Zuckerberg ci chiede di fidarci della sua superintelligenza artificiale

by | 31 Lug 2025 | IA

Mark Zuckerberg, CEO di META | Foto: Bloomberg
Tempo di lettura: 3 minuti

Meta ha appena archiviato un secondo trimestre da record. I ricavi del colosso di Mark Zuckerberg sono saliti a 47,5 miliardi di dollari, il 22% in più rispetto all’anno scorso, e l’utile netto ha toccato i 18,3 miliardi, ben oltre le aspettative di Wall Street.

Anche le previsioni per il trimestre in corso superano quelle degli analisti, e il titolo è schizzato dell’11% nelle contrattazioni after-hours.

Cresce l’intero ecosistema delle app (Facebook, Instagram e WhatsApp), che a giugno ha raggiunto 3,48 miliardi di utenti attivi quotidiani. Cresce anche la fiducia degli investitori, che ormai sembrano aver dimenticato la stagione dei miliardi bruciati nel metaverso.

Il manifesto di Zuckerberg

È in questo momento così idilliaco che Mark Zuckerberg ha scelto di rilanciare la sua visione sul futuro dell’intelligenza artificiale. E lo ha fatto con una nota pubblica dal tono ispirazionale, una lettera-manifesto (firmata semplicemente Mark) indirizzata al pubblico.

Il tema centrale è sempre lo stesso: la promessa che Meta stia lavorando a una “superintelligenza personale” destinata a cambiare le nostre vite. Ma stavolta la retorica è salita a vette inesplorate.

“Vogliamo offrire a tutti uno strumento di intelligenza artificiale che vi aiuti a raggiungere i vostri obiettivi, creare ciò che desiderate vedere nel mondo, vivere ogni avventura, essere amici migliori per chi vi sta a cuore e crescere fino a diventare la persona che aspirate a essere”, ha scritto Zuckerberg.

Un messaggio così buonista e petaloso, che quasi viene da dimenticarsi che dietro alla superintelligenza c’è di Meta un team di ricerca nuovo di zecca, alimentato da pacchetti retributivi milionari e da assunzioni aggressive che hanno già sottratto talenti a OpenAI, Google DeepMind, Anthropic e Apple. Non s’è salvata neppure Safe Superintelligence, col buon Ilya Sutskever che è dovuto tornare a sporcarsi le mani dopo che Zuckerberg gli ha soffiato il CEO Daniel Gross.

Il team è guidato da Alexandr Wang, CEO di Scale AI, che Meta ha arruolato scucendo la modica somma di 14,3 miliardi di dollari per una quota del 49% della sua azienda.

La frecciatina agli altri CEO

Il manifesto di Zuckerberg è di creare un’alternativa alle visioni centralizzate dell’intelligenza artificiale, come quelle di OpenAI e del suo CEO Sam Altman, che teorizzano un futuro in cui i lavori vengono automatizzati e l’umanità vive grazie a quel reddito universale teorizzato in tempi non sospetti da Elon Musk (all’epoca parve una delle sue sparate, oggi invece…).

Meta, invece, promette un’IA al servizio dell’individuo. L’obiettivo, scrive Mark, “è diverso da quello di altri operatori del settore che ritengono che la superintelligenza debba essere orientata centralmente all’automazione di tutto il lavoro di valore, per poi mantenere l’umanità con una sorta di rendita”.

Ed è proprio è qui che il messaggio inizia a scricchiolare. Perché, come ricorda il New York Times, l’intelligenza artificiale agevolerà anche (ma incidentalmente, sia chiaro) l’attività pubblicitaria di Meta migliorando il feed dei social media, così da mantenere gli utenti incollati più a lungo davanti allo schermo.

Cosa questa che peraltro avviene già con l’IA di oggi, ma volete mettere che feed ipnotizzante che avremo con un’AGI alle spalle?

Zuckerberg, nella contestuale call con gli investitori riportata dal quotidiano newyorkese, ha poi aggiunto che “la superintelligenza migliorerà quasi ogni aspetto di ciò che facciamo”.

Come? Interagendo con essa attraverso gli occhiali smart di Meta, dotati di videocamere e software di elaborazione in tempo reale. Che si nutriranno di tutte le informazioni che genereremo mentre li indossiamo, ma su questo ha preferito sorvolare.

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Certo, Zuckerberg è consapevole che il cammino è lungo: “I progressi sono lenti per ora ma innegabili. Lo sviluppo della superintelligenza è ormai a portata di mano”, scrive nel suo manifesto. Ma il tempo non gli manca e in fin dei conti, se gli investitori gli hanno dato fiducia col metaverso, lo faranno a maggior ragione stavolta.

L’intelligenza artificiale sarà allora uno strumento di emancipazione personale o un mezzo per rimpiazzare intere fasce della società? Noi qualche sospetto lo abbiamo ma attenderemo comunque speranzosi, fidandoci delle belle parole di Mark, uno che finora ce l’ha sempre raccontata giusta.

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