Gavin Newsom ha firmato un’ordinanza esecutiva che impone alle agenzie statali della California di studiare una revisione complessiva delle politiche del lavoro, in risposta al rischio di disoccupazione di massa causata dall’intelligenza artificiale.
È la prima misura di questo tipo adottata da un governatore negli Stati Uniti ma attenzione, non è ancora una legge. L’ordinanza apre una fase esplorativa, non operativa. Il segnale politico è comunque chiaro.
Il mandato prevede che agenzie pubbliche, accademici, sindacati e industria dell’IA collaborino per valutare come incentivare le aziende a mantenere i dipendenti invece di sostituirli con la tecnologia.
Al centro ci sono l’espansione dei programmi di riqualificazione professionale e l’esame di uno strumento ancora poco discusso in Italia: il ‘universal basic capital’, ovvero la distribuzione a tutti i residenti di quote in asset finanziari (azioni, obbligazioni, fondi sovrani), come forma di partecipazione strutturale alla ricchezza generata dall’automazione.
È diverso dal reddito di base universale classico, che prevede trasferimenti periodici in denaro. Qui si tratta invece di costruire una base patrimoniale diffusa, non di erogare sussidi.
“La California non ha mai aspettato a guardare mentre il futuro accadeva, e non comincerà ora”, ha dichiarato Newsom. “Questo momento esige che reimmaginiamo l’intero sistema: come lavoriamo, come governiamo, come prepariamo le persone al futuro.”
Chi rischia il posto e perché
L’ordinanza nasce in un contesto preciso. Mercoledì, Meta ha annunciato il taglio del 10% della sua forza lavoro (circa 8.000 persone, come da noi anticipato lo scorso 24 aprile), citando il riposizionamento strategico verso l’IA.
E non è un caso isolato: Intel, Cisco e Amazon hanno seguito percorsi simili negli ultimi mesi, con migliaia di licenziamenti giustificati dai vertici aziendali come conseguenza dei guadagni di efficienza prodotti dalla tecnologia.
Le categorie più esposte non sono gli operai ma i colletti bianchi: addetti al servizio clienti, sviluppatori software, professionisti del marketing e delle vendite.
Dario Amodei, co-fondatore di Anthropic, ha previsto che circa la metà di questi lavori potrebbe scomparire nei prossimi cinque anni. Altri leader del settore non condividono tempi così stretti, ma convergono sulla direzione: la tecnologia sostituirà gli esseri umani in settori come la comunicazione, il diritto e l’ingegneria in un orizzonte non lontano.
Newsom ha detto chiaramente che gli ammortizzatori sociali tradizionali, a partire dall’assicurazione contro la disoccupazione, non sono attrezzati per uno shock di questa portata.
Il sistema è stato costruito per gestire crisi cicliche, non la scomparsa strutturale di intere categorie professionali.
Un dibattito già globale
La California non è l’unica a muoversi in questa direzione. In Cina, dove la disoccupazione giovanile ha toccato il 17%, i tribunali hanno già dato ragione a lavoratori che hanno citato in giudizio i propri ex datori di lavoro per essere stati sostituiti da sistemi automatizzati.
Regno Unito, Giappone e Corea del Sud stanno valutando forme di reddito di base universale per attutire le ricadute sul mercato del lavoro.
Universal HIGH INCOME via checks issued by the Federal government is the best way to deal with unemployment caused by AI.
AI/robotics will produce goods & services far in excess of the increase in the money supply, so there will not be inflation.
— Elon Musk (@elonmusk) April 17, 2026
Negli Stati Uniti, il dibattito si è acceso anche sulla piattaforma X. Il 17 aprile, Elon Musk ha scritto: “Il REDDITO UNIVERSALE ALTO tramite assegni emessi dal governo federale è il modo migliore per affrontare la disoccupazione causata dall’AI. L’IA e la robotica produrranno beni e servizi ben al di là dell’aumento della massa monetaria, quindi non ci sarà inflazione”. Il post, al momento in cui scriviamo, ha superato i 69 milioni di visualizzazioni.
Sam Altman di OpenAI si è espresso in direzione analoga. Sul fronte opposto, invece, economisti come Sanjeev Sanyal hanno risposto che un programma del genere porterebbe qualsiasi governo al fallimento.
Nel frattempo, la regolamentazione federale americana resta ferma: la Casa Bianca ha scelto la linea del laissez-faire nella corsa globale all’IA con la Cina. California e altri stati stanno di fatto coprendo quel vuoto, ciascuno con i propri strumenti.
La questione fiscale, secondo Newsom
Il cuore politico dell’ordinanza di Newsom non è nella lista delle misure da esplorare, ma in una contraddizione che il governatore ha nominato esplicitamente in un discorso al Center for American Progress: il sistema fiscale americano tassa il lavoro e sussidìa l’automazione.
Le aziende che tagliano personale e investono in tecnologia beneficiano di sgravi fiscali. I lavoratori che perdono il posto continuano a pagare le tasse sui propri salari finché li hanno. Quando li perdono, restano fuori dal sistema senza ammortizzatori adeguati, senza patrimonio, senza quote nella ricchezza che la loro stessa sostituzione ha contribuito a generare.
The system is broken.
Billionaires get richer. Workers get replaced by algorithms.
The economic disruption is here. And California is taking action today.
We have to build a future that protects workers, supports small businesses, and ensures the new economy works for… pic.twitter.com/WQDe3gDQNT
— Gavin Newsom (@GavinNewsom) May 21, 2026
“Le aziende faranno fortuna”, ha detto Newsom. “Ed è per questo che non si può continuare ad avere un sistema che tassa i posti di lavoro e poi sussidìa l’automazione”. L’ordinanza però non tocca la fiscalità in modo diretto, in quanto le agenzie statali sono chiamate a studiarla come possibile leva futura. Ma la direzione è indicata.
La California ha già dimostrato di saper tradurre in regolamentazione ciò che altri Stati si limitano a discutere: è stata la prima a approvare una legge sulla sicurezza dei grandi modelli linguistici, e ha già varato controlli sui contratti IA stipulati con enti pubblici.
Stavolta la posta è più alta: non si tratta di regolare la tecnologia ma di ridisegnare il rapporto tra chi la possiede e chi ne paga le conseguenze.
Fonte: The New York Times


