Epic vince (di nuovo) contro Google: Android dovrà aprirsi alla concorrenza

by | 1 Ago 2025 | Videogames, Legal

Tempo di lettura: 3 minuti

È una vittoria pesante quella che Epic Games ha ottenuto contro Google, e potrebbe trasformare in modo permanente l’ecosistema Android.

La Corte d’Appello del Nono Circuito ha infatti confermato ieri il verdetto della giuria che, nel 2023, aveva dichiarato il sistema del Google Play Store e il suo meccanismo di pagamento interno come veri e propri monopoli illegali.

Ma non è finita qui: con questa sentenza, la Corte ha anche riattivato un’ingiunzione permanente, precedentemente sospesa, che obbliga Google ad aprire la propria piattaforma alla concorrenza.

È stato lo stesso CEO di Epic, Tim Sweeney, a celebrare l’evento con un post su X: “Vittoria totale nell’appello Epic contro Google!”.

Poco dopo, la società ha confermato che l’Epic Games Store arriverà direttamente all’interno del Google Play Store, approfittando immediatamente delle nuove possibilità aperte dalla decisione del tribunale.

Cosa cambierà concretamente per Google

Il provvedimento obbliga Google a permettere, per tre anni, la distribuzione di store alternativi nel proprio marketplace. In altre parole, gli utenti Android potranno scaricare ed esplorare altri negozi di app dall’interno stesso del Play Store.

Inoltre, Google dovrà garantire ai competitor l’accesso al catalogo completo delle applicazioni, e non potrà più imporre l’uso del proprio sistema di pagamento.

È un colpo netto alla strategia con cui l’azienda ha cercato di mantenere il controllo totale dell’ecosistema Android. Il giudice James Donato aveva già stabilito questi obblighi nel 2024, ma Google era riuscita a ottenere una sospensione temporanea dell’ingiunzione. Ora quella sospensione è decaduta.

La Corte ha respinto l’argomento secondo cui la concorrenza con Apple su iOS potesse giustificare la stessa postura di Google nel mondo Android. Il sistema operativo mobile di Google, hanno osservato i giudici, viene infatti concesso in licenza a produttori terzi come Samsung o Motorola, a differenza del modello chiuso adottato da Apple.

La reazione di Google non si è fatta attendere. In una dichiarazione ufficiale, Lee-Anne Mulholland, responsabile globale delle relazioni regolatorie, ha commentato: “Questa decisione danneggerà significativamente la sicurezza degli utenti, limiterà la scelta e comprometterà l’innovazione che è sempre stata al centro dell’ecosistema Android. La nostra priorità resta quella di proteggere utenti, sviluppatori e partner, e mantenere una piattaforma sicura mentre proseguiamo con il ricorso”.

Google ha quindi prevedibilmente annunciato l’intenzione di presentare appello presso la Corte Suprema. Ma nel frattempo, dovrà iniziare a implementare i cambiamenti ordinati dalla sentenza.

Perché Epic ha vinto con Google ma perso con Apple

Nel 2020, Epic aveva fatto causa sia a Google sia ad Apple per la rimozione di Fortnite dai rispettivi store ufficiali.

Una rimozione che non era casuale ma il risultato di un’azione calcolata: Epic aveva inserito di proposito un codice “segreto” all’interno della propria app per aggirare i sistemi di pagamento obbligatori imposti dai due colossi.

È stata la stessa Corte d’Appello a ricordarlo nella sentenza: “Google ha rimosso Fortnite dal Play Store dopo che Epic aveva incorporato del codice nascosto che bypassava i sistemi di pagamento Google”. Epic non ha mai negato di averlo fatto: era parte di una strategia di lungo periodo per forzare lo scontro giuridico.

I risultati però sono stati diversi: con Apple, Epic ha in gran parte perso; con Google, ha vinto su tutta la linea. La differenza non sta solo nelle argomentazioni giuridiche ma anche nelle prove emerse durante il processo.

Nel caso di Google, la giuria ha potuto visionare documenti interni e scambi riservati che dimostravano l’esistenza di accordi segreti tra l’azienda e produttori di smartphone, volti a soffocare la concorrenza e disincentivare l’apertura di store alternativi.

Sono emersi anche timori espliciti da parte dei dirigenti di Google sul fatto che Epic potesse innescare un effetto domino tra altri sviluppatori. Questi elementi, assenti nel caso Apple, hanno contribuito in modo decisivo alla condanna di Google per pratiche monopolistiche.

Android, “open” ma non troppo

La sentenza ha anche evidenziato le contraddizioni strutturali dell’ecosistema Android. Google ha sempre sostenuto di adottare una filosofia aperta, in contrasto con il “giardino recintato” di Apple. Ma questa apertura, secondo la Corte, non è bastata a garantire un mercato realmente competitivo.

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Anzi, i giudici hanno sottolineato come Google abbia comunque mantenuto un controllo capillare sulla distribuzione e sulla monetizzazione delle app, arrivando a definire due mercati separati in cui l’azienda esercita un dominio illegale: quello della distribuzione delle app Android e quello dei sistemi di pagamento in-app.

Per il colosso di Mountain View, il rischio non è solo quello di perdere una causa. È quello di vedere messo in discussione il modello di business che ha reso Android una delle piattaforme mobili più diffuse al mondo.

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