Entro il 2030, un data center potrà arrivare a costare $200 miliardi

da | 25 Apr 2025 | Tecnologia

Un data center raffigurato da OpenAI.

Nel giro di sei anni, realizzare il più potente data center al mondo per l’intelligenza artificiale potrebbe richiedere un investimento di 200 miliardi di dollari.

È quanto emerge da uno studio firmato da Georgetown University, Epoch AI e Rand Corporation, che ha analizzato oltre 500 progetti internazionali di data center IA dal 2019 a oggi.

Se il trend attuale dovesse proseguire, queste strutture finiranno per contenere milioni di chip, costare cifre da capogiro e consumare energia elettrica quanto un’intera metropoli.

Eppure, nonostante i progressi nell’efficienza, l’aumento di consumi e costi non sembra destinato a rallentare.

L’impennata dei data center

Dal 2019 al 2025, secondo i ricercatori, i costi hardware per realizzare un data center IA sono cresciuti in media di 1,9 volte l’anno. Ancora più preoccupante è l’ascesa dei consumi energetici, che raddoppiano ogni dodici mesi.

L’esempio più eclatante è Colossus, il mega data center da 7 miliardi di dollari firmato xAI, l’azienda fondata da Elon Musk, che già oggi consuma circa 300 megawatt, l’equivalente del fabbisogno elettrico di 250.000 famiglie.

Lo studio ha evidenziato un netto miglioramento nell’efficienza energetica dei data center negli ultimi cinque anni: tra il 2019 e il 2025, le prestazioni computazionali per ogni watt consumato sono aumentate in media del 34% l’anno.

Eppure, questi progressi non bastano a contenere l’esplosione dei consumi. Secondo le proiezioni dello studio, entro il 2030 un singolo data center di fascia alta potrebbe ospitare 2 milioni di chip IA, valere fino a 200 miliardi di dollari e richiedere 9 gigawatt di potenza: quanto nove reattori nucleari.

Investimenti colossali, ma con qualche timore

OpenAI ha dichiarato di aver già raggiunto circa il 10% della popolazione mondiale con la sua piattaforma ChatGPT. Ma avrà bisogno di molta più potenza di calcolo.

Come abbiamo scritto, ha stretto un’alleanza con SoftBank e altri investitori con l’obiettivo di raccogliere fino a 500 miliardi di dollari per costruire Stargate, una rete di data center IA negli Stati Uniti – e forse anche in Europa.

Microsoft, Google e AWS, da parte loro, hanno già messo sul piatto centinaia di milioni solo per il 2025.

Eppure non mancano segnali di rallentamento. Alcuni hyperscaler, come AWS e Microsoft, hanno recentemente rallentato i propri progetti.

In una nota diffusa a metà aprile, gli analisti della banca Cowen hanno parlato apertamente di un “raffreddamento” del mercato dei data center nei primi mesi del 2025, alimentato dal timore che la crescita non sia più sostenibile.

Un impatto ambientale e fiscale da non sottovalutare

A rendere più complesso il quadro è anche la questione ambientale. Una recente analisi di Wells Fargo prevede che, entro il 2030, il consumo energetico dei data center aumenterà del 20%.

Un’accelerazione che rischia di mettere sotto pressione le fonti rinnovabili, spingendo nuovamente verso il ricorso a combustibili fossili.

Ma i data center pongono anche altri problemi. Consumano ingenti quantità di acqua, occupano terreni di pregio e sottraggono risorse fiscali agli stati.

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Secondo uno studio recente, almeno dieci stati americani perdono oltre 100 milioni di dollari all’anno in gettito fiscale, a causa degli incentivi troppo generosi concessi ai grandi operatori.

La rivoluzione dell’IA, insomma, non è solo tecnologica: è anche energetica, urbana e politica.

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