Starlink gratis in Iran: Musk si infila anche nella crisi di Teheran

by | 15 Gen 2026 | Politica, Aerospace

illustrazione: chatgpt
Tempo di lettura: 3 minuti

SpaceX ha reso Starlink completamente gratuito in Iran e la conferma è arrivata direttamente dalle organizzazioni che monitorano la connettività nel paese.

Gli utenti del servizio satellitare di Elon Musk possono infatti accedere a internet senza pagare, nel mezzo delle proteste più grandi dalla fondazione della Repubblica islamica nel 1979.

“Starlink è praticamente l’unico modo per connettersi, per mandare notizie fuori dal paese”, ha spiegato Mehdi Yahyanejad, co-fondatore di NetFreedom Pioneers. “Tutti questi video e foto che sono usciti negli ultimi giorni sono stati inviati tramite Starlink”.

L’intervento arriva dopo un appello diretto di Donald Trump. Domenica, dall’Air Force One, il presidente aveva annunciato l’intenzione di coinvolgere Musk: “Potremmo far funzionare internet, se possibile. Lo chiamerò appena avrò finito con voi”.

Detto, fatto. Secondo fonti vicine a SpaceX, Musk ha dato il via libera ai suoi ingegneri lo scorso weekend, dichiarandosi “pienamente d’accordo” con gli sforzi per ripristinare la connettività.

Il blackout e la risposta tecnica

Una settimana fa il regime iraniano ha disconnesso 90 milioni di persone da internet, arrivando a disturbare anche il segnale satellitare di Starlink, l’unico canale rimasto per aggirare la censura.

Secondo Ahmad Ahmadian, direttore di Holistic Resilience, le autorità usano “strumenti di disturbo di grado militare” per colpire specificamente la capacità di upload, impedendo quindi a video e immagini delle proteste di uscire dal paese. SpaceX ha risposto con aggiornamenti software per potenziare il segnale e aggirare le interferenze.

L’escalation è stata progressiva: inizialmente Starlink offriva un’ora gratuita ai nuovi utenti, poi estesa a 24 ore, fino all’eliminazione totale delle tariffe martedì. NasNet, gruppo che aiuta gli iraniani a connettersi, ha descritto la situazione come “un continuo gioco del gatto e del topo” avvertendo che “le condizioni potrebbero cambiare di nuovo o addirittura peggiorare”.

Il pattern che si ripete

Quanto commentiamo, non è un caso isolato. La sera stessa in cui Musk cenava con Trump e la first lady qualche settimana fa, SpaceX annunciava banda larga gratuita in Venezuela fino al 3 febbraio, “a sostegno del popolo venezuelano” dopo la cattura di Maduro.

Prima ancora, Starlink ha avuto un ruolo rilevante nel supportare l’esercito ucraino contro l’invasione russa, con finanziamenti parziali del Pentagono.

Il pattern è ormai evidente: dove c’è una crisi allineata agli interessi americani, Starlink si attiva. Con oltre 9.000 satelliti in orbita e una valutazione che sfiora gli 800 miliardi di dollari, SpaceX è l’unica azienda privata al mondo in grado di garantire connettività in sfida ai governi.

“Starlink ha la capacità di mantenere le persone connesse quando i loro governi non vogliono che lo siano”, ha osservato Clayton Swope del Center for Strategic and International Studies.

Un dettaglio simbolico: quando un giornalista del Washington Post ha cercato la bandiera iraniana tra le emoji di X, la piattaforma di Musk, è comparsa quella della monarchia rovesciata dalla rivoluzione islamica del 1979, oggi simbolo dell’opposizione al regime, adottata dai manifestanti.

Musk e il vuoto normativo

La governance internazionale è impotente. L’anno scorso l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU), l’agenzia dell’ONU che regola le frequenze e le comunicazioni globali, ha dato ragione all’Iran in una disputa con SpaceX. L’organizzazione però non ha poteri esecutivi per imporre lo stop del servizio.

Nel frattempo, Teheran ha vietato i terminali Starlink e a ottobre ha introdotto una legge che prevede pene severe per chi li utilizza, inclusa la morte.

Il risultato è un paradosso: connettersi può costare la vita, ma per molti iraniani resta l’unica finestra sul mondo. E il controllo di quella finestra è nelle mani di un singolo privato cittadino, che nel 2021 aveva sintetizzato così la sua posizione verso i governi ostili: “Possono agitare i pugni verso il cielo”.

Fonti: The Washington Post, The New York Times

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