Per anni Larry Ellison e la sua Oracle sono stati percepiti soprattutto come un gigante del software aziendale e dei database, lontani dall’immagine scintillante dei big della Silicon Valley.
Ma l’intelligenza artificiale ha cambiato completamente lo scenario e ieri le azioni della società sono esplose del 43% in una sola giornata, il balzo più ampio dal 1992, spingendo il valore di mercato verso quota mille miliardi di dollari.
Il risultato colloca Oracle accanto ai nomi più forti della tecnologia mondiale e, inevitabilmente, rilancia anche la figura del suo fondatore, ormai in piena corsa con Elon Musk per il titolo di uomo più ricco del pianeta.
Il boom del cloud per l’intelligenza artificiale
L’impennata in Borsa non è un fuoco di paglia ma la conseguenza diretta di quattro contratti da miliardi di dollari firmati dall’azienda in pochi giorni.
Oracle è infatti riuscita a posizionarsi come uno dei fornitori cruciali di infrastrutture cloud per l’IA, in un mercato in cui i grandi protagonisti come OpenAI e xAI stanno bruciando capitali per assicurarsi potenza di calcolo.
La richiesta è enorme: addestrare modelli sempre più complessi significa disporre di server farm colossali, schede grafiche di ultima generazione e sistemi di gestione in grado di garantire continuità operativa. Safra Catz, amministratrice delegata di Oracle, lo ha detto senza mezzi termini: «Nei prossimi mesi ci aspettiamo di acquisire diversi altri clienti da miliardi di dollari».
Per gli investitori, questo si traduce in un flusso di ricavi praticamente garantito per gli anni a venire, un orizzonte che giustifica l’ottimismo e spinge il titolo verso livelli mai toccati.
L’ascesa personale di Larry Ellison
La fortuna di Larry Ellison è legata a doppio filo alle sorti della sua creatura. Con il 41% del capitale in mano, l’ottantunenne imprenditore ha visto crescere il proprio patrimonio di oltre 100 miliardi di dollari in pochi giorni, arrivando a sfiorare i 400 miliardi complessivi.
Un balzo che secondo Reuters lo porta a insidiare da vicino Elon Musk, finora padrone incontrastato della classifica dei più ricchi. Mentre secondo il Washington Post, il sorpasso sarebbe già avvenuto.
Non è un dettaglio secondario che Oracle fornisca infrastrutture cloud anche a xAI, la startup di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Musk. Anzi, è un intreccio che rende ancora più affascinante la rivalità: Ellison e Musk da alleati si ritrovano adesso anche in competizione, non solo sul piano imprenditoriale ma persino su quello personale.
Le partnership strategiche e il progetto Stargate
Se Microsoft, Amazon e Google continuano a dominare il mercato del cloud con una quota combinata del 65%, Oracle si è ritagliata un ruolo sempre più rilevante grazie a una strategia meno appariscente ma molto concreta.
La società ha infatti stretto accordi con gli stessi colossi (Amazon, Alphabet e Microsoft), per consentire ai loro clienti di utilizzare i servizi Oracle Cloud Infrastructure (OCI) in parallelo a quelli nativi. Il risultato è stato un aumento dei ricavi di oltre sedici volte nel solo primo trimestre, una crescita che non può più essere ignorata.
Il vero colpo, però, arriva dal coinvolgimento nel progetto Stargate, la mega-infrastruttura ideata da SoftBank e OpenAI che dovrebbe canalizzare circa 500 miliardi di dollari di investimenti.
Oracle si trova così al centro di uno dei più ambiziosi piani globali per costruire il futuro dell’IA, garantendosi un ruolo di primo piano nella filiera tecnologica che nei prossimi anni sarà decisiva per ridefinire gli equilibri del settore.
«Quello che conta”, spiega Ben Reitzes, analista di Melius Research, “è che questa cifra ora include i contributi dal progetto Stargate e da altri due grandi player dell’IA, il che significa che i ricavi oltre il 2026 cresceranno molto di più».
Un nuovo equilibrio nella Silicon Valley
L’effetto Oracle non si è limitato alla sua capitalizzazione. L’annuncio dei risultati ha avuto un impatto positivo su tutta la catena di fornitori: Nvidia, Broadcom e AMD hanno beneficiato del rally, confermando ancora una volta che la partita dell’intelligenza artificiale è soprattutto una questione di hardware e infrastrutture.
Ma la vera sorpresa è che a dettare il ritmo, questa volta, non è stato uno dei soliti “Magnifici Sette”, bensì un attore storico che molti davano per appannato.
La rinascita di Oracle non è allora soltanto una storia finanziaria: è la dimostrazione di come la rivoluzione dell’IA stia ridisegnando la gerarchia dei colossi tech. E con un occhio alle alleanze e un altro alle rivalità personali, Larry Ellison si sta ritrovando protagonista di una nuova stagione, alla sua veneranda età.


