Gavin Newsom, governatore della California e figura di punta del Partito Democratico tuttora in cerca di un leader nazionale, ha accusato TikTok di sopprimere i contenuti critici nei confronti di Donald Trump.
“In seguito alla vendita di TikTok a un gruppo imprenditoriale allineato con Trump, il nostro ufficio ha ricevuto segnalazioni, e ha confermato in modo indipendente casi, di contenuti soppressi critici nei confronti del Presidente Trump,” ha dichiarato l’ufficio del governatore su X. Annunciando contestualmente l’avvio di un’indagine per verificare se le pratiche di moderazione della piattaforma violino la legge californiana.
La tempistica non è casuale: l’accusa arriva pochi giorni dopo la finalizzazione dell’accordo che ha trasformato TikTok in una joint venture a maggioranza americana, benedetta proprio da Trump. Lo stesso presidente che nel 2020 aveva tentato di bandire l’app, e che oggi le attribuisce il merito di averlo aiutato a vincere le elezioni del 2024 grazie ai suoi 16 milioni di follower.
NEW: Following TikTok’s sale to a Trump-aligned business group, our office has received reports — and independently confirmed instances — of suppressed content critical of President Trump. @CAGovernor Gavin Newsom is launching a review of this conduct and is calling on the… https://t.co/D6vQ890gO8
— Governor Newsom Press Office (@GovPressOffice) January 27, 2026
La versione di TikTok
La piattaforma respinge le accuse e offre una spiegazione tecnica. Un portavoce ha fatto riferimento a una dichiarazione precedente che attribuiva i disservizi a un’interruzione di corrente in un data center: “Sarebbe inaccurato riportare che si tratti di qualcosa di diverso dai problemi tecnici che abbiamo confermato in modo trasparente.”
La joint venture ha precisato che, sebbene la rete sia stata ripristinata, l’interruzione ha causato un “guasto a cascata dei sistemi” ancora in fase di risoluzione, con conseguenti bug, tempi di caricamento più lenti e richieste in timeout per gli utenti che tentavano di pubblicare nuovi contenuti.
Le due versioni descrivono lo stesso fenomeno (ossia la difficoltà nella pubblicazione di contenuti) ma lo interpretano in modo radicalmente diverso: censura mirata secondo Newsom, disservizio generalizzato secondo TikTok.
L’ufficio del governatore, però, sostiene di aver “confermato in modo indipendente” i casi segnalati, lasciando intendere di aver verificato qualcosa di più specifico di un semplice malfunzionamento tecnico.
La nuova proprietà e i legami con Trump
L’accordo finalizzato la scorsa settimana rappresenta una svolta storica per TikTok dopo anni di battaglie con il governo statunitense (sia sotto Trump che sotto Biden) sulle preoccupazioni relative alla sicurezza nazionale e alla privacy.
La nuova struttura prevede che investitori americani e globali detengano l’80,1% della joint venture TikTok USDS, mentre ByteDance, la casa madre cinese, conserva il 19,9%. Tra i tre investitori gestori figurano Oracle, il gruppo di private equity Silver Lake e MGX, società di investimento con sede ad Abu Dhabi.
È soprattutto la presenza di Oracle a dare significato all’espressione “allineato con Trump” usata da Newsom: il fondatore Larry Ellison è notoriamente vicino al presidente e alla sua amministrazione. L’accordo ha ricevuto il via libera sia dal governo statunitense che da quello cinese.
Lo scontro politico
La mossa di Newsom s’inserisce in una rivalità politica di lunga data con Trump, ma va letta anche nel contesto più ampio della riorganizzazione del Partito Democratico.
In un partito ancora privo di una leadership nazionale definita dopo la sconfitta del 2024, il governatore californiano si sta posizionando come principale antagonista del presidente. Un ruolo, questo, che ha coltivato anche con le sue recenti apparizioni a Davos, dove è stato l’unico esponente democratico di rilievo a confrontarsi sulla scena internazionale.
I sondaggi lo collocano tra i favoriti per la nomination presidenziale del 2028. L’indagine affidata al Dipartimento di Giustizia della California potrebbe avere conseguenze concrete per TikTok, ma rappresenta anche un’opportunità per Newsom di consolidare il proprio profilo come difensore della libertà di espressione contro le derive di una piattaforma percepita come troppo vicina al potere.
TikTok e il problema della moderazione
La vicenda apre un nuovo fronte proprio sulla questione che il cambio di proprietà avrebbe dovuto risolvere: l’indipendenza della piattaforma da influenze politiche esterne.
Il timore originario, ossia che TikTok potesse essere uno strumento del governo cinese, cede ora il passo a un sospetto speculare: che la nuova proprietà americana possa orientare la moderazione dei contenuti a favore dell’amministrazione in carica.
Che si tratti di censura deliberata o di una sfortunata coincidenza tecnica, il caso dimostra quanto la questione della moderazione dei contenuti politici sulle piattaforme social resti irrisolta. E quanto rapidamente le alleanze possano ribaltarsi nel mondo della tecnologia e della politica americana.
Fonte: Reuters


