Con l’espressione prediction market s’intendono mercati dove non si comprano azioni o obbligazioni ma “contratti” legati alla probabilità che un evento si verifichi. E da qualche mese, le piattaforme che se ne occupano hanno trovato un nuovo terreno fertile: la corsa all’intelligenza artificiale.
In pratica, chi partecipa non sta acquistando beni reali ma scommette sull’esito di un evento futuro. Se l’evento accade, il contratto “paga”; se non accade, si perde l’intera puntata. È un meccanismo che unisce finanza, statistica e gioco d’azzardo, e che oggi sta trasformando i modelli di IA nei nuovi cavalli da corsa del web.
Quello che fino a poco tempo fa sembrava un gioco per appassionati di politica o di finanza si è così trasformato in un’arena dove gli scommettitori puntano milioni sul successo (o sul fallimento) dei modelli di IA di Google, OpenAI o di Elon Musk.
Non è più soltanto una metafora sportiva: i modelli vengono trattati come cavalli da corsa e gli sviluppatori come atleti professionisti da seguire, analizzare e sui quali scommettere. Il che rientra il quanto anticipavamo qualche giorno fa nel nostro editoriale, che trovate qui sotto.
Il caso McCoy: da GPT-5 a Gemini
Uno dei protagonisti di questa nuova ondata è Foster McCoy, giovane trader che ad agosto ha guadagnato 10.000 dollari in poche ore scommettendo contro il debutto di GPT-5.
Aveva notato che molti utenti stavano interpretando male un sito di classifiche online che dava l’impressione di spingere il modello di OpenAI. Lui, invece, ha puntato su Gemini di Google come “Miglior IA del mese” e ha vinto.
Per capire come funziona: ogni scommessa, chiamata “contratto”, ha un prezzo espresso in centesimi che riflette le probabilità di un evento. Se un contratto costa 40 centesimi, significa che il mercato stima un 40% di chance che l’evento accada.
Se poi l’evento si realizza, quel contratto paga un dollaro intero. Se fallisce, non vale più nulla. Ma la vera partita non è solo sull’esito finale: come in una scommessa sportiva, si può “incassare” prima, quando il prezzo del contratto sale. Ed è quello che ha fatto McCoy, vendendo a 87 centesimi.
L’intelligence fai-da-te dei fanatici dell’IA
Non tutti i giocatori puntano sull’intuito o sulla popolarità di un CEO. C’è chi, come Rishab Jain, studente di Harvard, ha trasformato la sua passione in una sorta di attività investigativa.
Jain analizza i messaggi criptici di Sam Altman su X, decifra le risposte dei ricercatori di DeepMind e arriva persino a scavare nei file pubblici di Google o nei repository di GitHub. Piccole modifiche al codice o aggiornamenti nascosti nei back-end possono essere segnali rivelatori dell’arrivo di una nuova versione di Gemini.
È un lavoro da “nerd dell’informazione”, a metà strada tra l’hackeraggio etico e l’analisi di mercato, che mette in luce fino a che punto i fanatici dell’IA siano disposti a spingersi per avere un vantaggio competitivo.
Il fascino di questi mercati sta anche nella varietà dei giocatori. Da un lato ci sono gli squali come McCoy e Jain, che vivono “cronicamente online” e sanno muoversi tra leaderboards, forum e canali Discord. Dall’altro ci sono persone come James Cole, 35 anni, che ha chiuso di recente una startup e ora si diverte a speculare senza troppa pressione.
“Sono solo un tipo a cui piace la tecnologia e che ha un po’ di tempo e soldi”, ha raccontato al Wall Street Journal. La sua strategia? Affidarsi all’istinto e a una decina di minuti di ricerca al giorno. Un approccio che mette in luce il carattere ancora ibrido di questi mercati, sospesi tra la professionalizzazione e il gioco da bar.
Scommesse, un fenomeno in crescita
Kalshi è una piattaforma americana di prediction market ed è l’unica legalmente autorizzata negli USA. Così come accade con Polymarket, gli utenti possono comprare e vendere contratti basati sull’esito di eventi futuri, dall’andamento dell’inflazione ai risultati elettorali, fino a questioni di cultura pop o, come nel caso che stiamo trattando, il successo dei modelli di intelligenza artificiale.
Ebbene, secondo i dati di Kalshi, il volume delle scommesse sull’IA è decuplicato dall’inizio dell’anno, toccando i 20 milioni di dollari in un solo mese. A crescere però non sono solo le cifre ma anche l’incentivo a raccogliere informazioni affidabili.
Come spiega Robin Hanson, professore di economia alla George Mason University, “quando si hanno informazioni migliori in questi mercati, si possono prendere decisioni migliori. Se sai un po’ di più, guadagni di più”.
Questa logica porta con sé un lato oscuro: la pressione si intensifica e i giocatori occasionali probabilmente diverranno polli da spennare in un gioco dominato da squali e professionisti. E al di là dell’apparente patina d’innovazione, il meccanismo è quello solito del gioco d’azzardo: pochi vincono molto, molti perdono tutto.


