L’Europa rischia di sabotare la propria competitività mentre cerca di rilanciarla. L’avvertimento arriva da Kent Walker, presidente degli affari globali e chief legal officer di Google, che in un’intervista al Financial Times ha descritto quello che definisce un “paradosso competitivo”.
Bruxelles, a suo dire, vuole stimolare la crescita economica ma lo fa “limitando l’uso delle tecnologie di cui ha bisogno per arrivarci”. “Erigere muri che rendono più difficile utilizzare alcune delle migliori tecnologie al mondo, soprattutto mentre avanzano così rapidamente, sarebbe effettivamente controproducente”, ha dichiarato Walker.
Le parole arrivano mentre i leader dell’UE si riunivano giovedì per un vertice in Belgio incentrato proprio sull’aumento della competitività europea in un’economia globale sempre più volatile.
La spinta alla sovranità tecnologica accelera
La sovranità digitale europea ha guadagnato slancio negli ultimi mesi, alimentata dai timori che la politica estera di Donald Trump possa forzare un “disaccoppiamento tecnologico” tra Stati Uniti ed Europa.
Non si tratta solo di retorica politica: la startup francese di IA Mistral ha annunciato mercoledì che i suoi ricavi sono aumentati di venti volte nell’ultimo anno, cavalcando la crescente domanda da parte delle imprese europee di alternative alla tecnologia statunitense. Un segnale concreto che il mercato sta rispondendo alla narrativa della sovranità.
Bruxelles intende presentare in primavera un “pacchetto di sovranità tecnologica” che mira ad espandere le soluzioni cloud sovrane e rafforzare l’indipendenza dell’Europa nel software.
La posta in gioco è chiara: ridurre la dipendenza strutturale da Silicon Valley in un momento in cui il deficit europeo nei servizi tecnologici rende il continente vulnerabile a pressioni geopolitiche.
La proposta di Google: sovranità “aperta”
La risposta di Google allo scenario che si profila è una proposta di “sovranità digitale aperta”. Walker ha esortato Bruxelles a perseguire un modello che permetta al blocco di “avere il controllo sulle tecnologie chiave ma anche di sfruttare le migliori tecnologie del mondo”.
In pratica, secondo il dirigente di Mountain View, questo potrebbe tradursi in partnership tra aziende statunitensi e gruppi europei “che consentano il controllo locale, l’archiviazione locale delle informazioni, la capacità locale di assicurarci che stiamo rispettando i requisiti europei”.
È una posizione negoziale difensiva: Google cerca di mantenere l’accesso al mercato europeo offrendo garanzie di compliance locale, mentre Bruxelles considera restrizioni più severe.
“Siamo un’azienda multinazionale. Come per qualsiasi business, apprezziamo certezza, prevedibilità e allineamento”, ha aggiunto Walker, sottolineando i rischi di una frammentazione normativa globale.
Lo scontro regolatorio non si placa
Le tensioni tra Bruxelles e Washington sulla regolamentazione digitale si sono intensificate sotto l’amministrazione Trump, con conflitti sia sul corpus normativo dell’UE che sulla spinta del blocco a limitare i social media per i bambini.
Il presidente francese Emmanuel Macron, sostenitore di lunga data della sovranità digitale, ha dichiarato questa settimana che ulteriori scontri tra UE e Stati Uniti sulla regolamentazione tecnologica sono probabili nel corso dell’anno.
Nel frattempo, la Commissione Europea è nella fase finale dei colloqui con Google sulle indagini nell’ambito del Digital Markets Act, che mira a livellare il campo di gioco per i competitor più piccoli.
Lo scorso anno Bruxelles aveva avvertito Alphabet che Google Search e Google Play non rispettavano le norme vigenti. Walker ha affermato che ci sono stati “progressi” nelle discussioni e che Google è “ottimista” sulla possibilità di risolvere le questioni sollevate, ma ha anche avvertito che l'”attrito regolatorio” europeo rischia di frenare l’innovazione e negare l’accesso ai migliori strumenti digitali.
Le minacce di Trump sulla Groenlandia hanno persino riacceso richieste in Europa di misure di ritorsione contro la Silicon Valley, vista la dipendenza del continente.
L’intelligenza artificiale come terreno decisivo
Per Walker, l’IA rappresenta il campo di battaglia più importante. “La transizione dell’IA è la transizione tecnologica più competitiva che abbiamo mai visto. Il mercato si muove più velocemente delle regole in questo momento”, ha dichiarato.
A differenza di Apple, che ha chiesto formalmente all’UE di abrogare completamente il Digital Markets Act, Google chiede all’UE un “approccio pragmatico e lungimirante”, soprattutto sull’intelligenza artificiale.
La questione di fondo resta però irrisolta: chi controllerà l’infrastruttura tecnologica del prossimo decennio? L’Europa punta a costruire alternative sovrane ma rischia di escludersi dall’accesso alle tecnologie più avanzate.
Google propone un compromesso che preservi il suo ruolo dominante sotto veste di partnership controllate. La primavera, con il pacchetto di sovranità tecnologica, dirà quale visione prevarrà.
Fonte: Financial Times


