Era un ricercatore di alto livello di BelGaN, azienda belga specializzata nei semiconduttori. Allo stesso tempo, secondo gli investigatori, dirigeva una società cinese che produceva la stessa tipologia di chip.
A maggio la polizia lo ha fermato all’aeroporto di Zaventem, poco prima che salisse su un volo diretto a Pechino.
L’uomo, 52 anni, possiede sia la cittadinanza cinese sia quella belga ed è da allora in custodia cautelare. La Procura federale indaga per spionaggio, partecipazione a un’organizzazione criminale, uso improprio di beni aziendali e divulgazione illecita di segreti industriali. Un secondo sospettato è ancora ricercato.
Il punto centrale dell’inchiesta riguarda ciò che potrebbe essere uscito da BelGaN. “L’indagine potrebbe indicare il trasferimento illecito all’estero di proprietà intellettuale specializzata e segreti commerciali”, ha dichiarato la Procura.
La società cinese di cui l’uomo sarebbe stato amministratore era stata costituita pochi mesi dopo il suo ingresso in BelGaN ed era finanziata da un fondo di investimento cinese.
Perché interessa il nitruro di gallio
BelGaN, fallita nel 2024, lavorava su semiconduttori al nitruro di gallio. Rispetto ai tradizionali chip basati sul silicio, questa tecnologia permette di gestire tensioni più elevate e trova applicazione nei veicoli elettrici ma anche nell’aerospazio e nel settore militare.
È proprio questa combinazione di usi civili e strategici a renderla particolarmente sensibile. La Cina cerca da anni di ridurre la propria dipendenza dalle tecnologie occidentali per i semiconduttori, mentre Stati Uniti e alleati hanno progressivamente ristretto l’accesso cinese ai chip più avanzati e alle apparecchiature necessarie per produrli.
L’interesse cinese per il nitruro di gallio precede l’attuale guerra tecnologica. Nel 2016 un produttore cinese tentò di acquistare Aixtron, azienda tedesca specializzata proprio in questo campo e fornitrice anche dell’industria militare statunitense. Washington bloccò l’operazione per ragioni di sicurezza nazionale.
L’intelligence belga la chiama “Copy to China”
Il servizio di sicurezza dello Stato belga aveva già dato un nome a questo meccanismo: “Copy to China”. La strategia descritta dall’intelligence consiste nell’entrare in un’azienda belga o investirvi per ottenere accesso a una determinata tecnologia, quindi creare in Cina una società capace di riprodurla su scala maggiore.
Ciò non significa che sia già stato dimostrato che il caso BelGaN abbia seguito quello schema. L’indagine deve ancora stabilire cosa sia stato effettivamente trasferito e con quali modalità. Il sospetto nasce però dal fatto che lo stesso ricercatore, con accesso alla tecnologia di BelGaN, dirigeva contemporaneamente un’azienda cinese impegnata nello stesso settore.
Non sarebbe neppure il primo caso in cui un gruppo europeo dei semiconduttori denuncia la sottrazione di proprietà intellettuale collegata alla Cina. Nel 2022 ASML accusò una società cinese di commercializzare prodotti potenzialmente lesivi dei propri diritti; quella società era collegata, secondo ASML, a un’altra azienda che in precedenza aveva sottratto suoi segreti commerciali.
Il problema adesso è europeo
La vicenda arriva mentre Bruxelles sta già valutando nuovi strumenti di sicurezza economica nei rapporti con la Cina. Antonia Hmaidi, responsabile di programma del Mercator Institute for China Studies di Berlino, ritiene improbabile che un singolo arresto cambi da solo la politica europea, ma considera possibile che rafforzi chi chiede da tempo maggiori protezioni.
Il problema è diventato più urgente proprio mentre l’Occidente prova a chiudere a Pechino alcune delle strade legali attraverso cui ottenere tecnologia avanzata.
Più aumentano i controlli sulle esportazioni e sulle acquisizioni, più intelligence e governi europei guardano con attenzione a investimenti, personale altamente specializzato e trasferimenti di proprietà intellettuale.
Pechino punta apertamente all’autosufficienza nei semiconduttori per ragioni economiche e strategiche. L’inchiesta belga dovrà stabilire se, nel caso BelGaN, quel percorso sia passato anche attraverso segreti industriali sottratti illegalmente.
Per l’Europa, la domanda pratica è già sul tavolo: come proteggere tecnologie sviluppate nelle proprie aziende quando il loro valore industriale coincide sempre più spesso con il loro valore geopolitico.
Fonte: Wall Street Journal


