Nel 2023, Binance ha patteggiato col Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti a seguito dell’ammissione di aver violato le leggi antiriciclaggio e le sanzioni internazionali.
Dopo aver pagato 4,3 miliardi di dollari in sanzioni e risarcimenti, ha assunto un impegno formale: segnalare alle autorità qualsiasi attività illecita rilevata sulla piattaforma, e presidiare la compliance con esperti provenienti dalle forze dell’ordine.
Il fondatore Changpeng Zhao si è dimesso da amministratore delegato, pur mantenendo la quota di maggioranza, e ha trascorso quattro mesi in un carcere federale. Tutto ciò è stato, nelle parole dell’azienda, una svolta.
L’anno scorso, però, un gruppo di investigatori interni ha trovato qualcosa di diverso. Persone in Iran avevano ottenuto accesso a oltre 1.500 account sulla piattaforma nell’arco di dodici mesi.
Circa 1,7 miliardi di dollari erano transitati da due account Binance verso entità iraniane con legami a gruppi terroristici, una possibile violazione delle stesse sanzioni che l’exchange aveva appena promesso di rispettare. Uno di quegli account apparteneva a un fornitore diretto di Binance.
Gli investigatori hanno segnalato tutto ai vertici. Nel giro di alcune settimane, quattro di loro sono stati licenziati o sospesi. L’azienda ha citato “violazioni del protocollo aziendale” nella gestione dei dati dei clienti.
Due canali, un miliardo e sette
L’indagine interna era partita da una segnalazione esterna. A metà del 2024, le forze dell’ordine israeliane avevano contattato il team di compliance di Binance per discutere di rotte di finanziamento del terrorismo legate all’Iran.
Ne era emerso il nome di Hexa Whale Trading Limited, un’azienda con sede a Hong Kong nel frattempo cessata: aveva usato Binance per inviare 490 milioni di dollari a portafogli crypto collegati a entità iraniane.
Secondo quanto riferito da un funzionario israeliano agli investigatori, Hexa Whale avrebbe finanziato organizzazioni come gli Houthi, la milizia sostenuta da Teheran che controlla il nord dello Yemen. Binance ha notificato il Dipartimento di Giustizia a ottobre e rimosso l’account.
Il caso più grave ha riguardato però un’altra società di Hong Kong: Blessed Trust. Non un utente qualunque ma un fornitore operativo dell’exchange, un partner per i pagamenti in valuta tradizionale, incaricato tra l’altro di saldare fatture e gestire pagamenti operativi.
Nei suoi documenti interni, Blessed Trust elencava i suoi cinque principali clienti per fatturato: erano tutti entità Binance. Nel corso di circa due anni, dall’account di Blessed Trust sono transitati 1,2 miliardi di dollari verso entità legate all’Iran.
Gli investigatori hanno trovato connessioni con portafogli riconducibili al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, designato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti e da altri paesi. Binance ha interrotto il rapporto con Blessed Trust a gennaio e ha condiviso le informazioni con FBI e IRS.
Nel medesimo periodo, gli investigatori hanno anche identificato una flotta di navi cargo russe che usava account Binance per pagare i propri equipaggi, considerate impegnate nell’elusione delle sanzioni. Binance sostiene che le navi non fossero formalmente sanzionate.
L’esodo dalla compliance di Binance
Quattro investigatori rimossi sono la parte visibile di un fenomeno più ampio. Negli ultimi mesi, oltre sei figure chiave della funzione di compliance hanno lasciato Binance: tra loro, il responsabile delle sanzioni e il responsabile del team di compliance aziendale. Anche il chief compliance officer, Noah Perlman, avrebbe discusso la possibilità di andarsene, secondo una persona a conoscenza della situazione sentita dal new York Times.
Binance nega che i licenziamenti siano collegati alle segnalazioni. La portavoce Rachel Conlan ha dichiarato che gli investigatori sono stati disciplinati “in relazione alla divulgazione non autorizzata di informazioni riservate sui clienti” e che “l’indagine non è stata chiusa”. Ha aggiunto che l’azienda non ha trovato prove di violazioni effettive delle sanzioni.
Il timing, però, è eloquente: le sospensioni sono arrivate a novembre, poco dopo che gli avvertimenti su Blessed Trust avevano raggiunto l’amministratore delegato Richard Teng e il chief compliance officer. I primi due investigatori sospesi sono stati rimpiazzati da altri due colleghi. Questi ultimi sono stati sospesi nel giro di giorni, con accesso ai sistemi interni revocato.
Il modello che emerge (segnalazione, escalation ai vertici, rimozione di chi ha segnalato), è lo stesso che nel 2023 aveva portato al patteggiamento. La differenza è che allora Binance era sotto indagine esterna. Oggi opera con impegni formali assunti davanti a un tribunale federale.
La politica entra in scena
Vale la pena ricordare che Changpeng Zhao ha ricevuto la grazia presidenziale da Donald Trump, ed è stato ospite questo mese a una conferenza a Mar-a-Lago. “Ho imparato molto,” ha scritto sui social allegando una foto dell’evento. La start-up crypto della famiglia Trump, World Liberty Financial, ha nel frattempo stretto legami commerciali con Binance.
Quando il New York Times ha chiesto commenti alla Casa Bianca, la portavoce Karoline Leavitt ha risposto inquadrando il procedimento giudiziario contro Zhao come parte di una “guerra alle criptovalute” dell’amministrazione Biden. Nessun riferimento alle transazioni iraniane. Nessuna menzione degli investigatori rimossi.
Le domande che restano aperte sono sostanziali. Binance ha rispettato gli obblighi di segnalazione assunti nel 2023? Il licenziamento degli investigatori configura un ostacolo alla compliance o, peggio, all’attività di vigilanza?
E in un momento in cui l’amministrazione Trump annuncia misure di pressione militare sull’Iran, come si concilia la grazia a Zhao con la scoperta che la sua piattaforma avrebbe incanalato fondi verso le Guardie della Rivoluzione islamica?
Fonte: The New York Times


