Il Congresso USA vuole aggiungere DeepSeek e Xiaomi alla black list del Pentagono

by | 21 Dic 2025 | Politica, Tech War

Foto: Sergeant Matt Hecht/rawpixel.com
Tempo di lettura: 2 minuti

La competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina passerà dal tavolo del Pentagono. Con una lettera indirizzata al segretario del neo-Ministero della Guerra, Pete Hegseth, un gruppo di parlamentari repubblicani del Congresso ha chiesto formalmente al capo del Ministero della Guerra di inserire DeepSeek, Xiaomi e BOE Technology nella lista 1260H delle aziende legate all’apparato militare di Pechino.

La mossa non è solo un atto burocratico ma il segnale di un cambio di paradigma: sotto l’amministrazione Trump, la sicurezza nazionale non si ferma più ai confini dell’hardware militare ma ingloba l’intelligenza artificiale e l’elettronica di consumo.

Il “caso DeepSeek” e l’IA come nuova arma del Congresso

DeepSeek è diventata, quasi da un giorno all’altro, il simbolo di quanto sia sottile il confine tra innovazione civile e capacità bellica.

Per il Pentagono, l’azienda non è solo una startup di successo nel campo dell’IA generativa ma un potenziale moltiplicatore di forza per l’intelligence cinese.

L’accusa mossa da funzionari statunitensi è circostanziata: DeepSeek avrebbe fornito supporto diretto alle operazioni militari di Pechino, aggirando al contempo i controlli sull’esportazione dei chip di fascia alta.

La matrice interpretativa qui è chiara: l’IA non è più vista come un software ma come una tecnologia “dual-use” strategica.

Se un modello linguistico può ottimizzare la logistica di una flotta o decriptare comunicazioni nemiche, la sua natura commerciale diventa irrilevante per la dottrina Trump.

Problemi Apple e la trappola della supply chain

Se DeepSeek rappresenta la sfida del futuro, il caso di BOE Technology Group tocca il cuore dell’economia presente. BOE è infatti un fornitore chiave di display per Apple, e la sua possibile inclusione nella “black list” del Pentagono mette Tim Cook in una posizione scomodissima.

I parlamentari chiedono che il Dipartimento della Difesa elimini i display cinesi dalle proprie forniture entro il 2030. Ciò crea un effetto domino: se il Pentagono etichetta un fornitore come “sensibile”, diventa politicamente tossico per qualsiasi azienda americana continuare a collaborare con esso.

Per Apple, il disaccoppiamento dalla Cina smette così di essere un’opzione strategica a lungo termine e diventa una necessità politica immediata per evitare di finire nel fuoco incrociato tra Congresso e Casa Bianca.

Perché la lista 1260H fa paura ai mercati

Formalmente, la Sezione 1260H non impone sanzioni economiche dirette. Il suo peso reputazionale è però devastante. Essere inseriti in questo elenco significa infatti subire uno stigma che allontana investitori istituzionali e partner tecnologici globali. Non a caso alcune aziende già presenti nella lista hanno fatto causa agli Stati Uniti per contestarne l’inserimento.

L’impatto sui mercati è già visibile nella volatilità dei titoli tech cinesi. Per un colosso come Xiaomi, l’inclusione chiesta dal Congresso significherebbe vedere sbarrate molte porte nel mercato dei servizi governativi e delle infrastrutture critiche in Occidente.

La strategia di Trump sembra essere quella di creare un “cordone sanitario” attorno alla tecnologia di Pechino, utilizzando la lista del Pentagono come uno strumento di pressione economica che precede, o sostituisce, le sanzioni tariffarie.

Il cambio di passo è evidente. Sotto la guida di Pete Hegseth e con il supporto di una maggioranza repubblicana compatta, il Pentagono sta diventando il braccio operativo di una politica economica che non ammette zone d’ombra.

Non si tratta più solo di difendere i confini ma di proteggere l’egemonia tecnologica degli Stati Uniti in ogni singolo chip e in ogni riga di codice che attraversa il Pacifico.

Fonte: Reuters

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