Meta taglia il 10% della forza lavoro: l’IA costa, qualcuno deve pagarla

by | 24 Apr 2026 | Business, IA

Mark Zuckerberg, CEO di Meta.
Riassunto IA
  • Meta taglia 8.000 posti e ne chiude altre 6.000 aperte, pari al 10% della forza lavoro, per finanziare fino a 135 miliardi di spesa in IA nel 2026.
  • Il flusso di cassa libero dell’azienda è previsto in calo dell’83% anno su anno, con gli investitori in pressione sui margini.
  • Microsoft, Amazon, Block, Salesforce e Snap hanno annunciato tagli analoghi: un riallineamento sistemico del settore attorno alla spesa in infrastruttura IA.
Tempo di lettura: 3 minuti

Ottomila persone fuori, altre 6.000 posizioni aperte che non verranno riempite. Meta ha annunciato ieri il taglio del 10% della propria forza lavoro con un memo interno, notificando ai dipendenti interessati che riceveranno la comunicazione il 20 maggio, con sedici settimane di stipendio base più due per ogni anno di anzianità come liquidazione negli Stati Uniti (i pacchetti altrove saranno diversi).

Mark Zuckerberg sta riorganizzando l’azienda attorno all’intelligenza artificiale, in una corsa feroce contro OpenAI, Google e Anthropic. Dice di voler costruire prodotti social basati su una “superintelligenza personale” che miliardi di persone incorporino nella vita quotidiana.

L’azienda parla di efficienza. I numeri dicono che è in corso uno spostamento del capitale dal lavoro umano all’infrastruttura di calcolo.

I numeri della scommessa

Meta prevede di spendere fino a 135 miliardi di dollari quest’anno in investimenti di capitale, quasi il doppio dei 72 miliardi del 2024, con un aumento di almeno il 60% rispetto allo scorso anno.

Oltre 70 miliardi sono già finiti in data center, semiconduttori e proprietà immobiliari per sostenere l’infrastruttura. A questo si aggiunge la campagna acquisti sui ricercatori: 14,3 miliardi di dollari investiti in Scale AI, con l’amministratore delegato Alexandr Wang trasferito a Meta a guidare un nuovo laboratorio sulla superintelligenza.

Il problema, per gli investitori, è che questa spesa sta mangiando i margini. Il flusso di cassa libero è la quantità di denaro contante che rimane a un’azienda dopo aver pagato tutte le spese operative e aver effettuato gli investimenti necessari in attività fisse (come macchinari o immobili). È il “portafoglio” reale dell’azienda, quello che può essere usato per premiare gli azionisti, ridurre i debiti o espandersi ulteriormente.

Ebbene, quello di Meta è previsto in calo dell’83% anno su anno. È un crollo che spiega perché i tagli arrivano proprio ora: non sono una decisione operativa isolata, sono la contropartita finanziaria necessaria a sostenere la scommessa infrastrutturale.

Meta ammette di essere rimasta indietro sullo sviluppo dei modelli fondamentali. E per recuperare ha scelto la via più costosa: comprare talento e costruire capacità di calcolo a peso d’oro. Qualcuno quella spesa deve pagarla, e i tagli indicano chi.

Il settore si “riallinea”

Quello di Meta però non è un caso isolato. Microsoft giovedì ha offerto uscite incentivate al 7% della forza lavoro. Amazon prevede circa 16.000 licenziamenti quest’anno come parte di una ristrutturazione legata agli investimenti in IA. Block, la società madre di Square e Cash App, taglierà circa 4.000 persone, metà dei suoi dipendenti. Salesforce ha comunicato circa 1.000 uscite collegate all’automazione via IA. Snap ha tagliato circa 1.000 posizioni, il 16% del totale.

Tutte aziende diverse, per dimensione, modello di business, esposizione all’IA. Ma il pattern è comune: riallocare capitale dal lavoro umano all’infrastruttura di calcolo. I tagli oggi finanziano la promessa che domani servirà meno lavoro umano. “Stiamo iniziando a vedere progetti che in passato richiedevano grandi squadre ora realizzati da una sola persona molto talentuosa”, ha detto Zuckerberg agli investitori a gennaio.

Una dichiarazione che gli azionisti hanno imparato a leggere come una promessa di ulteriori riduzioni dei costi. E che, letta dalla parte dei dipendenti, suona piuttosto come una minaccia.

Il cerchio di Meta si chiude sui dipendenti

L’azienda ha iniziato a includere l’uso dell’IA nelle valutazioni di performance. A marzo ha organizzato una “Settimana dell’IA” per insegnare ai dipendenti come usare gli agenti. Tradotto: se non la usi, o la usi poco, lo paghi in busta paga o con il posto.

