Nel giro di pochi mesi, la Cina è passata dall’essere un attore marginale nell’ecosistema dei modelli open source a diventare una delle forze trainanti della crescita globale.
La rapida ascesa, certificata dallo studio condotto da OpenRouter insieme ad Andreessen Horowitz e basato sull’analisi di 100 trilioni di token, mostra infatti come la quota cinese sia salita dall’1,2 per cento alla fine del 2024 al quasi 30 per cento nel 2025.
L’impennata è stata guidata dai modelli Qwen di Alibaba, da DeepSeek V3 e da Kimi K2 di Moonshot AI, tre famiglie di sistemi che hanno accelerato il ritmo di rilascio fino a diventare un punto di riferimento non solo in Cina.
La crescita è avvenuta in un contesto globale ancora dominato dai modelli proprietari occidentali, come GPT-4o e GPT-5 di OpenAI, che mantengono una quota del 70 per cento. Ma l’inerzia tecnologica si sta spostando.
“La Cina è emersa come una forza importante, non solo grazie al consumo interno ma anche producendo modelli competitivi a livello globale”, osserva il report, segnando un cambio di equilibrio che pochi avrebbero previsto con questa rapidità.
Fra restrizioni statunitensi e iterazioni accelerate
Un punto cruciale è che questo sorpasso parziale è avvenuto nonostante le restrizioni imposte da Washington sull’accesso delle aziende cinesi a GPU avanzate prodotte da Nvidia e AMD.
In teoria, doveva essere un ostacolo insormontabile per lo sviluppo di modelli fondazionali; in pratica, si è rivelato essere un limite che ha spinto gli sviluppatori cinesi verso cicli di relase più serrati e un uso più efficiente delle risorse disponibili.
Secondo il report, l’ascesa dei modelli cinesi open source “riflette non solo una qualità competitiva, ma anche una rapida iterazione e cicli di rilascio ravvicinati”.
Qwen e DeepSeek hanno adottato una strategia quasi industriale: nuovi modelli, nuove varianti, nuovi pesi, tutti distribuiti con una frequenza tale da permettere agli sviluppatori di aggiornare i propri workflow con una rapidità senza precedenti.
Il risultato è stato un aumento costante del volume settimanale di token, che nel 2025 ha raggiunto una media del 13 per cento, in linea con quella dei modelli provenienti dal resto del mondo.
La spinta linguistica e il cambiamento culturale
L’ascesa dell’open source cinese non è solo tecnica ma anche culturale. Il cinese è ormai la seconda lingua più usata nei prompt a livello mondiale, con una quota vicina al 5 per cento. Un risultato notevole, considerando che sul web la lingua cinese pesa appena l’1,1 per cento dei contenuti complessivi.
È un segnale di trasformazione dei comportamenti d’uso, che indica come i modelli cinesi stiano rendendo più accessibile l’interazione nella lingua locale, abbattendo barriere e costi.
In termini di consumo globale di token, la Cina ha raggiunto la quarta posizione dietro Stati Uniti, Singapore e Germania. Non si tratta solo di volumi: è la conferma che la base di utenti sta cambiando, ampliandosi e diversificandosi in modo coerente con la diffusione dei modelli open source e con la crescita delle comunità di sviluppo che gravitano intorno a Qwen, DeepSeek e Kimi.
Un ecosistema frammentato (e più competitivo)
Da dicembre 2024 a oggi, l’open source cinese è passato da un quasi monopolio di DeepSeek a un mercato competitivo e frammentato, dove nessun modello supera il 25 per cento di quota.
Qwen di Alibaba e Kimi di Moonshot AI hanno eroso rapidamente la posizione dominante iniziale, ridisegnando un panorama in cui la scelta del modello dipende dalla combinazione fra costo, efficienza e capacità di adattamento.
È una dinamica che non riguarda solo la Cina. In Europa e negli Stati Uniti, sempre più sviluppatori stanno adottando modelli cinesi per ridurre i costi di sperimentazione, in alcuni casi affiancandoli ai modelli proprietari più costosi.
Questa coesistenza sta definendo un nuovo bipolarismo dell’open source: da un lato l’ecosistema statunitense, forte di capitali e infrastrutture; dall’altro quello cinese, dinamico, veloce e difficile da ignorare.
Fonte: South China Morning Post


