OpenAI ora vale 500 miliardi di dollari

by | 2 Ott 2025 | Business

Tempo di lettura: 2 minuti

Lo scorso febbraio segnalavamo che OpenAI s’incamminava verso una valutazione di 300 miliardi di dollari. Oggi quella previsione appare quasi timida: secondo Reuters, infatti, l’azienda è valutata 500 miliardi di dollari.

È un balzo spettacolare, in ben poco tempo, spinto non da un nuovo round “primario” di finanziamenti ma da dipendenti ed ex dipendenti che hanno ceduto le loro quote a investitori istituzionali.

Ma perché i dipendenti possiedono azioni di OpenAI? Nei modelli di compensazione americani è prassi offrire equity (stock option, azioni vincolate, partecipazioni azionarie) come parte del pacchetto retributivo. Il che crea un certo allineamento: se la società cresce e vale di più, il dipendente ne beneficia direttamente. Quasi tutte le grandi startup e società tech statunitensi lo fanno.

In Italia questo fenomeno è pressoché sconosciuto: molte aziende non strutturano programmi di stock option per dipendenti (o lo fanno in modo marginale), perché il sistema finanziario e regolamentare non li incentiva.

Perché questa mossa proprio ora?

Il tempismo non è casuale. Il mercato dell’intelligenza artificiale è diventato ferocemente competitivo per reperire talento. Aziende come Meta, ad esempio, stanno investendo miliardi, rubando ricercatori ed offrendo contratti stratosferici. Offrire ai propri dipendenti la possibilità concreta di monetizzare il proprio equity (oggi, non tra anni) è un’arma potente di retention.

Ma non è solo questo. Il salto da 300 a 500 miliardi è anche una dichiarazione strategica: OpenAI vuole rafforzare la propria credibilità e spingere il livello di attesa attorno al suo futuro come player dominante nel mondo dell’IA.

In aggiunta, nel primo semestre 2025 l’azienda ha generato circa 4,3 miliardi di dollari di ricavi, con una crescita stimata intorno al 16 % rispetto all’anno precedente. Questo trend rende più credibile una valutazione così aggressiva.

I rischi e le incognite

Naturalmente, non è tutto scontato. La valutazione è talmente elevata da comportare aspettative molto difficili da soddisfare. Se l’azienda non saprà trasformare questa potenza in guadagni tangibili, ossia monetizzando adeguatamente i suoi modelli di intelligenza artificiale, il mercato sarà come al solito spietato.

Infine, esiste il rischio di una “fragilità percepita”: le vendite secondarie possono essere interpretate come una diminuzione della fiducia interna, e in questi casi il mercato reagisce con scetticismo. Ma nel caso di OpenAI è l’opposto: è un consolidamento, non un’uscita.

Ora la palla passa al mercato: la startup (ha ancora senso definirla tale?) da 500 miliardi dovrà dimostrare che è diventata un motore di utili e innovazione sostenibile. A tal proposito gli esperti hanno più di un dubbio ma di questo parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni.

Il sorpasso su SpaceX

Il dato che fa più impressione è il sorpasso di Altman al rivale Musk: con la valutazione da 500 miliardi, OpenAI ha infatti superato SpaceX, l’altra grande creatura simbolo dell’innovazione americana.

La società aerospaziale di Elon Musk è valutata attorno ai 400 miliardi di dollari, e il fatto che una realtà nata come laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale, priva di razzi, satelliti o basi di lancio, oggi valga più di un colosso dell’aerospazio, è la prova tangibile del cambio di paradigma. E cioè che quella dell’IA è diventata la nuova corsa allo spazio per il capitalismo tech.

POTREBBE INTERESSARTI

pentagono

Il Pentagono entra nella filiera dell’IA con Fluidstack

Il finanziamento a Fluidstack sarebbe il più grande mai concesso dall’Office of Strategic Capital e servirebbe a produrre negli USA componenti per i data...
Arthur Mensch Mistral

Mistral raccoglie 3 miliardi. Ma l’IA americana gioca un’altra partita

Tre miliardi sembrano tanti finché non si guarda agli Stati Uniti. Mistral sceglie così una strategia più mirata, tra industria, cloud e modelli cinesi.

pro padel league venture capital

Il venture capital ora investe sull’economia dell’esperienza

Squadre sportive, casinò e prodotti fisici attirano chi teme che il prossimo modello di IA possa svalutare interi business digitali. Il nuovo bene prezioso è ciò che...
Masayoshi Son SoftBank

SoftBank cerca altri 10 miliardi per ripagare il debito della scommessa OpenAI

A marzo aveva ottenuto un prestito ponte da 40 miliardi di dollari per finanziare OpenAI. Ora Masayoshi Son cerca prestiti e obbligazioni per sostituire quel...
hugging face

Nvidia vuole comprarsi Hugging Face per 13 miliardi

OpenAI e gli altri grandi laboratori cercano di ridurre la dipendenza dalle sue GPU. Nvidia risponde investendo sull’IA aperta e sulla piattaforma che la...
Colette Kress Nvidia

Nvidia fa 96 miliardi in tre mesi e difende i “finanziamenti circolari”

Ricavi +106% e crescita prevista del 70% nel fiscal 2028. Ma aumentano il costo delle memorie, le garanzie finanziarie e la concorrenza dei chip progettati dagli stessi...
Jensen Huang Poolside

Nvidia mette 6 miliardi su Poolside per costruire l’alternativa ai modelli a pesi aperti

Gli Stati Uniti dominano l’IA proprietaria, ma nei modelli aperti la Cina corre più veloce. Nvidia prova a colmare il divario con tecnologia, chip e...
Jensen Huang Nvidia

Samsung, SK Hynix e Micron presentano il conto. I server Nvidia aumenteranno di oltre il 15%

Persino una Nvidia con margini lordi del 75% non riesce a neutralizzare l’aumento dei costi. E costruire i giganteschi data center per l’IA diventa ancora più...
scott bessent

Gli USA pagano sempre di più per finanziarsi: volano oro e Bitcoin

Debito crescente, deficit elevati e inflazione spingono gli investitori a chiedere rendimenti più alti sui Treasury a lunga scadenza. Il Tesoro USA prova a frenare la...
Marvell

Google allarga la squadra dei chip IA: Marvell entra nel business delle TPU

Marvell affiancherà Broadcom nello sviluppo dell’hardware attorno alle TPU, mentre Google comincia a proporre i propri acceleratori IA anche a clienti esterni.

Share This