Substack ha aggiornato la partnership con Polymarket, la piattaforma di scommesse predittive basata su criptovalute, “introducendo strumenti nativi che rendono più facile condividere, discutere e dibattere i dati dei mercati predittivi direttamente su Substack.”
Non solo: attraverso il programma pilota di sponsorizzazioni, Polymarket pagherà un gruppo di creatori di contenuti, tra cui il noto commentatore politico Matt Yglesias, per utilizzare i propri dati nelle newsletter. In pratica, la piattaforma di scommesse finanzia chi ne parla.
Non è un caso isolato. La scorsa settimana Dow Jones ha accettato di incorporare i dati di Polymarket nei contenuti del Wall Street Journal. Un mese prima, CNN aveva fatto lo stesso con le quote di Kalshi, la rivale regolamentata. A dicembre, anche CNBC aveva aperto le porte a Kalshi. E Nate Silver, un tempo rispettato giornalista statistico, è diventato consulente di Polymarket. Siamo insomma di fronte un’offensiva sistematica.
Per chi non li conoscesse, i mercati predittivi sono piattaforme dove si acquistano contratti legati alla probabilità che un evento futuro si verifichi: dalle elezioni alla politica monetaria, dallo sport al successo di un modello di IA.
Gli scommettitori giocano gli uni contro gli altri, la piattaforma incassa una commissione su ogni transazione. Ne abbiamo parlato in passato: a chi volesse approfondire il meccanismo e i protagonisti, suggeriamo la lettura di questo articolo.
“La prossima generazione delle notizie”
I protagonisti di questa offensiva hanno nomi precisi. Polymarket, fondata da Shayne Coplan, è la più grande piattaforma del settore: nata sulle criptovalute, opera in una zona grigia regolamentare e si è imposta durante le presidenziali americane del 2024, quando le sue quote davano Trump nettamente favorito mentre i sondaggi tradizionali parlavano di testa a testa.
Kalshi, guidata dal CEO Tarek Mansour, è la rivale che punta sulla legittimità istituzionale: è l’unica piattaforma legalmente autorizzata negli Stati Uniti e ha vinto una causa contro la stessa autorità federale che avrebbe dovuto regolamentarla, la Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Robinhood, l’app di trading che ha democratizzato la speculazione finanziaria, distribuisce i contratti di Kalshi al grande pubblico.
La visione che accomuna questi attori è riassunta dalle parole di Vlad Tenev, CEO di Robinhood: “Mi piace pensare ai mercati predittivi come alla prossima generazione delle notizie. Sappiamo che le notizie hanno valore economico. Le persone pagano per ricevere il giornale, pagano indirettamente attraverso la pubblicità , e quindi se ottieni le notizie prima che accadano, dovrebbe avere ancora più valore economico.”
È un’affermazione che a nostro avviso contiene un cortocircuito logico significativo: per definizione, non si possono conoscere le notizie prima che accadano. Le notizie raccontano ciò che è successo. Le scommesse speculano su ciò che potrebbe succedere. Mettere le une sullo stesso piano delle altre significa distorcere la realtà .
A blindare politicamente questa confusione c’è Mike Selig, presidente della CFTC, l’autorità che dovrebbe vigilare sui mercati finanziari. Selig ha dichiarato che bloccherà qualsiasi tentativo degli stati americani di regolamentare i mercati predittivi come gioco d’azzardo, sostenendo che “questi mercati hanno cambiato il modo in cui le persone consumano le notizie.”
As I’ve said before, prediction markets offer tremendous benefits to consumers and businesses.
A consistent, uniform framework for derivatives is essential to supporting U.S. markets. I commend @ChairmanSelig weighing in to reaffirm @CFTC‘s longstanding jurisdiction. https://t.co/PeFfpFkDb2
— Senator Dave McCormick (@SenMcCormickPA) February 17, 2026
Se le quote diventano dati giornalistici
L’integrazione funziona in modo semplice e, proprio per questo, insidioso. Le piattaforme producono dati in tempo reale (quote, percentuali, oscillazioni) su eventi futuri. Attraverso gli accordi commerciali con le testate, quei dati vengono inseriti direttamente nei contenuti giornalistici.
