Quello del costo energetico dell’intelligenza artificiale, è un tema che su TechTalking abbiamo trattato più volte. L’ultima, solamente qualche settimana fa, riportava la notizia che le Nazioni Unite hanno chiesto che l’IA riceva la stessa attenzione nel dibattito pubblico dedicata al cambiamento climatico.
E non solo per il potenziale dell’intelligenza artificiale di alimentare la disinformazione, generare deepfake o causare perdite di posti di lavoro. I timori sono anche di natura ambientale.
I data center, infatti, utilizzano molta acqua ed energia per il raffreddamento e il calcolo, col risultato che Google, ad esempio, nel 2023 ha visto un aumento del 48% della sua impronta di carbonio.
I Big Tech provano a porre rimedio a questo problema costruendo i loro data center vicino a sorgenti idriche o a centrali elettriche. Ma il loro consumo è tale da mettere in ginocchio le comunità che li ospitano. La notizia che ci apprestiamo a dare, dunque, sorprende fino a un certo punto.
La sfida del Texas: “all’energia pensateci voi”
Il principale regolatore dell’elettricità del Texas, preoccupato riguardo la capacità del sistema elettrico di far fronte a questo nuovo tipo di pressione, ieri ha lanciato un avvertimento alle grandi aziende tecnologiche: chi vorrà realizzare centri dati per l’intelligenza artificiale in quello stato, potrebbe doversi costruire anche le relative infrastrutture energetiche.
L’idea di costruire i data center nei pressi di centrali elettriche per assicurarsi un accesso costante e diretto alla fonte di approvvigionamento, per Thomas Gleeson, presidente della Public Utility Commission of Texas, non è infatti più praticabile.
Una simile soluzione rischierebbe infatti di minare la stabilità della rete, sottraendo preziose risorse energetiche al resto della popolazione.
“Non possiamo permetterci di perdere nessuna delle nostre risorse energetiche”, ha dichiarato Gleeson durante la Gulf Coast Power Association Conference ad Austin, dove il tema dell’IA ha dominato il dibattito.
Il Texas, già alle prese con difficoltà nel mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta elettrica, rischierebbe di vedere aumentare ulteriormente la pressione sulla rete, dato il rapido incremento economico e demografico dello Stato.
Da Susquehanna a Three Mile Island
A dimostrare l’entità del problema troviamo alcuni recenti accordi siglati tra Big Tech e il settore energetico. Amazon Web Services, per esempio, ha investito 650 milioni di dollari in un campus di data center in Pennsylvania, direttamente collegato alla centrale nucleare di Susquehanna.
Anche Constellation Energy Corp. ha annunciato la riapertura della centrale nucleare di Three Mile Island, vendendo l’intera produzione di energia a Microsoft.
Per affrontare queste criticità, Gleeson ha suggerito che i colossi tecnologici dovrebbero farsi carico della produzione energetica necessaria ai loro progetti. L’obiettivo? Evitare che i data center drenino le risorse già limitate della rete texana.
“Dovranno costruire parte della loro energia se vogliono connettersi alla nostra rete nei prossimi 12-15 mesi”, ha affermato, sottolineando come le grandi aziende abbiano bilanci sufficientemente solidi per finanziare la costruzione di nuove centrali elettriche.
Il modello proposto dal Texas include un’ulteriore opzione: gli sviluppatori potrebbero “costruire in eccesso”, generando più energia di quella necessaria per i data center e vendendo l’elettricità residua alla rete pubblica. Un approccio che, come ha sottolineato Gleeson, rappresenterebbe un beneficio per tutti: “Saremmo felici di comprare l’elettricità in eccesso.”
Il dibattito sulle infrastrutture energetiche e il loro ruolo nel supportare l’espansione dell’intelligenza artificiale è solo agli inizi, ma ciò che emerge con chiarezza è che la simbiosi tra Big Tech e il settore energetico potrebbe ridefinire le strategie di sviluppo industriale nei prossimi anni. E con tutta probabilità, ridefinirà anche i costi che dovremo pagare per gli abbonamenti ai servizi di intelligenza artificiale.


