistemi diversi, spesso incompatibili.
Per l’intelligenza artificiale, l’accesso a grandi quantità di dati ben organizzati è essenziale.
Se le informazioni sono suddivise tra diversi enti e database non interconnessi, i modelli di IA non possono sfruttarne appieno il potenziale. Di conseguenza, la qualità dei servizi pubblici digitali, dall’assistenza sanitaria alla gestione delle infrastrutture, ne risente.
La proposta di Oracle: unificare i dati nazionali
Larry Ellison, co-fondatore e presidente di Oracle, ha lanciato una proposta destinata a far discutere: consolidare tutti i dati nazionali in un unico database sicuro, accessibile dai modelli di intelligenza artificiale.
Durante il World Government Summit di Dubai, in un’intervista con l’ex primo ministro britannico Tony Blair, Ellison ha definito questa integrazione come “l’anello mancante” per permettere ai governi di sfruttare appieno le potenzialità dell’IA.
Secondo il numero uno di Oracle, la frammentazione delle informazioni su salute, agricoltura, infrastrutture, appalti e confini nazionali rappresenta un freno all’innovazione.
Unificare questi dati, invece, permetterebbe di ridurre i costi e migliorare l’efficienza dei servizi pubblici, in particolare nel settore sanitario. Paesi come il Regno Unito e gli Emirati Arabi Uniti, ha sottolineato, potrebbero ottenere enormi vantaggi adottando questo approccio.
Larry Ellison: il nostro è un governo “primitivo”
Ellison ha poi criticato l’attuale infrastruttura digitale del governo statunitense, definendola “primitiva” e inadeguata a individuare sprechi e frodi.
E si è quindi prodotto in un endorsement al team di Elon Musk al Department of Government Efficiency (DOGE), impegnato a combattere le frodi nei sistemi pubblici. “Possiamo fornire servizi di alta qualità, far risparmiare al governo enormi quantità di denaro, le nostre popolazioni saranno più sane e il governo spenderà meno per risultati migliori”, ha dichiarato.
Oracle, va ricordato, è attivamente impegnata nel settore dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture cloud, competendo con giganti come Microsoft e Amazon.
E di recente ha avviato una collaborazione con OpenAI e SoftBank per sviluppare Stargate, un’iniziativa per espandere l’infrastruttura di IA negli Stati Uniti, annunciata il giorno dopo l’insediamento di Donald Trump.
Le incognite: sicurezza, privacy e governance
L’idea di superare i data silos è ampiamente condivisa tra esperti e amministratori ma la proposta di Ellison pone interrogativi non di poco conto.
Se è vero che un database centralizzato potrebbe migliorare l’efficienza e ridurre gli sprechi, resta da chiarire chi avrebbe il controllo su queste informazioni sensibili.
Un’infrastruttura di questo tipo sarebbe poi un obiettivo ad alto rischio per cyber attacchi, data la mole di dati critici che gestirebbe. Inoltre, c’è da capire se Ellison parli in generale o stia tirando acqua al proprio mulino.
In tal caso, un database nazionale affidato a un’azienda privata solleverebbe questioni di sovranità digitale: i governi sarebbero disposti a dipendere da una piattaforma sviluppata da Oracle?
Da ultimo, c’è il tema della privacy dei cittadini. Un sistema che accentra informazioni su salute, finanze e movimenti delle persone rischia di trasformarsi in uno strumento di sorveglianza senza precedenti.
La centralizzazione dei dati può dunque essere un’arma a doppio taglio: può rendere i servizi pubblici più efficienti ma anche amplificare i rischi in caso di abusi o violazioni.
L’idea di Ellison è ambiziosa e potrebbe ridefinire il futuro della governance digitale. Ma prima che diventi realtà, occorrerà trovare un equilibrio tra innovazione, sicurezza e diritti fondamentali.


