Trump, stretta sui ‘visti tech’ H-1B: 100.000 dollari l’anno per ogni lavoratore straniero

by | 21 Set 2025 | Politica, Tech War

Tempo di lettura: 3 minuti

Si chiamano visti H-1B e sono lo strumento con cui le aziende statunitensi possono assumere temporaneamente lavoratori stranieri altamente qualificati in campi specializzati come scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

Ogni anno ne vengono concessi 65.000, più altri 20.000 riservati a chi possiede titoli di studio avanzati, con una durata che va dai tre ai sei anni. E per decenni sono stati la porta d’ingresso negli Stati Uniti per milioni di professionisti, in particolare provenienti da India e Cina, contribuendo in modo decisivo alla crescita della Silicon Valley.

Ora però Donald Trump ha deciso di imporre un prezzo record: 100.000 dollari all’anno per ciascun visto.

La stretta di Trump sull’immigrazione

Il nuovo provvedimento rappresenta l’ultimo capitolo della linea dura che Trump ha scelto in materia di immigrazione, già rafforzata dall’inizio del suo secondo mandato.

La tassa, ancora in attesa di una definizione operativa, è stata annunciata come parte di un ordine esecutivo che punta a ridurre la dipendenza delle aziende americane dai lavoratori stranieri.

“Se devi formare qualcuno, formerai uno dei neolaureati delle grandi università del nostro Paese. Formate gli americani. Smettete di portare qui persone per rubarci i posti di lavoro”, ha dichiarato il Segretario al Commercio Howard Lutnick, sintetizzando l’approccio politico dell’amministrazione.

Il fronte delle Big Tech

La reazione del mondo tecnologico non si è fatta attendere. Microsoft, Amazon e JPMorgan hanno subito messo in guardia i propri dipendenti, chiedendo di limitare gli spostamenti internazionali in attesa di chiarimenti ufficiali.

Il timore è che la nuova tassa trasformi un meccanismo già complesso e costoso in un ostacolo insormontabile per il reclutamento di talenti. E per colossi con migliaia di visti approvati ogni anno, il conto potrebbe ammontare a miliardi di dollari.

Ma a soffrire di più sarebbero le startup e le imprese medie, che spesso si reggono proprio sulla capacità di attrarre cervelli globali per competere sul mercato.

Gli analisti hanno avvertito che un simile balzello potrebbe avere conseguenze di lungo periodo. Secondo Jeremy Goldman, analista di eMarketer, “nel breve termine Washington potrebbe incassare un gettito straordinario; nel lungo termine, però, rischia di tassare via il proprio vantaggio innovativo, scambiando il dinamismo con un protezionismo miope”.

L’argomento è centrale: limitare l’ingresso dei migliori talenti globali potrebbe ridurre la capacità degli Stati Uniti di mantenere la leadership nella corsa all’intelligenza artificiale, soprattutto contro la Cina, che negli ultimi anni ha accelerato i suoi investimenti strategici.

Sostenitori e critici del programma H-1B

Il dibattito sugli H-1B è tutt’altro che nuovo. Molti lavoratori americani del settore tech ritengono che le aziende abbiano usato il programma per comprimere i salari e ridurre le opportunità per i cittadini statunitensi.

I sostenitori, tra cui proprio Elon Musk, che in passato ha avuto un H-1B prima di diventare cittadino americano, ribattono invece che senza l’arrivo costante di professionisti dall’estero la Silicon Valley non sarebbe mai diventata ciò che è oggi.

Musk ha sottolineato che “portare negli Stati Uniti lavoratori altamente qualificati è essenziale per mantenere le imprese competitive e colmare i gap di competenze”.

Numeri e geografia del programma

I dati raccontano quanto sia rilevante il programma H-1B negli Stati Uniti. Tra il 2000 e il 2019 il numero di lavoratori stranieri in ambito STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) è più che raddoppiato negli Stati Uniti, raggiungendo quota 2,5 milioni, mentre l’occupazione complessiva nello stesso settore è cresciuta del 44,5%.

Nel 2024 l’India ha rappresentato il 71% delle approvazioni dei visti H-1B, seguita dalla Cina con l’11,7%. Solo nella prima metà del 2025 Amazon e la sua divisione cloud AWS hanno ottenuto oltre 12.000 approvazioni, mentre Microsoft e Meta ne hanno ricevute più di 5.000 ciascuna.

È la dimostrazione che il programma non è marginale ma costituisce uno degli ingranaggi fondamentali dell’ecosistema tecnologico americano.

Il rischio di scoraggiare i talenti globali

Secondo Deedy Das, partner della società di venture capital Menlo Ventures, la nuova tassa “crea un disincentivo ad attrarre i cervelli più brillanti del mondo negli Stati Uniti”.

Se l’America smettesse di essere la destinazione naturale dei migliori ingegneri, matematici e sviluppatori, verrebbe meno uno dei fattori che per decenni hanno alimentato la sua capacità di innovare e crescere.

In un mercato globale sempre più competitivo, il rischio è che altre nazioni colgano l’occasione per accogliere quei talenti respinti da Washington.

Arriva la Gold Card

Parallelamente alla stretta sugli H-1B, Trump ha firmato anche un ordine esecutivo per introdurre la cosiddetta “gold card”, ossia una residenza permanente concessa a chi può permettersi di pagare un milione di dollari.

È un segnale che conferma come l’approccio dell’amministrazione non sia contro l’immigrazione in senso assoluto, ma piuttosto orientato a favorire chi dispone di risorse economiche.

Si tratta di un messaggio che non passa inosservato, soprattutto per India e Cina, principali bacini dei lavoratori H-1B, e che rischia di aprire un nuovo fronte nelle relazioni diplomatiche e commerciali con Washington.

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