Il Digital Foundry rompe con Eurogamer (e IGN) e diventa indipendente

by | 8 Ago 2025 | Videogames

Tempo di lettura: 3 minuti

Non è forse una tipica notizia di TechTalking ma abbiamo pur sempre una sezione dedicata ai videogiochi. E, considerando anche i 13 anni trascorsi a Eurogamer Italia da parte di chi scrive, quella che segue è una news che assume sfumature particolarmente significative sul mondo dell’editoria videoludica. Oltre che personali.

Il Digital Foundry è da sempre sinonimo di precisione e autorevolezza nell’analisi tecnica delle console e dei videogiochi. Nato come costola di Eurogamer, la testata ha conquistato un posto unico nel panorama dell’informazione videoludica, diventando il punto di riferimento per scoprire le reali capacità di un hardware, capire dove i titoli più attesi girano al meglio e indagare il perché delle prestazioni altalenanti. Non a caso, anche giganti come Sony e Microsoft hanno spesso scelto Digital Foundry per offrire in esclusiva dettagli tecnici dei propri prodotti.

Oggi, però, il Digital Foundry segna una svolta storica: non è più un sotto-marchio di Eurogamer e non è più sotto il controllo di IGN. Il fondatore, Richard Leadbetter, ha completato l’acquisto delle quote che mancavano, portando il brand e il suo intero archivio verso un futuro completamente indipendente, con un team di cinque persone pronto a lavorare senza vincoli societari.

Dall’era Eurogamer al ritorno in mani proprie

La strada per arrivare a questa indipendenza è stata lunga e segnata da numerosi passaggi di proprietà. Nel 2015 Leadbetter ha venduto il 50% di Digital Foundry a Eurogamer per finanziare l’espansione del canale YouTube, mantenendo l’altro 50%.

Quella metà venduta è passata poi nelle mani di Gamer Network, successivamente acquisita da ReedPop, e infine è arrivata in dote a IGN quando la capogruppo Ziff Davis ha comprato Gamer Network a luglio dell’anno scorso.

Ogni passaggio ha rinviato i piani di Leadbetter di riacquistare il controllo completo ma la svolta è arrivata quest’anno, quando IGN ha proposto di cedere la sua quota: il 25% a Leadbetter e il restante 25% a Rupert Loman, fondatore di Eurogamer nel 1999 insieme al fratello Nick. “Credo che sia senza dubbio l’acquisto più grande che abbia mai fatto, più della mia casa”, ha dichiarato Leadbetter a The Verge, sottolineando la portata dell’operazione.

Un business già solido e una community fedele

Il Digital Foundry non riparte da zero: è già un’attività redditizia. L’audience costruita negli anni garantisce entrate stabili, con un canale YouTube da quasi 1,5 milioni di iscritti e un seguito su Patreon che, secondo le stime pubbliche, genera circa 200.000 dollari all’anno. Ciò permette alla redazione di pianificare il futuro senza l’ansia di trovare un nuovo pubblico, ma con la libertà di decidere in autonomia strategie editoriali e investimenti.

Leadbetter è convinto che questa indipendenza far0à crescere ulteriormente il progetto. In passato, con il 50% in mano a lui e il 50% a IGN o Gamer Network, ogni investimento richiedeva il via libera di due parti con priorità diverse. “Quando fai parte di una grande entità aziendale, lo spirito d’innovazione tende a lasciare spazio ai numeri duri e puri”, ha spiegato.

Digital Foundry: le ambizioni per il futuro

Senza Eurogamer alle spalle, Digital Foundry perde una grande cassa di risonanza per i suoi contenuti. Il dominio digitalfoundry.net oggi funge solo da vetrina per i video, ma l’idea è di creare un vero e proprio sito capace di valorizzare quasi vent’anni di archivio, rendendo le analisi più accessibili a un pubblico più vasto.

Tra i progetti in cantiere ci sono anche un podcast dedicato al retrogaming, nuove interviste con sviluppatori e, se le risorse lo consentiranno, l’assunzione di un redattore aggiuntivo per ampliare la copertura PC.

