Un gruppo di ventisei tra attuali ed ex dipendenti di Meta ha citato in giudizio l’azienda, accusandola di aver affidato a un insieme di sistemi di intelligenza artificiale la scelta di chi includere nei licenziamenti annunciati in maggio, che hanno riguardato circa 8.000 posti. La causa, depositata lunedì nel tribunale federale di Oakland, in California, sostiene che gli algoritmi abbiano colpito in modo sproporzionato chi si trovava in malattia, in congedo parentale o aveva una disabilità.
Come sarebbe stata fatta la selezione
Secondo il ricorso, Meta non avrebbe lasciato la decisione ai singoli manager ma a una “costellazione di sistemi interni di intelligenza artificiale”, tra cui l’assistente aziendale Metamate, agenti addestrati a replicare il lavoro di ogni dipendente, dati sui tasti premuti alla tastiera e pannelli che misuravano il consumo di token IA. A questi si sarebbero aggiunti i punteggi di performance e calibrazione raccolti nei dodici mesi precedenti. Per costruzione, sostengono gli avvocati dei ricorrenti, questi indicatori non possono crescere se una persona è assente per malattia o per accudire un familiare.
I casi citati nel ricorso
Tra le ventisei persone firmatarie, rimaste anonime nel documento depositato in tribunale, una lavoratrice era in congedo di maternità approvato e ha ricevuto la comunicazione del licenziamento due giorni prima di partorire. Un altro dipendente era in malattia per una condizione clinica grave.
Un terzo racconta che il proprio responsabile lo avrebbe scoraggiato dal richiedere il congedo medico, avvertendolo che i vertici lo avrebbero “sicuramente” incluso tra i tagli; quando il dipendente ha fatto notare che lo stato di Washington tutela per legge chi prende un congedo, il manager avrebbe risposto solo “questa è Meta”, aggiungendo che l’azienda “ottiene sempre quello che vuole”. Diversi ricorrenti riferiscono inoltre che il punteggio legato all’uso degli strumenti IA crollava durante l’assenza, perché il sistema registrava i giorni di congedo come mancato impegno.
La replica di Meta e il clima interno
Un portavoce di Meta ha respinto le accuse, dichiarando che le decisioni sul personale “le hanno prese e le prendono le persone, non l’intelligenza artificiale”, e ha definito le richieste dei ricorrenti prive di fondamento. L’azienda affronta comunque un clima interno teso: a giugno aveva sospeso un programma di tracciamento dei tasti premuti dai dipendenti, pensato per addestrare modelli IA, dopo che una fuga di dati interna ne aveva esposto i dettagli e i lavoratori avevano firmato una petizione contro il progetto. Sempre a giugno, il chief technology officer Andrew Bosworth aveva ammesso che il morale del personale era “probabilmente ai livelli più bassi di sempre”.
Il nodo legale dietro i licenziamenti
I contratti Meta prevedono clausole che vincolano i dipendenti all’arbitrato e vietano le azioni collettive, ma i ricorrenti chiedono comunque un provvedimento cautelare che blocchi il completamento dei licenziamenti, fissato per il 22 luglio, in attesa che la controversia venga decisa. Il ricorso richiama anche le normative recenti di California e New York City, che impongono alle aziende di verificare eventuali pregiudizi negli strumenti di intelligenza artificiale usati per le decisioni sul personale: obblighi che secondo i legali dei ricorrenti Meta non avrebbe rispettato.
Un congedo protetto dalla legge, spiega Jeffrey Hirsch, docente di diritto del lavoro alla University of North Carolina, non blinda automaticamente il posto: impedisce però a un’azienda di usarlo, anche indirettamente, come criterio per scegliere chi licenziare. Il tema è già al centro dell’agenda politica dopo che il governatore della California Gavin Newsom ha firmato un’ordinanza sull’IA a tutela dei lavoratori.
Un precedente da seguire
La causa è tra le prime negli Stati Uniti a mettere sotto esame diretto il ruolo dell’intelligenza artificiale nella scelta di chi licenziare, e arriva mentre altre aziende tech stanno automatizzando le proprie ristrutturazioni con strumenti simili. Meta aveva presentato i tagli di maggio come parte di un piano per rendere l’azienda più agile davanti alle startup native dell’IA. Il verdetto, o un eventuale accordo prima dell’arbitrato, potrebbe diventare un riferimento per le prossime cause dello stesso tipo.
Fonte: The Wall Street Journal