Nei fatti, le quote delle scommesse appaiono accanto alle notizie con la stessa autorità di un indice di borsa o un sondaggio elettorale. Durante i programmi di CNN e CNBC, un presentatore può dire “i mercati predittivi danno il 72% di probabilità che…” con la stessa disinvoltura con cui citerebbe un dato macroeconomico.
Il caso Substack è ancora più esplicito: non solo gli strumenti di Polymarket vengono integrati nativamente nelle newsletter, ma i creatori di contenuti vengono pagati per usarli. Il confine tra informazione e promozione commerciale, già sottile, qui scompare del tutto.
La contraddizione di fondo è strutturale. Il giornalismo esiste per raccontare la realtà . I mercati predittivi esistono per scommettere sul futuro. Mescolare i due piani significa trasformare l’informazione in un esercizio speculativo.
Tra insider e polli da spennare
Il danno per le testate è duplice. Il primo: incorporando le quote nei contenuti, le redazioni conferiscono alle scommesse l’autorità del dato giornalistico verificato. Il secondo: facendolo, fanno pubblicità gratuita a piattaforme che competono direttamente con il giornalismo per l’accesso alle informazioni, e che lo fanno con un vantaggio sleale.
C’è anche una questione non di poco conto: i giornalisti etici non possono pagare le fonti. È un principio cardine della professione. I mercati predittivi, invece, remunerano di fatto chi possiede informazioni riservate.
I casi sono eloquenti. Qualcuno ha incassato quasi mezzo milione di dollari scommettendo sulla cattura del presidente del Venezuela da parte degli Stati Uniti, il che significa che qualcuno sapeva in anticipo di un’operazione di intelligence.
Un altro scommettitore ha guadagnato oltre un milione piazzando puntate sulle classifiche Year in Search di Google. Il CEO di Polymarket, Shayne Coplan, definisce la presenza di informazioni riservate nei mercati predittivi “figo.”
È anche illegale ma nei fatti nessuno interviene: dato che i contratti sono tra scommettitori, la piattaforma non viene danneggiata. A rimetterci sono solo gli scommettitori che non hanno accesso a informazioni privilegiate. E sono la maggioranza.
Solo un terzo circa dei partecipanti realizza profitti. Come abbiamo scritto in passato, il meccanismo è quello classico del gioco d’azzardo: pochi vincono molto, molti perdono tutto. Ma con un vestito diverso, ovvero quello dell’innovazione finanziaria e dell’informazione.
I mercati predittivi e la fine del Quarto Potere
Le organizzazioni giornalistiche, stringendo partnership con queste piattaforme, si stanno danneggiando su più fronti contemporaneamente. Mercificano l’informazione. Legittimano concorrenti che possono pagare per ottenere notizie prima che diventino pubbliche. E trasformano i propri lettori in potenziali scommettitori, esponendoli a un sistema progettato per favorire chi possiede informazioni che gli altri non hanno.
Il giornalismo, nella sua funzione più alta, esiste per scoprire la realtà e restituirla al pubblico. Alcune delle frodi più significative degli ultimi decenni sono state scoperte dalla stampa, ed è una funzione che si regge sulla fiducia: i lettori si affidano ai giornalisti perché questi sono formati, verificano le fonti e rispondono dei propri errori. Qualsiasi giornale serio pubblica rettifiche quando sbaglia.
I mercati predittivi non rispondono a nessuno. Guadagnano attraverso il volume delle transazioni, indipendentemente dall’esito. In questo senso, sono responsabili quanto un casinò tradizionale.
Il rischio reale è che il pubblico inizi a preferire la presunta attendibilità di migliaia di anonimi che scommettono sul futuro, al lavoro del giornalista. Se ciò accadrà , la perdita sarà senz’altro economica per le redazioni ma anche per la democrazia. Chissà che non sia esattamente su questo che Polymarket e Kalshi stanno scommettendo…
Fonte: The Verge


