Donald Trump ha puntato il dito contro Microsoft, chiedendo pubblicamente il licenziamento di Lisa Monaco, presidente per gli affari globali del colosso di Redmond. Con parole nette, il presidente ha affermato: “È mia opinione che Microsoft debba immediatamente terminare il rapporto di lavoro con Lisa Monaco”.
Il suo attacco si inserisce in un copione già visto in queste settimane: una campagna di epurazioni che non risparmia chiunque abbia avuto un ruolo di primo piano nell’amministrazione Biden.
Il passato sotto Biden
Lisa Monaco non è una figura qualsiasi. Ex vice procuratore generale degli Stati Uniti sotto Joe Biden, era stata accusata da Trump di avere sfruttato quella posizione per promuovere indagini sul suo conto. Un conflitto di lunga data, che lo ha portato a revocarle le autorizzazioni di sicurezza e l’accesso alle informazioni classificate.
Secondo il presidente, il suo incarico in Microsoft le darebbe “accesso a informazioni altamente sensibili”, rendendola “una minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, soprattutto “alla luce dei grandi contratti che Microsoft ha con il governo statunitense”. E a buon intenditore poche parole, vien da dire…
La scelta di colpire Monaco va oltre la persona e mostra un disegno politico: delegittimare ex funzionari dell’apparato giudiziario e di intelligence, oggi transitati nel settore privato, accusandoli di mantenere un’influenza indebita su questioni di Stato.
Monaco mette Microsoft nel mirino di Trump
Che Trump abbia scelto di scagliarsi contro Microsoft non è casuale. Il gruppo guidato da Satya Nadella è uno dei principali partner tecnologici del governo federale, con commesse che spaziano dal cloud alla difesa.
In questo scenario, il sospetto di una potenziale “commistione” tra un’ex figura dell’amministrazione Biden e un colosso strategico della Silicon Valley diventa un argomento politico di peso.
A ciò va probabilmente aggiunta la decisione di Microsoft di tagliare i servizi alla Difesa israeliana dopo le accuse di sorveglianza a Gaza. Visto il supporto dell’attuale amministrazione a Netanyahu, potrebbe non essere un caso che l’affondo contro la Monaco arrivi l’indomani della decisione di Brad Smith.
Ma al di là delle suggestioni personali di chi scrive, è incontrovertibile che Trump ha dimostrato più volte di non voler distinguere tra pubblico e privato quando si tratta dei suoi avversari: un ex funzionario giudicato ostile e oggi attivo in un’azienda strategica è per lui un rischio, e come tale deve essere neutralizzato.
La resa dei conti continua
L’uscita contro Lisa Monaco arriva a poche ore da un’altra mossa clamorosa: l’incriminazione dell’ex direttore dell’FBI James Comey da parte del Dipartimento di Giustizia. Un segnale che il secondo mandato di Trump è diventato il terreno di una resa dei conti senza precedenti, con l’obiettivo di colpire e isolare chiunque abbia ostacolato il suo percorso politico e personale.
La cadenza quasi quotidiana di questi interventi mostra una strategia coerente: rimuovere figure di controllo, neutralizzare potenziali oppositori e consolidare il potere presidenziale anche fuori dai confini delle istituzioni governative.
Il caso Monaco si inserisce in un quadro più ampio di “purge politics” che sta segnando il secondo mandato. A gennaio Trump ha licenziato in blocco 17 ispettori generali di agenzie federali, rompendo un meccanismo di vigilanza indipendente che esiste da decenni.
Nei mesi successivi, i tagli hanno toccato anche il Dipartimento di Giustizia, con la rimozione di funzionari di carriera accusati di ostilità politica, e il Pentagono, dove il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha allontanato alti ufficiali dell’intelligence militare. Nemmeno il National Security Council è stato risparmiato, con la cacciata di più consiglieri chiave sotto la pressione della destra più radicale.
La battaglia personale di Trump contro Lisa Monaco è quindi soltanto un tassello di un mosaico molto più ampio: quello cioè di un presidente che non si limita a governare ma che sta ridisegnando la mappa del potere negli Stati Uniti, a colpi di epurazioni eccellenti che travalicano la linea tra pubblico e privato, tra politica e business.