Poi c’è l’ultimo tassello. Come abbiamo scritto ieri, Meta ha iniziato a installare sui computer di parte dei dipendenti americani un software, il Model Capability Initiative, che registra clic, battute sulla tastiera e istantanee dello schermo. L’obiettivo ufficiale è addestrare i modelli di IA mostrando loro “esempi reali” di come le persone usano un computer.

Messi in fila, i tre passaggi disegnano un circuito chiuso. Primo: insegnano ai dipendenti a usare l’IA. Secondo: li obbligano a farlo. Terzo: li osservano mentre la usano, e coi dati così ottenuti costruiscono gli agenti che, nella visione dichiarata del CEO, renderanno superflua una parte del lavoro umano. Nel frattempo, licenziano 8.000 persone per finanziare questo progetto.

Cosa resta dell'”anno dell’efficienza”

Nel 2023 Zuckerberg aveva dichiarato l'”anno dell’efficienza”, promettendo di tagliare “manager che gestiscono manager”. Meta eliminò allora più di 20.000 persone, parte di una stretta generalizzata in tutta l’industria tecnologica. Sembrava una parentesi, la correzione di un’assunzione eccessiva durante i lockdown. Invece era l’inizio di un nuovo corso.

I tagli annunciati giovedì portano a quasi 30.000 le uscite cumulative dal 2022. La “superintelligenza personale” dichiarata come orizzonte di prodotto ha un corrispettivo interno molto più prosaico: una forza lavoro che si contrae mentre la spesa in infrastruttura esplode.

È il riallineamento strutturale del capitalismo digitale alla scommessa sull’IA, e Meta ne è soltanto il caso più visibile di questa settimana. Resta da chiedersi una cosa: se la scommessa di Meta sull’IA non dovesse mantenere le promesse, chi pagherà il conto dei suoi investimenti? Finora, infatti, Zuckerberg non è riuscito a impensierire né Altman, né Amodei, e se la gioca nelle retrovie insieme a Elon Musk.

La risposta è che per ora lo stanno pagando i dipendenti. In anticipo.

Fonti: The New York Times, Axios

POTREBBE INTERESSARTI

noRecognition

Così noRecognition inganna le telecamere di sicurezza

La telecamera continua a registrare, ma l’algoritmo non riconosce più persone e oggetti coperti dai pattern. Dietro noRecognition ci sono 31 milioni di test, con un’IA...
Sam Altman OpenAI

OpenAI frena Astra mentre Kimi K3 riesce a uscire dal suo sandbox

Il modello di Moonshot ha aggirato l’ambiente che doveva contenerlo. OpenAI teme invece che Astra possa arrivare a sviluppare autonomamente exploit...
virus

L’IA ha creato un nuovo virus. E funziona

Il modello Evo ha imparato a comporre sequenze genetiche predicendo la base successiva. Tra terapie e rischi di impieghi ostili, la biologia entra nell’età dei...
spiralismo

Dentro lo “spiralismo”, il culto nato dall’IA

Nato dalle conversazioni tra uomini e chatbot, un movimento quasi religioso mostra che le IA possono sviluppare comportamenti sorprendentemente coerenti. E quanto sia...
ia africa

L’Africa sta scegliendo l’IA cinese (e gli USA stanno) a guardare

Modelli scaricabili, costi più bassi e capacità di calcolo gratuita stanno spingendo migliaia di sviluppatori africani verso Alibaba, DeepSeek e Huawei.

Koray Kavukcuoglu Google

Terremoto a Google: Hassabis lascia il comando operativo e se ne va Jeff Dean

Quattro veterani fondano Discovery Loop, mentre Koray Kavukcuoglu prende il controllo di DeepMind. Alphabet finanzierà la nuova startup.

Vice City – The Movie

Il finto trailer in IA del film di GTA: Vice City fa impressione

Un sito dedicato, un teaser cinematografico e una grafica estremamente convincente hanno tratto in inganno migliaia di utenti. Dietro “Vice City – The...
sundar pichai dario amodei google anthropic

Ecco la macchina finanziaria da 200 miliardi di Google per finanziare Anthropic

Chip, data center e obbligazioni. Un’indagine del Financial Times ricostruisce una corsa all’IA sempre più legata ai mercati finanziari.

Alex Karp Palantir

Karp contro Anthropic e OpenAI: “Cercano di renderci tossicodipendenti”

Sovranità dell’IA, controllo dei dati e distillazione: dietro la provocazione del CEO di Palantir c’è un fronte che s’allarga e un conflitto di...
Leopold Aschenbrenner

Chi è Leopold Aschenbrenner, il “profeta dell’IA” che ha perso 35 miliardi in pochi giorni

Aschenbrenner aveva trasformato 225 milioni in un fondo da 45 miliardi. Le scommesse a leva su SK Hynix e CoreWeave lo hanno travolto.

Share This