È una voce che si rincorre da stamattina e, inizialmente, avevamo deciso di non darle credito. Anche perché parlava di una vendita di TikTok a Trump, ipotesi che trovavamo poco credibile.
Premesso che nessuna delle grandi testate internazionali che solitamente consultiamo ha dato credito alla vicenda (quantomeno finora), l’unica a pubblicare un articolo credibile è stata il Wall Street Journal.
Secondo cui la Cina, di fronte alla crescente minaccia di un divieto di TikTok negli Stati Uniti, sta esplorando possibili soluzioni. Una delle quali include l’affidamento delle operazioni americane dell’app a Elon Musk, imprenditore e alleato di Donald Trump.
Il “TikTok ban” e le relazioni americane
La minaccia di un divieto nasce dalla legge che obbliga ByteDance, la casa madre dell’app, a dismettere le sue operazioni negli Stati Uniti.
La Corte Suprema degli Stati Uniti, come abbiamo riportato nei giorni scorsi, ha dato segnali di voler appoggiare la legge che entrerà in vigore questo weekend, a meno che non venga sospesa.
Pechino ha fortemente criticato il provvedimento firmato da Biden, considerandola un’ingiustizia e una forma di “furto” dei beni cinesi. E sta cercando di evitare una situazione che potrebbe danneggiare la sua immagine e le sue aziende.
Secondo le fonti, tra le varie opzioni esplorate dai funzionari cinesi, spunta dunque la possibilità di un accordo con Elon Musk. Il patron di Tesla, uno degli alleati più stretti di Trump, ha infatti frequenti rapporti con la Cina, essendo Tesla una delle aziende con un’importante presenza sul mercato locale.
Musk, inoltre, ha una buona relazione col governo di Pechino e ha espresso pubblicamente opinioni favorevoli riguardo al paese. La sua apertura a un possibile accordo con TikTok potrebbe essere una via per risolvere la crisi.
La diplomazia dietro la scelta di Pechino
Sebbene la Cina consideri l’accordo con Musk come un’opzione strategica, c’è il concreto rischio di compromettere l’immagine di ByteDance come entità indipendente da Pechino.
La possibilità che il governo cinese si palesi come un attore dietro la vendita potrebbe infatti alimentare ulteriori polemiche, soprattutto per chi vede nel social cinese uno strumento nelle mani del Partito Comunista Cinese.
L’amministrazione Trump, comunque, continua a cercare soluzioni che consentano a TikTok di rimanere negli Stati Uniti, e non a caso il presidente eletto ha chiesto che gli sia dato il tempo di prendere in esame la questione.
Il provvedimento di divieto a TikTok, lo ricordiamo, sembra essere stato (forse non del tutto casualmente) pianificato in modo da entrare in vigore il giorno prima dell’insediamento di Donald Trump.
Il 20 gennaio 2025, infatti, il presidente elettro assumerà ufficialmente la presidenza degli Stati Uniti, mentre il “TikTok ban” avrà effetto il 19 gennaio.
La Corte Suprema statunitense e la diplomazia internazionale potrebbero giocare un ruolo decisivo nelle prossime settimane, mentre la Cina si prepara a reagire in difesa dei suoi interessi e della sua presenza digitale globale.
Con l’incertezza che aleggia sulle operazioni di TikTok negli Stati Uniti, la situazione ancora oggi in bilico.


