Lo avevamo raccontato a febbraio: l’intesa da 100 miliardi di dollari tra Nvidia e OpenAI, annunciata a settembre con toni da evento epocale, non era mai diventata un accordo formale. Era invece rimasta una lettera d’intenti.
Jensen Huang aveva risposto “sciocchezze” alle indiscrezioni del Wall Street Journal, confermando che Nvidia avrebbe investito “una grande quantità di denaro” nel round di OpenAI, ma senza precisare cifre. Adesso le cifre ci sono, e l’accordo è un altro.
Nvidia è in fase di finalizzazione di un investimento azionario da 30 miliardi di dollari in OpenAI, che sostituisce formalmente la partnership pluriennale mai decollata. L’intesa potrebbe chiudersi già questo fine settimana, secondo fonti a conoscenza della trattativa citate dal Financial Times.
Il meccanismo originario, dieci tranche da 10 miliardi ciascuna, legate alla crescita della domanda computazionale di OpenAI nel corso degli anni, è stato abbandonato. Al suo posto troviamo un’operazione più lineare: Nvidia entra nel capitale di OpenAI, OpenAI compra chip Nvidia. Il cerchio si chiude ma in modo più sobrio.
La struttura originaria, lo ricordiamo, non era solo ambiziosa sul piano dei numeri. Prevedeva che Nvidia garantisse parte dei prestiti che OpenAI intendeva contrarre per costruire i propri data center, un impegno finanziario ben più articolato di un semplice investimento azionario. È quel livello di complessità che non ha retto.
Un round da record, con una valutazione da capogiro
I 30 miliardi di Nvidia non sono che una componente di un’operazione finanziaria di dimensioni storiche. OpenAI sta infatti finalizzando un round che punta a raccogliere più di 100 miliardi di dollari complessivi, con una valutazione pre-money di 730 miliardi, una cifra che esclude i nuovi capitali in entrata.
La lista degli investitori è quella che ci si aspetterebbe. SoftBank investirà altri 30 miliardi. Amazon potrebbe impegnarne fino a 50, nell’ambito di una partnership più ampia che prevede l’integrazione dei modelli OpenAI nei propri servizi.
Microsoft e MGX, il fondo sovrano tecnologico di Abu Dhabi, parteciperanno anch’essi con impegni miliardari. I dirigenti di OpenAI stanno incontrando questa settimana venture capitalist e altri investitori per raccogliere ulteriori adesioni.
Il piano che OpenAI sta presentando agli investitori è esplicito: la società intende spendere circa 600 miliardi di dollari in infrastrutture di calcolo (da Nvidia, Amazon e Microsoft) da oggi al 2030.
La tesi di fondo è che l’accesso alla capacità computazionale sia la principale difesa competitiva contro i rivali, e che la domanda di strumenti di IA sia destinata a crescere senza limiti strutturali.
È una tesi costosa da sostenere ma supportata dai numeri: i ricavi di OpenAI hanno superato i 20 miliardi di dollari su base annualizzata, e negli ultimi anni sono cresciuti in parallelo alla capacità di calcolo disponibile, all’incirca triplicandosi entrambi ogni anno.
Nvidia e OpenAI: la retorica e i fatti
L’abbandono dell’accordo originale arriva in un momento ben preciso. Dall’inizio dell’anno i titoli tecnologici statunitensi hanno perso il 17%, in un clima di crescente nervosismo sulla sostenibilità economica del settore dell’IA. È in tale contesto che un’intesa annunciata come “il più grande progetto informatico della storia” si trasforma in qualcosa di più gestibile.
Sia Altman che Huang hanno fatto di tutto per presentare il ridimensionamento come irrilevante. “Amiamo lavorare con Nvidia, che produce i migliori chip per l’IA al mondo. Speriamo di essere un cliente gigantesco per molto tempo”, ha scritto Altman su X. Huang, invece, aveva risposto da Taipei che qualsiasi riferimento a una “controversia” tra le due aziende era semplicemente “sciocchezze”.
Nei fatti, però, lo stesso Huang aveva escluso esplicitamente la cifra originaria quando interpellato dai giornalisti: “No, no, niente del genere”. E secondo il Wall Street Journal, Huang avrebbe espresso privatamente preoccupazioni sulla disciplina gestionale di OpenAI, in un settore dove la concorrenza si fa sempre più agguerrita. Si vedano Google con Gemini e Anthropic con Claude.
Nvidia: non è certo filantropia
Vale la pena ricordare perché Nvidia investa in OpenAI, e perché continui a farlo anche in un momento di tensioni non del tutto sopite. Come avevamo già evidenziato, a novembre Nvidia ha annunciato un impegno fino a 10 miliardi in Anthropic, la principale rivale di OpenAI, che si affida in larga misura ai chip di Amazon e Google, non alle GPU di Nvidia.
La logica è difensiva: se i competitor di OpenAI crescono senza usare hardware Nvidia, le vendite del gruppo di Santa Clara ne risentono.
Investire in OpenAI, in questo quadro, non è un atto di fiducia nell’azienda di Altman. È un modo per presidiare il mercato. Che l’accordo valga 100 miliardi o 30 cambia i numeri, non la strategia.
Fonte: Financial Times


