Il Brasile multa Elon Musk per aver eluso il divieto su X

by | 20 Set 2024 | Politica, Legal

Tempo di lettura: 2 minuti

Elon Musk e la sua piattaforma X sono al centro di un nuovo scontro legale con la Corte Suprema brasiliana.

Il tribunale ha infatti imposto una multa di quasi un milione di dollari al giorno per il mancato rispetto del divieto di accesso a X, dopo che Musk è stato accusato di aver aggirato il blocco imposto dalle autorità.

La Corte Suprema aveva stabilito il divieto il 30 agosto, dopo che X non era riuscita a bloccare account accusati di diffondere disinformazione e incitamento all’odio, e non aveva nominato un direttore legale nel Paese, un requisito previsto dalla legge brasiliana. A peggiorare la situazione, ora Musk ha cambiato il provider, permettendo a parte degli utenti brasiliani di accedere temporaneamente alla piattaforma.

A sostenerlo è il ben noto giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, nella cui sentenza ha scritto che X, sotto il controllo diretto di Musk, “intende nuovamente mancare di rispetto al sistema giudiziario brasiliano”. Ha quindi ordinato una multa giornaliera di circa 921.000 dollari finché l’accesso alla piattaforma non verrà completamente bloccato.

Musk ha risposto affermando che il cambio di fornitore è stato dovuto alla chiusura degli uffici in Brasile, definendo il ripristino del servizio come “involontario e temporaneo”.

Il conflitto tra Musk e il sistema giudiziario brasiliano si inserisce in un contesto più ampio di dibattito sulla regolamentazione dei social media in Brasile, in particolare dopo gli attacchi violenti al Congresso e alla Corte Suprema del gennaio 2023, seguiti alla diffusione di accuse di brogli elettorali promosse dai sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro.

Luiz Inácio Lula da Silva, l’attuale presidente brasiliano, ha difeso il divieto su X, vedendolo come un passo necessario per proteggere la democrazia. Musk, Bolsonaro e gran parte della destra brasiliana hanno duramente contestato la decisione, evidenziando che molti degli account presi di mira dalla Corte Suprema appartengono a politici e imprenditori conservatori.

Hanno così accusato il tribunale di censura, sostenendo che il presidente da Silva abbia influenzato i giudici per silenziare le voci conservatrici in vista delle imminenti elezioni locali. La battaglia legale dunque prosegue, con le autorità brasiliane e nuovo il fornitore di servizi, Cloudflare, alla ricerca di soluzioni tecniche per bloccare definitivamente l’accesso alla piattaforma.

Secondo Abrint, un’associazione di categoria per i fornitori di Internet brasiliani, col cambio di provider X avrebbe iniziato a utilizzare indirizzi IP dinamici che cambiano continuamente, rendendo più difficile bloccarli rispetto a un singolo indirizzo IP statico. Questi IP sono peraltro condivisi con altre aziende, tra cui grandi banche e settori del governo brasiliano, complicando il blocco senza influenzare altri servizi essenziali nel Paese.

Intanto l’opinione pubblica brasiliana (ma non solo) è divisa tra chi difende la libertà di espressione e chi vede nella censura un atto necessario per fermare la disinformazione.

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