Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Cina hanno assunto una nuova dimensione nel campo dell’alta tecnologia, con particolare focus sui semiconduttori avanzati. Nell’ultimo biennio, l’amministrazione Biden ha implementato una serie di restrizioni sempre più severe sulle esportazioni di chip all’avanguardia verso la Cina, scatenando preoccupazioni e dibattiti sia nel settore tecnologico che in quello diplomatico.
Queste misure, motivate da ragioni di sicurezza nazionale, mirano a limitare l’accesso della Cina alle tecnologie più avanzate, in particolare quelle che potrebbero avere applicazioni militari o di sorveglianza. Le restrizioni non solo impediscono la vendita diretta di chip ad alte prestazioni, ma regolano anche l’esportazione di macchinari e tecnologie necessarie per la loro produzione.
L’impatto di queste politiche si estende ben oltre i confini dei due paesi coinvolti, influenzando l’intera catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori e sollevando interrogativi sul futuro dell’innovazione tecnologica e della competizione internazionale in questo settore cruciale.
È quindi in questa ottica che va letto lo scoop di Reuters, secondo cui le aziende tecnologiche cinesi stanno accumulando semiconduttori ad alta larghezza di banda (HBM) prodotti da Samsung, proprio per anticipare possibili restrizioni statunitensi sull’esportazione di questi chip cruciali per l’intelligenza artificiale.
I semiconduttori ad alta larghezza di banda (HBM) sono un tipo di memoria utilizzata nei computer e altri dispositivi elettronici avanzati. Rispetto ai tipi di memoria tradizionali, gli HBM possono trasferire dati a una velocità molto più elevata, il che li rende particolarmente utili in applicazioni che richiedono molta potenza di calcolo e rapidità. Come i videogiochi con grafica avanzata, i supercomputer e… indovinate un po’? Esatto, l’intelligenza artificiale.
Secondo tre fonti anonime di Reuters, giganti come Huawei e Baidu, insieme a numerose startup cinesi, hanno intensificato gli acquisti di chip HBM dall’inizio dell’anno. Questa mossa ha portato la Cina a rappresentare circa il 30% delle entrate di Samsung per i chip HBM nella prima metà del 2024.
L’accumulo di chip riflette la comprensibile determinazione della Cina nel perseguire i suoi obiettivi tecnologici, nonostante le crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti e altri paesi occidentali. Gli Stati Uniti stanno infatti pianificando di introdurre nuove restrizioni sulle esportazioni nel settore dei semiconduttori, mirando in particolare ai chip di memoria ad alta larghezza di banda.
La guerra dei chip
I chip HBM, dicevamo, sono componenti essenziali per lo sviluppo di processori avanzati utilizzati nell’IA generativa. E attualmente tre grandi produttori dominano il mercato: SK Hynix e Samsung dalla Corea del Sud, e Micron Technology dagli Stati Uniti.
La domanda cinese si è concentrata principalmente sul modello HBM2E di Samsung, due generazioni indietro rispetto alla versione più avanzata HBM3E. Questa scelta è dovuta in parte alla scarsità globale dei modelli più recenti e alla mancanza di alternative domestiche competitive.
Le potenziali restrizioni potrebbero avere un impatto significativo su Samsung, che dipende maggiormente dal mercato cinese rispetto ai suoi concorrenti. Micron ha già evitato di vendere i suoi prodotti HBM alla Cina dall’anno scorso, mentre SK Hynix si concentra principalmente sulla produzione di chip HBM avanzati per clienti come Nvidia. Nonostante alcuni progressi nella produzione domestica di HBM da parte di aziende come Huawei e CXMT, gli sforzi cinesi potrebbero essere ostacolati dalle nuove normative statunitensi.
Questo scenario evidenzia come le tensioni geopolitiche stiano ridisegnando la catena di approvvigionamento globale dei semiconduttori, con potenziali ripercussioni sul futuro dell’innovazione tecnologica e della competizione internazionale in questo settore cruciale.


