Dragonfire: il laser degli UK trasforma in realtà la fantascienza

by | 25 Gen 2024 | Aerospace

Tempo di lettura: 2 minuti

Qualche giorno fa il Regno Unito ha annunciato i primi test per un’arma da guerra rivoluzionaria. Si tratta di un laser ad alta potenza di nome Dragonfire (assai evocativo), capace di colpire un bersaglio grande quanto una moneta alla ragguardevole distanza di un chilometro. Questo primo test, passato a pieni voti, potrebbe aprire la strada ad un utilizzo contro missili e droni, sostituendo i ben più costosi tradizionali sistemi missilistici.

“L’utilizzo di questa tecnologia rimuove la nostra dipendenza da costose munizioni e riduce notevolmente il rischio di danni collaterali”, afferma il Segretario alla Difesa Grant Shapps in un’intervista a test avvenuto. Aggiungendo inoltre che tale sistema potrà essere implementato in futuro nel sistema difensivo aereo.

Le armi laser non sono una novità in campo bellico e, sebbene siano una componente quasi essenziale di ogni film di fantascienza che si rispetti, sono già in uso nella marina statunitense, installate su numerose navi da battaglia.

Le munizioni balistiche e i missili però sono ancora i metodi più usati per abbattere i droni, come nel recente conflitto nel Mar Rosso. Il ministero della difesa ha rivelato che usare il Dragonfire per 10 secondi costa quanto usare un termosifone portatile per un’ora, con un costo operativo di quasi 12 euro per colpo. Se si pensa ai costi milionari dei singoli missili, si capisce l’entità del risparmio portato da questa nuova tecnologia.

Come funziona il Dragonfire

Sviluppato dal Defence Science and Technology Laboratory (DSTL) in collaborazione con altri partner e col supporto del Ministero della difesa, grazie a un investimento di £100 milioni, il Dragonfire è classificato come Laser Directed Energy Weapon” (LDEW.

È un’arma ad alta intensità capace di passare attraverso il bersaglio designato, causando danni strutturali e persino detonando le testate a distanza. La sua gittata massima è ovviamente classificata ma si tratta comunque di un’arma in grado di colpire solo bersagli visibili e, ovviamente nel raggio d’azione.

“Questi test ci hanno permesso di comprendere il potenziale di questo tipo di armi ma soprattutto ci hanno consentito di studiare la possibile minaccia che pongono”, afferma il Dr. Paul Hollinshead, Direttore Esecutivo del DSTL.

Questo test è finito sotto le luci dei riflettori in seguito all’evoluzione del conflitto tra Ucraina e Russia, con la Russia accusata di usare droni kamikaze di fattura iraniana, e l’Ucraina che a sua volta s’è armata coi meno tecnologici droni telecomandati, popolari fra gli hobbisti.

Con costanti investimenti da parte del governo britannico, risulta chiaro l’intento delle forze armate nel voler migrare il proprio arsenale verso sistemi a basso costo. Ma, come sempre accade, la corsa agli armamenti non si fermerà qui e chissà quale altra arma fantascientifica vedremo diventare realtà.
Per ora accontentiamoci di questa rivisitazione dei phaser cari a ogni appassionato di Star Trek.

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