Per il secondo anno consecutivo, Meta ha ridotto i premi azionari per la maggior parte dei suoi dipendenti. Quest’anno il taglio è del 5%, dopo quello del 10% dell’anno scorso. Decine di migliaia di persone coinvolte, nessun commento ufficiale dall’azienda.
Per capire la portata della cosa, serve una premessa. Nei gruppi tecnologici americani, la retribuzione non funziona come in Italia, dove lo stipendio è quasi interamente fisso.
In aziende come Meta, una parte consistente del compenso totale arriva sotto forma di azioni, i cosiddetti equity refresher, ossia assegnazioni periodiche di titoli che maturano nel tempo. Non è un benefit accessorio:per molti dipendenti, rappresenta tra un terzo e la metà del pacchetto retributivo complessivo.
Tagliare quella quota significa, nei fatti, tagliare lo stipendio. Meta però non sta attraversando una crisi: vale circa 1.600 miliardi di dollari e stima di spendere fino a 135 miliardi in infrastrutture nel solo 2026.
Meta, il budget che cresce ma non per tutti
Il budget complessivo di Meta per i compensi è aumentato, solo che la distribuzione è cambiata. Il nuovo sistema di valutazione delle performance premia in modo più generoso i top performer, concentrando le risorse su un segmento ristretto di dipendenti, in gran parte ricercatori e ingegneri di IA, a scapito della base.
Non è un risparmio, è una scelta politica precisa. Mark Zuckerberg sta costruendo una gerarchia retributiva interna dove una piccola élite tecnica vale decine, a volte centinaia di milioni di dollari l’anno in pacchetti offerti per strappare talenti a OpenAI, Google, DeepMind. Il resto dell’organizzazione finanzia, indirettamente, quella caccia.
Vale la pena ricordare che Meta ha appena stanziato 65 milioni di dollari in contributi politici in vista delle elezioni americane, con l’obiettivo dichiarato di influenzare la legislazione sull’IA.
Sessantacinque milioni sono poca cosa rispetto ai miliardi destinati ai data center o agli stipendi dei ricercatori. Ma confermano che i margini di manovra esistono e che le priorità sono altrove.
Zuckerberg e gli investitori nervosi
Dietro ai tagli c’è anche una pressione esterna. Gli investitori guardano con crescente inquietudine alle spese in IA di Meta, con cifre record ancora però senza ritorni commerciali chiari. Zuckerberg deve dimostrare che sa tenere i conti in ordine, anche mentre apre i rubinetti sull’intelligenza artificiale.
I tagli agli equity refresher della base dipendente sono, in questo senso, un segnale verso Wall Street. Un modo per dire: stiamo razionalizzando.
A gennaio, la stessa logica ha portato al taglio di circa 1.500 posti nella divisione metaverso, ancora in perdita. La grande scommessa degli anni scorsi, quella che aveva cambiato persino il nome dell’azienda, è quindi oggi la voce da cui si taglia. L’IA è invece quella su cui s’investe senza freni.
Ma il malcontento non diventa fuga
Su Blind, il forum anonimo dove i dipendenti tech si sfogano, i commenti non sono mancati. “Un’altra riduzione. Arrivederci Meta!” ha scritto qualcuno. “Stanno tagliando il mio stipendio del 5%”, un altro.
Toni comprensibili ma lo stesso forum registra anche una valutazione più fredda: difficile andarsene, in questo momento.
Il mercato del lavoro tech non è quello di due o tre anni fa. I licenziamenti di massa del 2022 e 2023 hanno lasciato il segno e trovare un’alternativa comparabile per stipendio, benefit e stabilità, non è semplice.
Meta lo sa e conta sul fatto che il malcontento resti dove è: nei forum anonimi, non nelle lettere di dimissioni.
Fonte: Financial Times


