Alibaba ha presentato un nuovo chip di intelligenza artificiale, progettato per supportare una gamma molto più ampia di compiti di inferenza rispetto ai suoi predecessori.
L’inferenza, lo ricordiamo, è la fase in cui un modello già addestrato viene usato per produrre risposte e risultati. È diversa dall’addestramento, che richiede chip molto più potenti per insegnare da zero all’IA a riconoscere schemi nei dati.
Si tratta di una notizia che ci è sembrato importante riportare, perché segna l’ingresso sempre più deciso del colosso cinese nel cuore della competizione globale sull’IA.
Inoltre, il nuovo processore, ora in fase di test, è compatibile con la piattaforma Nvidia, un dettaglio non di poco conto: a differenza di quanto accade con le unità di calcolo di Huawei, gli sviluppatori potranno riutilizzare programmi e strumenti già scritti per funzionare coi chip americani.
Alibaba e la concorrenza cinese
Il nome Alibaba richiama subito l’e-commerce, e non a torto: è il suo business più visibile, tanto che spesso viene paragonata ad Amazon. Ma ciò che non tutti sanno è che gran parte dei suoi profitti arriva dai servizi di cloud computing, una divisione che gestisce dati e applicazioni per aziende in Asia e non solo, competendo direttamente con Amazon Web Services, Microsoft e Google.
L’amministratore delegato Eddie Wu ha chiarito la propria visione: “IA più cloud” rappresenta uno dei due motori di crescita di Alibaba, accanto al commercio elettronico. Per rafforzare questa strategia l’azienda ha già messo sul piatto oltre 52 miliardi di dollari da investire nei prossimi tre anni e ha sviluppato una delle IA più quotate al mondo, chiamata Qwen.
La strategia di Alibaba non è isolata, inserendosi in un contesto nazionale di fortissima mobilitazione. In Cina si stanno muovendo altri protagonisti per colmare il vuoto lasciato dalle restrizioni imposte dagli Stati Uniti, che hanno bloccato l’esportazione dei chip più avanzati di Nvidia.
Huawei, per esempio, con i suoi chip Ascend ha presentato un sistema di calcolo che integra centinaia di processori e che, pur essendo alquanto energivoro, in alcune metriche riesce a superare la concorrenza americana.
Cambricon Technologies, dal canto suo, ha registrato un boom di ordini per il suo chip Siyuan 590, spingendo i ricavi trimestrali a 247 milioni di dollari e portando la capitalizzazione a oltre 87 miliardi, nonostante i recenti ribassi in Borsa.
Anche la startup MetaX di Shanghai ha introdotto un chip che si propone come sostituto dell’H20 di Nvidia, con più memoria e quindi migliori prestazioni in alcune applicazioni, anche se a un costo energetico più alto. Tutti questi sono segnali che mostrano una rincorsa frenetica a ridurre la dipendenza dall’Occidente, almeno per l’inferenza, dove iniziano a farsi strada alcune alternative credibili.
Ma il vero nodo resta l’addestramento
Nonostante questi indicatori, per la Cina non è tutto rose e fiori. L’inferenza infatti non richiede necessariamente i chip più avanzati e può essere gestita da soluzioni domestiche come quelle proposte da Alibaba, Huawei o Cambricon.
L’addestramento dei modelli di nuova generazione, invece, resta il punto dolente: qui servono i chip più potenti di Nvidia, che la Cina non può più acquistare. E il problema non si ferma al prodotto finito.
Gli Stati Uniti hanno esteso i divieti anche all’esportazione delle attrezzature per produrre chip di ultima generazione, in particolare i sistemi di litografia avanzata di ASML, indispensabili per realizzare semiconduttori sotto i 7 nanometri. È un doppio vincolo: la Cina non può comprare i chip più performanti e non può nemmeno fabbricarseli perché le mancano i macchinari necessari.
In passato, Pechino si era affidata a Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC) per la produzione dei processori più sofisticati. Ma Washington ha bloccato anche questa via, vietando all’azienda taiwanese di realizzare per la Cina chip AI con tecnologia di frontiera.
Oggi le fabbriche interne devono arrangiarsi con macchinari più vecchi e meno performanti. Startup come MetaX cercano di aggirare l’ostacolo combinando due chip più piccoli per simulare le prestazioni di un unico chip più avanzato, ma si tratta di soluzioni ingegnose e non di veri equivalenti.
Il risultato è che la Cina sta rafforzando le proprie capacità nell’inferenza, spinta anche da fondi statali come quello da 8,4 miliardi di dollari annunciato a gennaio, ma resta ancora fortemente indietro nell’addestramento.
Senza un salto in avanti in questo campo, il divario con gli Stati Uniti resta sensibile, anche se sempre più osservatori ritengono che le innovazioni software, combinate con chip locali migliorati, possano ridurlo prima del previsto. L’exploit di DeekSeek e lì a ricordarci che la necessità aguzza sempre l’ingegno…


