Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha intentato una causa contro TikTok e la sua società madre, ByteDance, accusandoli di gravi violazioni della privacy dei minori. L’azione legale, supportata dalla Federal Trade Commission (FTC), mira a porre fine “alle invasioni illegali su larga scala della privacy dei bambini da parte di TikTok”.
Secondo le accuse, TikTok avrebbe consapevolmente permesso a milioni di utenti sotto i 13 anni di creare account e condividere contenuti sulla piattaforma, raccogliendo e conservando le loro informazioni personali senza il consenso dei genitori.
Questa pratica violerebbe il Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA), una legge federale che tutela la privacy online dei minori e che, a questo punto, ci domandiamo se trovi applicazione anche per i social network statunitensi.
La presidente della FTC, Lina Khan, ha dichiarato: “TikTok ha ripetutamente messo a rischio la sicurezza di milioni di bambini in tutto il paese”. L’agenzia chiede sanzioni che potrebbero arrivare a oltre 51.000 dollari per ogni singola violazione giornaliera. Lasciamo a voi fare i calcoli di quanti miliardi di dollari ciò possa significare, considerando che TikTok vanta circa 170 milioni di utenti negli Stati Uniti.
Questa causa rappresenta l’ultimo capitolo di una serie di azioni intraprese dal governo USA contro TikTok, la più famosa delle quali è il celebre “TikTok ban“, motivate da preoccupazioni sulla sicurezza nazionale e sulla gestione dei dati degli utenti americani da parte dell’azienda cinese.
Il social network cinese non ha ancora rilasciato commenti sulla nuova azione legale. Segnaliamo però che l’azienda ha collaborato con la FTC per oltre un anno proprio per affrontare le preoccupazioni sollevate con questa azione legale.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente attenzione alla tutela dei minori online. Il Senato USA ha recentemente approvato un disegno di legge che, se convertito in legge, estenderebbe il COPPA agli adolescenti fino ai 17 anni.
A tal proposito, ricordiamo che la maggior parte degli stati americani permette ai giovani di ottenere una patente provvisoria tra i 14 e i 16 anni, attività potenzialmente ben più rischiosa (anche per gli altri) della registrazione a un social network. E senza voler sembrare cinici, siamo sicuri che qualcuno avrà pensato che un’innalzamento di 3 anni delle leggi attualmente vigenti, a 51mila dollari d multa al giorno per utente, devono essere una cifra piuttosto appetibile per gli esangui bilanci federali.
Mentre il dibattito sulla sicurezza dei dati e la tutela dei minori online continua, questa causa potrebbe segnare un importante precedente nel panorama dei social media e nella regolamentazione delle piattaforme digitali.


