Il confronto tra la piattaforma social X di Elon Musk e l’apparato giudiziario del Brasile continua a regalare colpi di scena degni della più avvincente delle serie TV.
L’ultimo capitolo di questa saga si è infatti appena aggiunto, rendendo la vicenda ancora più avvincente.
Riassunto delle puntate precedenti
Ripercorriamo gli eventi: sul finire di agosto, X si è vista sospendere le attività in Brasile per decreto del giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes. Le ragioni? Il mancato rispetto delle norme sulla moderazione dei contenuti offensivi e l’assenza di un rappresentante legale sul territorio nazionale.
La reazione di Musk è stata inizialmente di aperta sfida: ha bollato come “illegittime” le richieste della magistratura, ha licenziato il personale brasiliano di X e ha persino deriso de Moraes sulla sua piattaforma con immagini satiriche.
Sembrava finita lì ma il conflitto si è ulteriormente inasprito quando le autorità brasiliane hanno accusato Musk di aver eluso il divieto imposto. Il social, in effetti, era tornato accessibile ad alcuni utenti.
Una circostanza, questa, che Musk ha giustificato come effetto collaterale del passaggio a Cloudflare come nuovo fornitore di servizi, necessario per ottemperare alle disposizioni locali.
De Moraes, poco convinto da queste spiegazioni, ha interpretato il gesto come un ulteriore affronto al sistema giudiziario brasiliano. Di conseguenza, ha imposto una sanzione giornaliera di quasi un milione di dollari per ogni giorno in cui X fosse rimasto attivo.
Dopo circa 21 giorni di resistenza, Musk ha infine ceduto, accettando di eliminare gli account indicati dalla magistratura e di soddisfare tutte le richieste di de Moraes, compreso il versamento delle multe accumulate.
Ma che, davvero?
A fine settembre, X ha formalmente richiesto di poter riprendere le operazioni in Brasile. La risposta di de Moraes è però stata categorica: prima il saldo delle sanzioni, poi la ripresa del servizio.
Venerdì scorso, dunque, i legali di Elon Musk hanno notificato alla Corte Suprema l’avvenuto pagamento di oltre 5 milioni di dollari. Tuttavia, in un inatteso sviluppo, de Moraes ha dichiarato che la somma è stata versata su un conto errato, rinviando così la decisione sulla riattivazione di X.
Nonostante le immediate smentite da parte di X, che ha negato qualsiasi errore nel pagamento e sollecitato la pronta riattivazione del servizio, il tribunale non ha ancora dato il suo benestare.
Ma la vicenda non si esaurirà con la risoluzione di questo disguido finanziario: una volta chiarita la questione del pagamento, sarà comunque necessario attendere il parere del procuratore generale brasiliano sul caso.
A questo punto non resta prendere i popcorn e vedere come andrà a finire il prossimo episodio di questo duello tra il gigante tech e la giustizia brasiliana.


