Alibaba, Baidu e BYD nella lista nera USA: il Pentagono colpisce altri giganti cinesi

by | 13 Feb 2026 | Tech War, Politica

Pete Hegseth, capo del Pentagono nell'amministrazione Trump.
Riassunto IA
  • Il Pentagono ha aggiunto Alibaba, Baidu, BYD e WuXi AppTec alla lista di aziende che supportano l’esercito cinese.
  • L’annuncio arriva a poche settimane dalla visita di Trump a Pechino, dove si discuterà l’export di chip Nvidia H200 proprio verso aziende ora nella lista.
  • Il Congresso USA ha chiesto di aggiungere DeepSeek, Xiaomi e BOE Technology alla Section 1260H, che conta già oltre 130 entità.
Tempo di lettura: 3 minuti

Il Pentagono ha inserito Alibaba, Baidu e BYD nella lista delle aziende che supportano l’esercito cinese, una mossa che colpisce alcuni dei nomi più riconoscibili del panorama tecnologico ed economico di Pechino.

Insieme a loro, nella famigerata Section 1260H sono finite anche l’azienda biotech WuXi AppTec, il produttore di tecnologie robotiche RoboSense e TP-Link Technologies. Le azioni di Alibaba e Baidu hanno reagito immediatamente, perdendo rispettivamente il 5% e il 4,5% nelle contrattazioni successive all’annuncio.

La risposta di Alibaba non si è fatta attendere: “Non c’è alcuna base per concludere che dovremmo essere inseriti in questa lista. Non siamo un’azienda militare cinese né parte di alcuna strategia di fusione militare-civile. Intraprenderemo tutte le azioni legali disponibili contro i tentativi di rappresentare in modo errato la nostra azienda.”

Stringere mentre si negozia

L’annuncio arriva in un momento particolarmente delicato. Donald Trump è atteso a Pechino ad aprile per un incontro con Xi Jinping, durante il quale si discuterà dell’esportazione dei chip H200 di Nvidia verso la Cina.

Tra le aziende potenzialmente interessate a ottenere questi processori c’è proprio Alibaba, che sta intensificando gli sforzi per competere a livello globale nell’intelligenza artificiale.

La mossa del Pentagono rischia così di compromettere la tregua commerciale raggiunta tra i due leader lo scorso ottobre, segnalando possibili tensioni interne all’amministrazione Trump tra l’agenda diplomatica e le pressioni dell’apparato della difesa.

Il messaggio che emerge è dunque ambivalente: Washington vuole negoziare, ma al tempo stesso stringe la presa sulle aziende cinesi considerate strategicamente sensibili.

Cosa significa finire nella lista nera del Pentagono

La Section 1260H, pubblicata per la prima volta nel 2021, raccoglie oggi oltre 130 entità accusate di collaborare con l’esercito cinese. Non si tratta di sanzioni immediate ma le conseguenze sono tutt’altro che simboliche.

Una nuova legge impedirà nei prossimi anni al Dipartimento della Difesa di stipulare contratti con le aziende inserite nella lista, limitandone di fatto l’accesso al mercato pubblico statunitense. A questo si aggiungono danni reputazionali, aumento dei costi di conformità normativa e il rischio di finire in altre liste di soggetti sottoposti a restrizioni.

Non mancano però i precedenti di contestazione: il produttore di memorie YMTC è stato recentemente rimosso dalla lista, dimostrando che l’inclusione non è necessariamente definitiva.

Anche Tencent e CATL, già presenti nell’elenco, hanno avviato procedure di riconsiderazione, negando qualsiasi legame con attività militari. Le battaglie legali annunciate da Alibaba si inseriscono quindi in un percorso già tracciato da altri colossi cinesi.

L’IA come campo di battaglia

L’inserimento di Alibaba e Baidu assume un significato particolare nel contesto della competizione globale sull’IA. Entrambe le aziende sono protagoniste nello sviluppo di modelli linguistici e tecnologie di intelligenza artificiale, settore in cui la Cina ambisce a contendere la leadership agli Stati Uniti.

Per Alibaba, che punta a espandere la propria presenza internazionale nel cloud computing e nei servizi legati all’IA, l’inclusione nella lista rappresenta un ostacolo importante.

Il messaggio del Pentagono è chiaro: le ambizioni tecnologiche cinesi vengono percepite come inscindibili dalle strategie di rafforzamento militare di Pechino. Questa lettura, contestata dalle aziende coinvolte, riflette una visione secondo cui nel sistema cinese la distinzione tra settore civile e militare sarebbe sfumata, se non inesistente.

Un’escalation destinata a continuare

La lista è tutt’altro che completa. A dicembre, alcuni parlamentari statunitensi hanno inviato una lettera al segretario alla Difesa Pete Hegseth chiedendo l’inserimento di altre aziende cinesi, tra cui DeepSeek, Xiaomi e BOE Technology.

L’annuncio di venerdì, già anticipato a ottobre dallo stesso vice segretario alla Difesa Stephen Feinberg, conferma che si tratta di una strategia di lungo periodo e non di mosse isolate. I settori colpiti sono molteplici: tecnologia, biotecnologie, automotive, componenti elettronici.

L’approccio è sistemico e segnala agli investitori globali che la competizione tra Stati Uniti e Cina si gioca su tutti i fronti dell’innovazione. Resta da capire se la visita di Trump a Pechina riuscirà a gestire queste tensioni o se il divario tra retorica diplomatica e pressione militare-industriale finirà per allargarsi ulteriormente.

 

Fonti: Bloomberg, Reuters

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