Musk porta Apple e OpenAI in tribunale: “Monopolisti dell’intelligenza artificiale”

by | 26 Ago 2025 | IA, Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

Che qualcosa bollisse in pentola, lo avevamo anticipati nei giorni scorsi. Ieri sera, invece, è giunta la conferma: Elon Musk ha deciso di alzare il livello dello scontro con due dei giganti più influenti del mondo tecnologico.

La sua startup di intelligenza artificiale, xAI, ha infatti intentato una causa contro Apple e OpenAI, accusandole di comportamenti monopolistici che avrebbero l’obiettivo di soffocare la concorrenza nel settore dei chatbot generativi.

Al centro della disputa c’è la partnership tra Cupertino e OpenAI. Secondo la denuncia, l’accordo avrebbe reso ChatGPT “l’unico chatbot generativo che beneficia di miliardi di prompt degli utenti provenienti da centinaia di milioni di iPhone”.

Un vantaggio competitivo enorme, che consentirebbe a Sam Altman di perfezionare continuamente i propri modelli, lasciando al palo i concorrenti.

Il ruolo dell’App Store

Musk accusa anche Apple di penalizzare deliberatamente le app rivali di xAI, come il chatbot Grok o la stessa piattaforma social X, declassandole nelle classifiche dell’App Store e impedendo loro di crescere in visibilità e scala.

“In un disperato tentativo di proteggere il suo monopolio sugli smartphone”, si legge nella denuncia, “Apple si è unita alla società che più di ogni altra trae beneficio dall’inibire concorrenza e innovazione nell’IA: OpenAI, un monopolista nel mercato dei chatbot generativi”.

Da Cupertino, al momento, nessun commento ufficiale. In passato, comunque, Apple aveva ribadito che l’App Store è stato concepito per essere “libero da bias” e che le sue scelte di partnership puntano solo a garantire la migliore esperienza d’uso possibile.

OpenAI ha invece replicato con toni duri: “Quest’ultima azione legale è coerente con il continuo modello di molestie del signor Musk”, ha dichiarato un portavoce.

Il parallelo con Google e il timore delle super-app

La strategia legale di Musk sembra ispirarsi al procedimento antitrust che il Dipartimento di Giustizia statunitense sta portando avanti contro Google. In quel caso, il giudice federale ha stabilito che il colosso di Mountain View ha monopolizzato illegalmente la ricerca online grazie a un accordo miliardario con Apple, che lo ha reso il motore predefinito su Safari.

xAI sostiene che OpenAI stia replicando lo stesso schema, stavolta con la ricerca basata sull’intelligenza artificiale, blindando di fatto la distribuzione attraverso l’ecosistema iPhone. In tal senso, non va dimenticato che Apple Intelligence si appoggia anche su ChatGPT, e che quindi tra Tim Cook e Sam Altman il rapporto è piuttosto stretto.

A spaventare Apple, secondo Musk, è poi anche lo spettro delle “super-app”, ossia piattaforme multifunzionali che potrebbero ridurre la centralità degli smartphone.

In Cina, WeChat ha superato il miliardo di utenti offrendo servizi che vanno dalla messaggistica ai pagamenti digitali. Musk ha provato a trasformare X in qualcosa di simile, con risultati però ancora modesti.

Durante il processo antitrust contro Google, lo scorso maggio, il dirigente Eddy Cue aveva peraltro ammesso che i progressi tecnologici possono mettere a rischio anche le aziende più potenti. “Potreste non aver bisogno di un iPhone tra dieci anni, per quanto folle possa sembrare”, aveva dichiarato.

È una frase che risuona con forza oggi, mentre Musk cerca di sfruttare la leva legale per forzare Cupertino ad aprire maggiormente il suo ecosistema.

Il controsenso di Musk

L’impostazione della causa mostra però a nostro avviso un apparente controsenso: perché Apple dovrebbe promuovere OpenAI se, in prospettiva, la sua tecnologia potrebbe indebolire la centralità dell’iPhone più di quanto potrebbero fare le società di Musk?

Il punto non è marginale, anche perché OpenAI ha acquisito la società dell’ex dirigente Apple, Jony Ive, con l’obiettivo di sviluppare un dispositivo di nuova generazione capace di proprio di sostituire gli smartphone.

È qui dunque che si materializza il paradosso: la stessa Apple che, secondo xAI, protegge un presunto monopolio, sosterrebbe un partner che lavora a soluzioni che vanno oltre gli smartphone.

Comunque andrà a finire, in questo braccio di ferro si deciderà probabilmente il futuro della distribuzione dei modelli di intelligenza artificiale, la possibilità che emergano nuove forme di piattaforme digitali e, soprattutto, la tenuta di Apple.

Che mai come in questo periodo è sotto pressione da numerosi fronti.

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