Polymarket è una piattaforma americana che permette di scommettere sull’esito di eventi reali (elezioni, conflitti, decisioni economiche) usando le criptovalute.
Funziona però in modo diverso dai bookmaker tradizionali: non esiste una “casa” che fac da controparte e si garantisce il margine. È un mercato peer-to-peer dove i trader scommettono direttamente gli uni contro gli altri e le quote emergono dall’incontro tra domanda e offerta, come in un mercato finanziario.
Per anni ha operato principalmente fuori dagli Stati Uniti, dopo che nel 2022 la CFTC (Commodity Futures Trading Commission, il regolatore americano dei derivati) l’aveva costretta a bloccare l’accesso agli utenti americani per aver operato come piattaforma di derivati non registrata. È tornata operativa negli USA solo a fine 2025, dopo aver acquisito una licenza regolamentare.
Negli ultimi anni è diventata un fenomeno: ogni settimana movimenta miliardi di dollari ed è citata da analisti e media come termometro delle aspettative collettive su ciò che accadrà nel mondo.
Ci avviciniamo così alla notizia. A metà gennaio qualcuno ha aperto un contratto su Polymarket con una domanda semplice: l’ayatollah Ali Khamenei sarà “fuori” dal potere entro il 28 febbraio?
Le regole erano altrettanto semplici: sarebbe bastata una rimozione “per qualsiasi periodo di tempo” prima della mezzanotte americana di quel giorno. In poche settimane, su quel singolo contratto sono confluiti 115 milioni di dollari in scommesse. Poi è arrivata la guerra.
Polimarket e il contratto impossibile
Gli attacchi americano-israeliani all’Iran sono iniziati nella mattina del 28 febbraio. Nel pomeriggio, Netanyahu ha dichiarato che vi erano “crescenti indizi” che Khamenei fosse stato ucciso. Entro sera, Trump ha annunciato la sua morte.
I media statali iraniani hanno confermato il decesso il 1° marzo, ora locale di Teheran. A quel punto, sulla carta, chi aveva scommesso “sì” aveva vinto. Ma Polymarket non ha pagato nessuno. E non ha ancora pagato.
Il problema è che i contratti della piattaforma sono scritti per esiti binari, netti, incontrovertibili. La realtà, invece, raramente lo è.
Chi ha perso ha subito sollevato obiezioni: la conferma ufficiale era arrivata il 1° marzo, non il 28 febbraio. L’ora esatta della morte non è nota. Senza un orario certificato, è impossibile stabilire se Khamenei sia deceduto prima o dopo la scadenza contrattuale.
Su Discord, la chat pubblica dove gli utenti dibattono le dispute, la discussione è diventata un campo di battaglia. Polymarket ha emesso un nota: in caso di ambiguità, il mercato resterà aperto fino a quando un “consenso di fonti credibili” non permetterà di stabilire l’esito. I volumi di trading, nel frattempo, continuano a crescere.
Anche Kalshi, l’altra grande piattaforma americana, ha avuto i suoi problemi. Ha liquidato le posizioni all’ultimo prezzo negoziato prima della morte di Khamenei, rimborsando le commissioni.
Il CEO Tarek Mansour ha spiegato che le regole della piattaforma sono “progettate per impedire di trarre profitto dalla morte altrui”. I trader hanno risposto che non erano stati informati di questa regola in anticipo.
Khamenei, chi sapeva?
Fin qui abbiamo una storia di meccanismi disfunzionali da 115 milioni di dollari. Ma il Financial Times ha trovato qualcosa di diverso, e molto più grave.
Nei giorni precedenti l’attacco, dodici account anonimi su Polymarket hanno piazzato scommesse insolitamente grandi sull’eventualità che gli Stati Uniti colpissero l’Iran entro il 28 febbraio. Parliamo di scommesse totali per circa 67.000 dollari, con un profitto combinato di 330.000 dollari.
Circa la metà di quelle puntate è arrivata nelle sei ore prima dell’attacco. Undici dei dodici wallet avevano aperto il proprio account solo pochi giorni prima.
Il FT ha ricostruito il pattern in due fasi. Prima ha individuato le scommesse statisticamente anomale rispetto alle quote di mercato: uno dei contratti sull’Iran, ad esempio, conteneva venti volte più scommesse fuori scala rispetto a mercati di dimensioni simili.
Poi ha filtrato i wallet che avevano puntato esclusivamente su mercati legati all’Iran, senza mai vendere le posizioni in anticipo, con un risultato perfetto. Il profilo è quello di chi non stava scommettendo: stava incassando.
“Se un nuovo wallet piazza una scommessa molto grande su un singolo tema, bisogna chiedersi perché lo stia facendo”, ha detto Matt Saincome, CEO di Unusual Whales, società di analisi dei dati finanziari. “Forse si tratta di un insider.”
Scommesse trasparenti ma anonime
Il paradosso dei mercati predittivi basati su blockchain è che ogni transazione è pubblica, tracciabile, verificabile da chiunque. Ma i wallet sono anonimi. Si sa esattamente quanto è stato scommesso, quando, e con quale profitto. Non si sa chi c’è dall’altra parte.
Questa trasparenza parziale ha generato una cultura online peculiare: comunità di trader monitorano i wallet sospetti in tempo reale e ne copiano le mosse, scommettendo che chi sa qualcosa abbia già scommesso. È una forma di insider trading di secondo livello e non è illegale.
Quello di primo livello, invece, lo è. Negli Stati Uniti, fare trading su informazioni riservate sottratte a chi ne ha la legittima titolarità è un reato, anche sui mercati predittivi regolati dalla CFTC.
Un dipendente governativo che usasse informazioni ottenute nel proprio ruolo per scommettere su operazioni militari starebbe usando informazioni materiali non pubbliche — la stessa categoria che in borsa porta a processi e condanne.
Le istituzioni rincorrono
Il problema è che le istituzioni stanno ancora cercando di capire cosa sta succedendo, mentre il mercato si è già mosso avanti. E la CFTC ha adottato finora un approccio morbido verso i mercati predittivi, considerati un settore emergente da non soffocare con regole premature.
Mercoledì ha emesso un avviso in cui ricorda di avere “piena autorità per contrastare pratiche di trading illegali”, inclusa la sottrazione di informazioni riservate. Nessun procedimento annunciato.
Al Congresso, il senatore democratico Chris Murphy ha dichiarato che è “folle” che fare trading su azioni militari sia legale, annunciando una proposta di legge per vietarlo.
Sul fronte opposto dell’Atlantico, Israele ha già fatto il primo passo concreto: il mese scorso ha avviato procedimenti penali contro due riservisti accusati di aver usato informazioni classificate per scommettere sulle operazioni delle forze armate israeliane. È il primo caso del genere al mondo.
Lo stesso FT ha trovato un pattern simile in un mercato legato alla cattura di Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, a gennaio. Non siamo allora di fronte a un episodio isolato ma a un sistema che sta prendendo forma.
Fonti: Bloomberg, Financial Times


