I chip americani nelle armi russe

by | 11 Dic 2024 | Tech War

Tempo di lettura: 2 minuti

A poche settimane dalla nostra news nella quale esponiamo il fallimento delle sanzioni tecnologiche contro la Cina, un’inchiesta di Bloomberg svela come la Russia stia aggirando le sanzioni occidentali.

Col risultato di acquistare chip statunitensi per alimentare il suo complesso militare-industriale.

Documenti interni russi, combinati con dati sulle importazioni e testimonianze governative, rivelano infatti una catena di approvvigionamento sorprendentemente semplice e resiliente, che collega la Silicon Valley a Mosca.

Nonostante le restrizioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea dopo l’invasione dell’Ucraina, armi russe recuperate sui campi di battaglia ucraini continuano a contenere componenti di aziende come Texas Instruments, Intel e Analog Devices.

Le autorità occidentali si interrogano sul motivo per cui i controlli commerciali stiano fallendo, mentre Mosca si avvale di tecnologie occidentali per produrre droni, missili Iskander e sistemi di comunicazione militari.

Un sistema di acquisto diretto

I russi non comprano i chip direttamente da TI, perché l’azienda ha bloccato l’accesso al suo negozio online per chiunque usi indirizzi IP russi. Esistono però portali russi come getchips.ru e altchips.ru che replicano in tempo reale le informazioni del catalogo di TI (prezzi, disponibilità) attraverso le API (interfacce che permettono ai sistemi di scambiarsi dati) o altri escamotage tecnici.

Questi siti non appartengono a TI ma mostrano le stesse informazioni del negozio ufficiale, permettendo agli utenti russi di vedere cosa è disponibile e quanto costa.

Una volta ricevuto l’ordine, per far arrivare i chip in Russia senza attirare sospetti vengono usate shell company (società di facciata) registrate in Paesi terzi, non direttamente soggetti alle sanzioni statunitensi.

Spesso queste aziende operano da uffici virtuali senza personale, rendendo difficile tracciarne l’attività. I prodotti viaggiano attraverso diverse tappe, passando da Hong Kong o da altri snodi commerciali come Shenzhen, in Cina.

Questo sistema frammentato, che coinvolge molteplici tappe e aziende, sfrutta le lacune nei controlli sui clienti finali, permettendo alla tecnologia americana di alimentare il complesso militare-industriale russo, nonostante le sanzioni.

Le falle nei controlli sui chip

Durante delle audizioni al Congresso degli Stati Uniti, Texas Instruments è stata accusata di avere controlli “lassi” sulle vendite online. Sebbene l’azienda abbia dichiarato di opporsi fermamente all’uso dei propri chip da parte dell’esercito russo, i documenti di Bloomberg evidenziano criticità nelle procedure di screening.

TI è stata criticata per non adottare due misure comuni tra i produttori di tecnologia, come l’uso di database di gestione del rischio all’inizio del processo di vendita, e la richiesta di dettagli sugli utenti finali dei prodotti acquistati. Ciò ha reso più facile per i distributori russi e i loro intermediari accedere a componenti critici.

L’impatto sul campo di battaglia

Secondo le autorità ucraine, dall’inizio dell’invasione oltre 4.000 componenti occidentali sono stati recuperati in armi russe. Texas Instrument figura tra i principali fornitori indiretti di tecnologie critiche, con chip trovati nei missili Kinzhal e nei droni Lancet-3.

Un esempio emblematico è quello di un’impresa russa che ha giustificato l’acquisto di un traduttore di tensione prodotto da TI, componente essenziale per i modem radio. Il prodotto, dal costo di soli 10 centesimi, è stato descritto come insostituibile per garantire affidabilità e durata.

Gli esperti chiedono un approccio più rigoroso alla gestione del rischio e ai controlli sulle esportazioni. Secondo Maria Shagina, ricercatrice presso l’International Institute for Strategic Studies, è necessario passare da un approccio formale alla conformità a una strategia investigativa più completa.

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