DeepSeek e la distillazione dell’AI che spaventa la Silicon Valley

da | 1 Feb 2025 | IA

Tempo di lettura: 3 minuti

Per anni, Big Tech hanno investito miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale con l’idea che più grande significasse necessariamente migliore. Ora, un’azienda cinese sta dimostrando il contrario e il mondo della tecnologia sta iniziando a tremare.

DeepSeek, una delle realtà emergenti nel settore AI delle quali abbiamo ampiamente disquisito in questi giorni, ha conquistato un posto tra i principali produttori di intelligenza artificiale grazie a una tecnica chiamata “distillazione”.

Questo metodo consente a un modello più piccolo di apprendere da uno più avanzato ponendogli centinaia di migliaia di domande e analizzando le risposte. In pratica, è un modo per estrarre il meglio da un sistema più grande senza dover ripetere l’intero e costoso processo di addestramento.

“È un po’ come se avessi un paio d’ore per intervistare Einstein e uscissi con una conoscenza quasi pari alla sua in fisica”, ha spiegato Ali Ghodsi, CEO della società di gestione dati Databricks.

La distillazione mette in crisi la Silicon Valley

Fino a oggi, i colossi dell’intelligenza artificiale come OpenAI e Anthropic hanno investito miliardi nello sviluppo di modelli avanzati, addestrandoli da zero su enormi quantità di dati.

Questo processo può durare mesi e costare decine di milioni di dollari. La distillazione, invece, consente di ottenere risultati comparabili in tempi e costi drasticamente inferiori, mettendo in discussione l’intero modello di business delle aziende leader.

Non a caso, OpenAI ha dichiarato di sospettare che DeepSeek abbia distillato i modelli alla base di ChatGPT per costruire i propri sistemi, violando così i termini d’uso che vietano l’utilizzo della sua AI per sviluppare prodotti concorrenti.

La Silicon Valley s’interroga

Interrogata al riguardo dal Wall Street Journal, l’azienda cinese non ha rilasciato commenti ufficiali sulla questione.

Ma la distillazione non è una novità assoluta e il successo di DeepSeek ha spinto la Silicon Valley a interrogarsi su quanto sia ancora conveniente investire cifre enormi per rimanere all’avanguardia.

Mike Volpi, venture capitalist di Hanabi Capital, ha posto una domanda che aleggia tra investitori e dirigenti: “Economicamente ha senso restare all’avanguardia se costa otto volte più che essere un veloce inseguitore?”..

Il CEO di OpenAI, Sam Altman, ha riconosciuto che il modello di DeepSeek è “impressionante, soprattutto per quello che riescono a offrire a quel prezzo”.

Il numero uno di Anthropic, Dario Amodei, ha invece ridimensionato la portata dell’innovazione, definendola “un punto previsto in un continuo processo di riduzione dei costi”.

Nonostante i tentativi di minimizzare la questione, però, i giganti della tecnologia sanno che il rischio è concreto.

Se la distillazione permette di sviluppare AI competitive con investimenti ridotti, le aziende che hanno puntato tutto sulla superiorità tecnologica potrebbero perdere il loro vantaggio competitivo.

Un’ondata di AI più economiche e open-source

DeepSeek non è un’eccezione. I ricercatori di Hugging Face stanno già sperimentando la distillazione per creare modelli più economici.

E un team dell’Università di Berkeley ha recentemente sviluppato una tecnologia paragonabile a un modello di OpenAI con un budget di soli 450 dollari, distillando un modello open-source dell’azienda cinese Alibaba.

Nel frattempo, Bespoke Labs ha utilizzato la distillazione per sviluppare una versione ridotta del modello di DeepSeek, che ha mostrato buone prestazioni in ambiti come programmazione e matematica.

La competizione nel settore dell’intelligenza artificiale è già serrata, con molte aziende che operano in perdita nella corsa per guadagnare quote di mercato.

L’arrivo di DeepSeek e di altri player che sfruttano la distillazione potrebbe accelerare il crollo dei prezzi, rendendo ancora più difficile giustificare investimenti miliardari nella ricerca.

Negli ultimi dodici mesi, i costi per accedere ai modelli di OpenAI e altre aziende sono drasticamente diminuiti, e l’ascesa di AI open-source come quella di DeepSeek promette di abbassarli ulteriormente.

Vipul Ved Prakash, CEO di Together AI, ha sintetizzato il problema per i colossi della tecnologia: “Sarà più difficile giustificare margini di profitto molto elevati per questo livello di intelligenza”.

Il futuro dell’AI: monopolio o democratizzazione?

Di fronte a questa rivoluzione, i giganti della tecnologia potrebbero tentare di chiudere le porte alla distillazione, limitando l’uso dei loro modelli da parte di aziende terze.

Non a caso David Sacks, consigliere per l’AI dell’ex presidente Trump, ha dichiarato su Fox News che si aspetta misure più restrittive da parte delle aziende americane per impedire l’utilizzo delle loro AI in processi di distillazione.

Ma il fenomeno sembra ormai inarrestabile. Con modelli sempre più economici e facilmente replicabili, la battaglia per il futuro dell’intelligenza artificiale si gioca su un terreno nuovo: la democratizzazione della tecnologia contro il controllo delle big tech.

Chi avrà la meglio?

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