Dopo le tensioni con Apple, il Regno Unito finisce nuovamente al centro di dibattiti sui diritti digitali con l’Online Safety Act.
A inizio 2025, lo ricordiamo, Downing Street ha richiesto ufficialmente alla casa di Cupertino di disattivare la funzione di cifratura end-to-end su iCloud nel Regno Unito, così da permettere alle autorità di leggere anche i contenuti criptati, in caso di indagini.
Apple ha rifiutato, ritirato il servizio per gli utenti UK, e oggi è coinvolta in una battaglia legale presso l’Investigatory Powers Tribunal. Una mossa che ha fatto gridare all’invasione della privacy e ha riacceso il dibattito sul ruolo delle big tech nei confronti dei governi.
Arriva l’Online Safety Act
In questi giorni è entrata in vigore un’altra misura voluta da Starmer, l’Online Safety Act, la legge britannica sulla sicurezza digitale che rischia di trasformarsi in una forma di censura sistematica.
Nata con lo scopo dichiarato di proteggere i minori da contenuti dannosi (come pornografia, incitamenti all’autolesionismo o alla violenza), la legge è ora al centro di un caso che ne mostra i suoi limiti, se non i suoi abusi.
Una quota rilevante degli utenti britannici (fino al 37% su X e al 59% su Reddit), accede ai contenuti senza effettuare il login, dunque senza verifica dell’età.
E secondo un’inchiesta della BBC, le piattaforme stanno oscurando contenuti anche di pubblico interesse, impedendone la visione a coloro che non hanno completato la verifica dell’età. Il risultato? Post su Gaza e Ucraina, dibattiti parlamentari, perfino video didattici o informativi stanno venendo filtrati in modo indiscriminato.
Un caso emblematico riguarda un video da Gaza che mostra un uomo tra le macerie alla ricerca dei familiari uccisi. Nessuna immagine cruda, nessuna scena violenta, eppure il contenuto è stato bloccato da X “fino a quando non stimiamo la tua età”. Lo stesso trattamento è stato riservato a filmati che documentano la guerra in Ucraina, come la distruzione in volo di un drone Shahed.
Reddit, dal canto suo, ha imposto verifiche dell’età per accedere a community come r/UkraineConflict o gruppi che discutono il conflitto Israele-Gaza. Ma a far discutere è soprattutto il blocco di video ufficiali del Parlamento: un intervento della deputata conservatrice Katie Lam, che denunciava lo stupro di una minorenne da parte di una gang, è stato oscurato su X pur essendo liberamente visibile sul sito istituzionale di Westminster.
Eccesso di zelo
Per molti osservatori, si tratta di un caso di “overblocking” che rischia di compromettere il diritto all’informazione. Secondo Sandra Wachter, docente all’Oxford Internet Institute, “la legge non dovrebbe essere usata per sopprimere fatti di pubblico interesse, anche se scomodi”.
E Sonia Livingstone della LSE ha aggiunto che “le aziende tech stanno ancora cercando un equilibrio tra protezione dei minori e libertà di parola, ma finora sembrano sbilanciate verso la censura”.
Il punto, però, non riguarda solo le scelte delle piattaforme. È lo stesso impianto normativo del governo Starmer ad avere un’impronta marcatamente aggressiva.
Le autorità governative possono infatti imporre sanzioni fino a 18 milioni di sterline o al 10% del fatturato globale alle piattaforme che non rimuovono contenuti dannosi. E Ofcom, l’autorità incaricata di far rispettare la legge, ha oggi poteri vastissimi che potrebbero teoricamente estendersi anche alla moderazione dei contenuti di carattere politico.
Il Dipartimento per la Scienza, l’Innovazione e la Tecnologia ha assicurato che la norma “non deve censurare il dibattito politico”, i fatti però raccontano una realtà più opaca.
Gli altri nodi di Starmer
Non è la prima volta che il governo Starmer viene accusato di eccessi sul fronte dei diritti civili. Dopo le rivolte anti-immigrazione del 2024, il Regno Unito ha creato un’unità speciale di polizia per monitorare i post contro i migranti, e ha avviato procedimenti penali contro cittadini accusati di “istigazione all’odio” online.
Il sistema di welfare è stato reso più severo, con nuove restrizioni all’accesso dei sussidi. E i poteri di sorveglianza digitale sono stati rafforzati attraverso richieste dirette ai colossi tecnologici. Una somma di provvedimenti che ha spinto analisti come George Monbiot a parlare apertamente di “apparato repressivo pronto per l’estrema destra”.
In teoria, la legge sulla sicurezza digitale dovrebbe proteggere. In pratica, oggi censura. E mentre le piattaforme applicano filtri sempre più estesi per non cadere in fallo, i cittadini britannici scoprono che oggi basta non avere un’età verificata per vedere internet come se si fosse tornati bambini.


