Iniziata nel 2014, la Hayabusa 2 è una missione spaziale ideata con lo scopo di prelevare campioni di roccia dell’asteroide 162173 Ryugu per portarli sulla Terra e quindi studiarli. Hayabusa 2 al suo interno trasportava tre piccoli rover denominati MINERVA (acronimo di MIcro Nano Experimental Robot Vehicle for Asteroid, indicati come 1A, 1B e 2), che si muovevano grazie a un particolare motore che gli consentiva di compiere piccoli salti, sfruttando il debole campo gravitazionale dell’asteroide.
Il loro compito era raccogliere i campioni in profondità, in modo che non fossero “inquinati” dai raggi cosmici. Insieme ai rover ha lavorato anche il lander MASCOT (acronimo di Mobile Asteroid Surface SCOuT), che trasportava quattro strumenti scientifici: un microscopio operante nell’infrarosso, una fotocamera, un magnetometro a tre assi e un radiometro per effettuare misurazioni termiche.
Nel 2018 l’asteroide è stato raggiunto, sono stati raccolti i campioni necessari ed effettuate tutte le misurazioni previste. Nel 2020 la missione è stata completata col ritorno della sonda sulla Terra e l’inizio delle analisi delle rocce. Ebbene, i primi risultati evidenziano la presenza di tracce di “materia organica cometaria” e gli scienziati ora ipotizzano che la vita sul nostro pianeta si sia potuta originare a seguito del trasporto di materiale extraterrestre successivo all’impatto di meteoriti provenienti da regioni remote.
Il professore assistente della Tohoku University Graduate School of Science e coautore della ricerca, Megumi Matsumoto, ha dichiarato: “Pensiamo che i materiali a base di carbonio si siano formati dalla materia organica delle cometa attraverso l’evaporazione di sostanze volatili come l’azoto e l’ossigeno, durante il riscaldamento indotto dall’impatto”. Ha poi aggiunto: “Ciò suggerisce che la materia cometaria sia stata trasportata dalle regioni esterne del Sistema Solare fino alla Terra“. Infine, ha concluso affermando che “questa materia organica potrebbe essere il piccolo seme della vita trasportato dallo spazio sulla Terra”.
L’asteroide Ryugu, essendo privo di atmosfera è non ha alcuna protezione dallo spazio e dunque la sua superficie può essere colpita dalla polvere interplanetaria, modificando la composizione dei suoi materiali superficiali. Matsumoto e il suo team hanno scoperto che i campioni prelevati da Ryugu presentano minuscole gocce di materiale fuso, con dimensioni tra i 5 e i 20 micrometri. Queste gocce si sono formate in seguito al bombardamento di Ryugu da parte di micrometeoriti composti da polvere di comete. “Le nostre analisi tramite immagini tridimensionali e studi chimici indicano che queste gocce di materiale fuso sono principalmente vetri di silicato, con piccole cavità e inclusioni di solfuri di ferro sferici”, spiega Matsumoto. “La composizione chimica di queste gocce suggerisce una miscelazione […] con la polvere cometaria.”
La scoperta fa eco alle ricerche della NASA, i cui scienziati stanno esaminando i campioni dell’asteroide Bennu raccolti dalla sonda OSIRIS-Rex; in un annuncio di ottobre, l’agenzia spaziale ha infatti affermato di aver scoperto i “mattoni della vita sulla Terra” in campioni preliminari estratti dallo strumento di raccolta della sonda. C’è ancora molta strada da fare prima di poter dichiarare definitivamente che la vita sulla Terra sia nata grazie alla materia organica proveniente dallo spazio. Ma visti gli ultimi risultati, potremmo essere proprio noi gli extraterrestri che tanto cerchiamo.