Leadbetter, insieme a John Linneman e Alex Battaglia, conferma che la formula editoriale non cambierà. Digital Foundry continuerà a fondarsi su tre pilastri: PC gaming, retrogaming e analisi delle prestazioni delle console. Niente caccia alla SEO, niente stravolgimenti, ma più controllo interno su assunzioni, sponsorizzazioni, vendite pubblicitarie e merchandising.

Nonostante il nuovo assetto, inoltre, non ci sarà un passaggio a un modello esclusivamente a pagamento. La maggior parte dei contenuti resterà gratuita, e sul canale YouTube non sono previsti tagli o variazioni nel numero di video pubblicati.

“Se faremo un sito, sarà pubblico e senza alcun tipo di pay-gating”, assicura Leadbetter. “Ci sono sempre stati piccoli bonus per gli abbonati ma in definitiva il messaggio è: supportateci. Se vi piace quello che facciamo, sostenete il team, fa davvero una differenza enorme.”

Con questa indipendenza, Digital Foundry si prepara a una nuova fase, forte di un pubblico fedele, di un archivio unico e della possibilità di decidere finalmente il proprio futuro senza compromessi aziendali.

Un futuro che, nelle intenzioni di Leadbetter, continuerà a parlare la lingua dell’analisi tecnica ma con più libertà creativa e strategica che mai. Ben meno roseo ci pare invece il futuro di Eurogamer, che dopo essere stato acquistato l’anno scorso dal proprio rivale (e anche in questo caso, chi scrive ne sa qualcosa), perde oggi il più classico dei fiori all’occhiello.

POTREBBE INTERESSARTI

Asha Sharma, CEO di Xbox

Microsoft taglia 4.800 posti e resetta Xbox

Il colosso di Redmond taglia 4.800 posti e cede quattro studi di sviluppo, nel giorno in cui Xbox chiude ufficialmente l’era delle acquisizioni a tappeto. Basterà...
Ubisoft Claude Guillemot

Ubisoft, morto in un incidente aereo il cofondatore Claude Guillemot

Il cofondatore del gruppo francese è morto in un incidente aereo sulla costa atlantica francese. Era uno dei cinque fratelli che nel 1986 crearono il gruppo diventato...
Jensen Huang Cina

La Cina vieta anche i chip gaming di Nvidia

Mentre Jensen Huang era ancora in visita, Pechino chiudeva le porte anche all’RTX 5090D V2ai, appositamente pensato per il mercato cinese. Huawei cresce del 60% e...
Nintendo Switch 2

Nintendo aumenta i prezzi di Switch 2: la corsa all’IA sta colpendo anche il gaming

Nintendo taglia le stime di vendita e alza i listini, mentre Sony rinvia la nuova PlayStation. Dietro c’è la stessa causa: i chip che servono all’IA...
Sony PlayStation 5

PlayStation costerà cento dollari in più. La colpa è dell’IA

La domanda di chip per i data center fa aumentare i prezzi delle memorie. E Sony alza i prezzi della PlayStation 5 (per la seconda volta in un anno).

nvidia dlss 5

Nvidia porta l’IA nei videogiochi col DLSS 5

La nuova tecnologia di Nvidia promette personaggi più realistici. Ma i volti generati sembrano usciti da un feed di Instagram.

Meta Zuckerberg Meta Ray-Ban EssilorLuxottica

Zuckerberg archivia il metaverso: Horizon Worlds sparisce dai visori

Dopo miliardi investiti e un cambio di nome aziendale, Meta spegne l’esperienza VR che doveva definire il futuro di internet.

Loom Games Pixel Flow Scopely

Dopo Pokémon Go, Scopely punta sulla Turchia per sfidare Tencent

Monopoly Go ha fatto la storia. In un mercato mobile che cresce a fatica, il gruppo saudita-americano accelera sulle acquisizioni e sul talento globale.

Game For Peace Cina gaming IA

Da Genshin a DeepSeek: così il gaming cinese sta alimentando la corsa all’IA

MiHoYo, NetEase, Tencent: i colossi dei videogiochi investono nelle startup di intelligenza artificiale per tagliare i costi e rilanciare un settore in...
Yves Guillemot Ubisoft

Ubisoft affonda: -34% in borsa, sei giochi cancellati e studi chiusi

Da Halifax a Stoccolma, chiudono gli studi mentre il publisher cerca di tagliare 500 milioni di costi. Guillemot ammette: “Serve un cambiamento...
Share This