I nuovi chip per l’intelligenza artificiale di Huawei Technologies contengono alcune delle tecnologie di semiconduttori più protette al mondo.
Secondo un’indagine condotta da TechInsights, società canadese specializzata in smontaggi e analisi di prodotto, i chip Ascend 910B di Huawei includerebbero circuiti fondamentali prodotti da Taiwan Semiconductor Manufacturing Co., meglio conosciuta come TSMC.
Il chip AI Ascend 910B di Huawei rappresenta una delle alternative più avanzate realizzate in Cina per contrastare l’impatto del divieto imposto sugli acquisti di chip di fascia alta Nvidia, ancora inaccessibili al mercato cinese.
Parte di questa tecnologia proviene proprio da TSMC, il principale produttore mondiale di chip a contratto, un colosso con una capitalizzazione di mercato di circa mille miliardi di dollari, superiore a quella di colossi come Tesla e Walmart.
Un’industria sotto pressione
Le normative statunitensi mirano a rallentare l’evoluzione dell’intelligenza artificiale in Cina, considerato un ambito strategico con implicazioni per la sicurezza nazionale e con possibili applicazioni militari.
La Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio ha ribadito il proprio impegno a vigilare sul rispetto delle normative per impedire l’accesso della Cina ai chip avanzati e, in seguito a recenti rapporti su possibili violazioni, ha garantito che le indagini continueranno.
Nonostante le sanzioni imposte dal settembre 2020, Huawei ha ottenuto un importante supporto statale, e si è affermata come campione tecnologico della Cina, ricoprendo un ruolo chiave nelle ambizioni del paese in ambito AI.
Tuttavia, il collegamento tra i circuiti TSMC e i chip AI di Huawei solleva nuove domande sulle modalità con cui l’azienda sia riuscita ad accedere a componenti vietati.
Una prima indagine interna di TSMC suggerisce che la tecnologia potrebbe essere passata attraverso Sophgo, una compagnia cinese di semiconduttori, benché non si escludano altre vie.
Un’ipotesi meno probabile è che i circuiti siano stati accumulati da Huawei prima dell’imposizione delle sanzioni.
TSMC e il mercato grigio: l’ anello debole nella catena?
Mentre TSMC ragiona sull’accaduto, alcuni analisti suggeriscono che i circuiti acquistati da Sophgo potrebbero essere finiti nel cosiddetto mercato grigio, dove spesso si scaricano le eccedenze di inventario e i prodotti che non sono destinati alla vendita diretta.
Il colosso taiwanese ha reagito cancellando gli ordini sospetti di Sophgo e notificando la situazione alle autorità di regolamentazione statunitensi.
Sophgo a sua volta ha negato legami commerciali con Huawei e ha presentato un rapporto investigativo a TSMC per dimostrare la propria estraneità.
Il futuro delle sanzioni e la strategia americana per contenere la Cina
Il coinvolgimento di TechInsights aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda. Fondata nel 1989, l’azienda canadese si occupa di analisi e smontaggio di semiconduttori, fornendo dati a oltre 650 società del settore e 100.000 utenti.
I suoi rapporti hanno attirato l’attenzione delle autorità statunitensi e un suo studio sul chip Ascend 910B confermato il collegamento con TSMC, attirando nuovi interrogativi sul funzionamento dei meccanismi di sorveglianza.
Già l’anno scorso, un altro chip Huawei analizzato da TechInsights aveva allertato il Dipartimento del Commercio. La Segretaria al Commercio, Gina Raimondo, ha dichiarato che i controlli statunitensi avevano limitato le prestazioni dei chip di Huawei, rendendoli “nettamente inferiori” alle alternative più avanzate.
Il caso dell’Ascend 910B evidenzia però la capacità di adattamento della Cina, che potrebbe riuscire a eludere le restrizioni e a mantenere viva la propria competitività tecnologica.
Questa vicenda riflette la complessità di isolare la Cina dai semiconduttori avanzati e solleva nuove sfide per le politiche di contenimento, a conferma del ruolo critico di attori chiave come TSMC in un settore dominato da stretti legami industriali e da un’economia di mercato globalizzata.


