Chat Control, l’Europa al bivio tra sicurezza e privacy

by | 14 Set 2025 | IA

illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

Se ne sta parlando molto in questi giorni ma a Bruxelles si discute da oltre due anni di un regolamento che potrebbe cambiare per sempre il modo in cui comunichiamo online.

È il cosiddetto Chat Control, nato con un nome ufficiale molto più tecnico (Regulation to Prevent and Combat Child Sexual Abuse) ma passato al dibattito pubblico con un’etichetta che suona molto più inquietante: il controllo delle chat.

La proposta è stata messa sul tavolo nel maggio 2022 dall’allora commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare gli strumenti per combattere gli abusi sessuali sui minori, compreso il materiale pedopornografico che continua a circolare sulle piattaforme digitali.

Un tema che nessuno vuole sottovalutare, e che spiega perché il progetto non sia stato semplicemente accantonato. Ma il modo scelto per affrontarlo rischia di introdurre una forma di sorveglianza mai vista prima nell’Unione Europea, e questo spiega le resistenze crescenti.

La tecnologia al centro del conflitto

Il cuore della proposta è semplice e sinistramente simile a quanto ha provato a fare il governo inglese con Apple. Ossia obbligare i provider di messaggistica e i servizi online a verificare immagini, video e link che passano sui loro sistemi per identificare contenuti sospetti. Non solo materiale già noto, riconoscibile tramite hash, ma anche quello potenzialmente nuovo, con sistemi di intelligenza artificiale.

Per riuscirci, però, la scansione deve avvenire prima della crittografia end-to-end, direttamente sui dispositivi degli utenti: è la logica del client-side scanning. Ed è qui che si apre il conflitto. La crittografia end-to-end è infatti considerata una delle più solide garanzie di privacy oggi disponibili. Se i messaggi possono essere analizzati prima di essere cifrati, significa che la protezione assoluta promessa da WhatsApp, Signal o iMessage verrebbe intaccata alla radice.

Non solo: qualsiasi porta di accesso aperta per la scansione potrebbe trasformarsi in una vulnerabilità sfruttabile da hacker o governi autoritari. Da qui la denuncia di molte organizzazioni per i diritti digitali, secondo cui il regolamento minaccia di compromettere la sicurezza di tutti in nome di una sorveglianza preventiva.

La spaccatura politica tra gli stati membri

Sul piano politico, la partita resta aperta. A settembre 2025 almeno quindici Stati membri dell’Unione (tra cui l’Italia, con però alcune riserve su come vengano gestiti alcuni aspetti tecnici), sostengono il regolamento così com’è. Sei (Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Paesi Bassi e Polonia) si sono schierati contro. Un gruppo ulteriore di sei Paesi, tra cui la Germania, non ha ancora preso una decisione definitiva.

Ed è proprio Berlino a rappresentare il vero ago della bilancia: se scegliesse di opporsi, la maggioranza qualificata necessaria al Consiglio europeo verrebbe meno, bloccando l’intero processo legislativo.

Nel frattempo, le presidenze di turno del Consiglio cercano di trovare un compromesso ma le posizioni restano distanti. Alcune bozze parlano di limitare la scansione solo a determinati contenuti, altre di escludere esplicitamente comunicazioni governative o militari.

Ma la sostanza cambia poco: il cuore del meccanismo rimane la scansione preventiva delle chat ed è questo che alimenta le critiche più dure.

Chat Control e il futuro della privacy digitale in Europa

Lo scenario che si apre nei prossimi mesi è dunque duplice. Se il regolamento passerà nella sua forma attuale, già da questo ottobre potremmo trovarci con un’Europa in cui ogni messaggio viene analizzato da algoritmi prima di essere cifrato, con la promessa di proteggere i minori ma anche con il rischio di trasformare ogni cittadino in un potenziale sorvegliato.

È facile immaginare che in quel caso partirebbero ricorsi alla Corte di giustizia dell’Unione europea e alla Corte europea dei diritti dell’uomo, perché la questione tocca diritti fondamentali come la libertà di comunicazione e la protezione della privacy.

Se invece la Germania o altri indecisi si uniranno al fronte del no, il regolamento rischia di arenarsi, costringendo Bruxelles a ripensare da capo il proprio approccio.

In ogni caso, il dibattito su Chat Control non è una disputa tecnica: è un test politico e culturale che misura quanto siamo disposti a sacrificare della nostra libertà digitale in nome della (presunta?) sicurezza.

Un equilibrio difficile, che rivela quanto la sfida dell’Europa non sia solo combattere il crimine online ma farlo senza rinunciare a quei valori che la definiscono. E che sempre più spesso vediamo messi in discussione.

POTREBBE INTERESSARTI

IA umanità Coxon

Già, ma come potrebbe davvero l’IA ucciderci tutti?

La denuncia di Coxon nei giorni scorsi ha fatto scalpore, ma come potrebbe concretizzarsi realmente il suo scenario apocalittico? Risposta: attenzione alle...
Anthropic

Anthropic accusa: Russia e Cina hanno usato Claude per cyberattacchi e distillazione

Il rapporto descrive attacchi informatici gestiti in larga parte dall’IA. E accusa Alibaba, DeepSeek, Moonshot e Xiaomi di aver cercato di replicare le capacità...
OpenAI matematica

OpenAI dice di aver risolto un Problema del Millennio della matematica

OpenAI ha impiegato fino a 10.000 agenti IA coordinati dai suoi ricercatori per risolvere il problema di Navier-Stokes in 88 ore. E adesso?

Anthropic Mythos

Ricercatore di Anthropic si dimette: “L’IA potrebbe ucciderci tutti”

Jacob Coxon, ex OpenAI, lascia il laboratorio di Amodei e accusa i laboratori di correre verso sistemi sovrumani senza sapere come controllarli. Un collega gli dà...
OpenAI ChatGPT

Il Pentagono avrebbe chiesto a OpenAI un’IA che non dica (quasi) mai di no

Un documento ottenuto da The Intercept parla di modelli con “tassi minimi di rifiuto”. OpenAI sostiene di aver respinto la clausola, mentre il Pentagono...
Arthur Mensch Mistral

Mistral raccoglie 3 miliardi. Ma l’IA americana gioca un’altra partita

Tre miliardi sembrano tanti finché non si guarda agli Stati Uniti. Mistral sceglie così una strategia più mirata, tra industria, cloud e modelli cinesi.

Trump USA Xi Jinping Cina data center

Non volete i data center? Per Trump, fate un favore alla Cina

Bollette, acqua e nuovi impianti alimentano le proteste locali. La destra americana, a braccetto con la Silicon Valley, risponde chiamando in causa Pechino e la...

Per JD Vance l’IA è “satanica”. Ma non rallenta sui data center

Il vicepresidente americano teme che i chatbot possano isolare e manipolare le persone. Ma rifiuta di rallentare la corsa tecnologica statunitense contro la Cina.

Zuckerberg Meta Connect

Meta sconta l’IA del 95% se può addestrarla sui vostri dati

Con Muse Spark, prompt e risposte diventano una moneta di scambio: chi accetta di condividerli con Meta, paga molto meno per usare il modello.

cani guida robot (1)

La Cina prova a sostituire i cani guida con i robot

Oltre 17 milioni di persone hanno disabilità visive, ma nel Paese sono disponibili appena circa 400 cani guida. Xiaoyuan prova a colmare quel vuoto.

Share This