Microsoft e OpenAI, un’intesa operativa che sa di tregua

by | 12 Set 2025 | IA

Satya Nadella e Sam Altman. |Fonte: X
Tempo di lettura: 3 minuti

Microsoft e OpenAI hanno annunciato di aver trovato un accordo per estendere la loro partnership. Si tratta di una distensione nei loro rapporti sempre più complicati, che potrebbe rivelarsi utile a rimuovere uno dei principali ostacoli sulla strada di OpenAI, che vuole da tempo ristrutturarsi in una società a scopo di lucro.

C’è però un punto fermo: le parti non hanno divulgato i termini del nuovo contratto e l’intesa è descritta come non vincolante.

In altre parole, siamo davanti a un passo politico-industriale che mette fine a mesi di nervosismo e crea le condizioni per definire i dettagli più avanti. Per Microsoft, ciò signifca tenere agganciata una delle startup più influenti dell’IA; per OpenAI è l’occasione di programmare la proprio governance e e il proprio futuro finanziario, senza il fardello di una contrapposizione interna.

Il peso di Microsoft

Microsoft è stata tra i primi partner di OpenAI ed è oggi uno dei maggiori investitori, con la tecnologia della startup integrata in molti prodotti dell’ecosistema di Redmond. Microsoft inoltre è fornitore cloud esclusivo di OpenAI e ha accesso alle sue tecnologie più recenti.

È un rapporto che mischia capitale, distribuzione tecnologica e infrastruttura. Questa centralità, al tempo stesso, ha alimentato la percezione di un “presa” forte sulla startup: un equilibrio delicato che spiega molte delle tensioni maturate in passato. E che pone l’accordo come una tregua: le due aziende decidono sì di andare avanti insieme, ma con la consapevolezza che i dettagli concreti (clausole, tempi, obblighi) saranno materia dei contratti definitivi, non ancora pubblici.

Un’estate di frizioni

L’intesa arriva “dopo” un’estate difficile. Secondo il Wall Street Journal, i negoziati si sono fatti talmente tesi che a un certo punto OpenAI ha valutato di rivolgersi alle autorità antitrust per liberarsi dal contratto con Microsoft.

È un passaggio che dà il senso del clima: due partner che si sono scelti ma che hanno interessi da riallineare per reggere la fase successiva della corsa all’IA.

La decisione di siglare un accordo non vincolante è quindi un modo per fermare il logoramento e riprendere il filo, lasciando al tavolo legale il compito di scrivere la versione finale.

Nel frattempo, OpenAI prosegue sulla rotta societaria: la trasformazione verso una struttura for-profit richiederà l’ok dei regolatori in California e Delaware, tasselli necessari per dare forma definitiva al nuovo assetto.

Google, Coreweave e Oracle

A quanto descritto finora, va aggiunto che negli scorsi mesi OpenAI ha aggiunto Google Cloud ai partner necessari a coprire il suo fabbisogno di calcolo in crescita. Una mossa questa emersa a giugno e confermata da Reuters a metà luglio, quando Google è comparsa anche nell’elenco ufficiale dei fornitori.

C’è poi capitolo relativo a CoreWeave, che ha stretto un accordo quinquennale fino a 11,9 miliardi di dollari (con 350 milioni in azioni a favore di OpenAI) poi esteso fino a 4 miliardi di pagamenti aggiuntivi entro aprile 2029; secondo Reuters, CoreWeave può inoltre offrire capacità anche dentro il perimetro dell’intesa con Google.

A tutto questo aggiungiamo il discorso relativo a Oracle, che questa settimana, secondo il Wall Street Journal, ha firmato con OpenAI un accordo quinquennale da circa 300 miliardi di dollari di capacità di calcolo con avvio previsto nel 2027: un numero enorme, che si inserisce nell’intesa di luglio per sviluppare 4,5 GW di infrastruttura legata a Stargate.

Insomma, davanti a OpenAI sono in molti a srotolare tappeti rossi, il che aiuta a inquadrare meglio l’interesse di Satya Nadella a trovare un’intesa con Sam Altman.

OpenAI, la nonprofit al timone

Sul piano della governance, OpenAI indica che la nonprofit manterrà il controllo del nuovo for-profit e che verrà dotata di una partecipazione valutata in oltre 100 miliardi di dollari. È una cifra impressionante “sulla carta”, che collocherebbe la nonprofit tra le più grandi realtà filantropiche al mondo; resta però da capire quando e come quei fondi potranno trasformarsi in risorse realmente distribuibili.

In parallelo, non mancano gli oppositori decisi a mettere i bastoni tra le ruote alla ristrutturazione o a chiedere ai regolatori garanzie stringenti sulla missione originaria: si va dal miliardario Elon Musk a Meta Platforms, fino a diverse organizzazioni di advocacy.

Il fatto che Musk abbia fatto causa a OpenAI fotografa bene il livello di conflitto intorno alla direzione presa dalla società. Da un lato, dunque, c’è la scelta di Microsoft e OpenAI di ricucire e ripartire; dall’altro, un cantiere regolatorio e legale che resta aperto.

L’annuncio di queste ore rimette dunque in moto il dialogo, ma un giudizio lo potremo dare solo quando i contratti finali saranno nero su bianco.

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