Xiaomi, l’incidente mortale della SU7 rilancia l’allarme sui sistemi assistiti

by | 2 Apr 2025 | Automotive

Tempo di lettura: 2 minuti

Si chiama Navigation On Autopilot e si abbrevia in NOA. Per molti è il futuro della mobilità ma un incidente mortale avvenuto in Cina rilancia in tutto il mondo la discussione sui rischi legati alla guida autonoma.

Un’auto elettrica SU7 prodotta da Xiaomi, con sistema di assistenza attiva alla guida, si è infatti schiantata contro una barriera in cemento a 116 chilometri orari, provocando la morte di tre persone nella provincia orientale dell’Anhui.

“Milioni di automobilisti devono essere formati”

Il colosso cinese della tecnologia, alla sua prima esperienza nel settore automotive, ha confermato che il sistema di guida assistita era attivo al momento dell’incidente e che aveva emesso un avviso per richiamare l’attenzione del conducente due secondi prima dell’impatto.

Ma per molti esperti il problema va ben oltre il singolo caso. “Milioni di automobilisti devono essere formati per usare correttamente i sistemi NOA”, ha dichiarato David Zhang, segretario generale della International Intelligent Vehicle Engineering Association.

“Devono restare pienamente vigili anche quando il sistema è attivo: la responsabilità per la propria sicurezza e quella dei passeggeri resta in capo al conducente”.

In Cina, come in gran parte del mondo, i sistemi di assistenza alla guida sono classificati come L2 o L2+, capaci di gestire sterzo, accelerazione e frenata, ma non ancora autonomi: il conducente deve restare in controllo, pronto a intervenire in ogni momento. Le normative vigenti, infatti, vietano esplicitamente la guida “a mani libere”.

Nessun produttore al mondo ha ancora raggiunto il livello 3 di autonomia, che tecnicamente consente la guida “hands off” pur richiedendo che il conducente sia pronto a riprendere il controllo.

È lo standard fissato dalla SAE International, ente di normazione statunitense, e resta un traguardo ancora lontano non solo in Cina, ma anche in Europa e negli Stati Uniti.

Xiaomi, il precedente Tesla e il caso Denza

Non è la prima volta che un sistema di guida assistita finisce sotto i riflettori in Cina. Nel 2022 una Tesla Model Y si è resa protagonista di un incidente a Chaozhou, nella provincia di Guangdong: mentre era parcheggiata, l’auto ha improvvisamente accelerato, investendo alcuni veicoli e finendo contro un negozio.

In quell’occasione due persone sono morte, tre sono rimaste ferite. Una corte cinese ha successivamente assolto Tesla, stabilendo che non si era trattato di un malfunzionamento del veicolo. Anche l’incidente che vedete nel video qui sotto, comunque, è piuttosto emblematico.

Persino le fasi di test non sono esenti da pericoli. Lo scorso anno un veicolo elettrico della Denza, joint venture tra BYD e Mercedes-Benz, si è schiantato contro un’altra auto durante una prova su strada.

L’incidente era avvenuto subito dopo che il venditore, seduto al fianco del conducente, aveva invitato quest’ultimo a lasciare il volante e il pedale del freno, affidandosi completamente alla modalità autonoma.

Sistemi ancora acerbi, ma già diffusi

Quello che accade in Cina, il più grande laboratorio mondiale per quanto riguarda le tecnologie legate all’automobile, dev’essere un campanello d’allarme per il resto del mondo.

Lì i sistemi di assistenza avanzata sono già capillari. Due terzi delle nuove auto vendute in Cina nel 2025 avranno infatti funzionalità L2 o superiori.

La spinta arriva tanto da giganti come BYD quanto da startup emergenti come Leapmotor. E l’obiettivo è chiaro: portare la tecnologia della guida autonoma al grande pubblico.

Gli incidenti che si stanno accumulando nel mondo sollevano però un dubbio urgente: siamo davvero pronti?

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