I contrattempi cui stanno andando incontro gli USA nella competizione lunare con la Cina, evidenziano i rischi della nuova strategia di NASA di dipendere pesantemente da società private.
I ritardi nel progetto Artemis di NASA e un guasto a un propulsore che ha pregiudicato la missione lunare robotica della statunitense Astrobotic, mettono in luce le sfide che sta incontrando l’unica nazione ad aver finora camminato sulla Luna. Il lander di Astrobotic doveva portare con sé sette strumenti di NASA per esplorare la superficie lunare. Nonostante l’inconveniente, NASA ha pianificato per quest’anno altre tre missioni lunari private, compreso un secondo tentativo di Astrobotic.
Gli Stati Uniti hanno posticipato il ritorno degli astronauti sulla Luna alla seconda metà del 2026, un rinvio di un anno rispetto alla data precedente fissata nel 2025. E in un contesto di restrizioni di bilancio, pur cercando di conservare la propria eredità spaziale, si trovano a fronteggiare la Cina, che ha già raggiunto diversi traguardi e che mira a far atterrare i suoi uomini entro il 2030.
“Il piano della Cina è decisamente ambizioso”, ha commentato Bill Nelson, capo della NASA, commentando il posticipo di Artemis. “Credo che miri a sbarcare prima di noi per ottenere un vantaggio nelle relazioni pubbliche. Tuttavia, non penso che ci riusciranno.”
NASA, per portare a termine i propri obiettivi, sta contando notevolmente su aziende esterne come ad esempio SpaceX di Elon Musk, a cui pagherà l’utilizzo della sua astronave Starship HLS (Human Landing System), per abbattere i costi delle missioni lunari. Vale la pena ricordare che quando gli Stati Uniti lanciarono le missioni Apollo, più di cinquant’anni fa, NASA era proprietaria di tutti i veicoli spaziali coinvolti.


