L’Iran spegne internet per reprimere le proteste, Musk lo riaccende. Suona come una storia di libertà contro oppressione, e in parte lo è. Ma c’è un dettaglio che merita attenzione: è la terza volta che succede.
Venezuela sotto Maduro: Starlink gratis. Ucraina invasa da Putin: Starlink attivo, con contributo del Pentagono. Ora l’Iran degli ayatollah, dove SpaceX ha eliminato le tariffe poche ore dopo un appello pubblico di Donald Trump. Il presidente ha chiamato, il miliardario ha risposto. Nessun passaggio istituzionale, nessun dibattito, nessuna autorizzazione. Solo la volontà di due uomini.
Il pattern è evidente: dove Washington ha bisogno di fare pressione su un regime ostile, Starlink si attiva. Ma cosa significa che un singolo imprenditore — per quanto geniale — abbia la capacità tecnica di decidere se un popolo avrà accesso a internet oppure no? Con 9.000 satelliti in orbita e una valutazione da 800 miliardi di dollari, Starlink è l’unica infrastruttura al mondo capace di garantire connettività aggirando qualsiasi governo. L’ONU ha dato ragione all’Iran in una disputa con SpaceX. Risultato: zero.
Eroe della libertà o contractor del Dipartimento di Stato? La risposta è più scomoda di entrambe. Ne parliamo nel nuovo editoriale su Substack.


